La memoria forte di Trento e il suo panorama urbano

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Trento, 28 luglio 2020. - di Casimira Grandi*

Ogni estate puntualmente come il solleone arrivano le grandi manovre della politica locale, senza nulla risparmiare, ma privilegiando le proposte più visibili come quelle infrastrutturali o edificiali.

La crisi che stiamo vivendo ci ha smarriti, ha messo in crisi la nostra identità culturale e civile, svalorizzando il senso profondo dell'appartenenza identitaria al luogo di vita. Abbiamo bisogno di recuperare l'etica della memoria per recepire il valore della storia, coltivando la memoria critica, anche attraverso quella che Nietzsche ha definito "memoria monumentale".

L'interesse per il passato urbano di Trento ha proposto diversi progetti di riuso -più o meno coerente-, recentemente sulla stampa è riapparso pure l'emblematico ex carcere asburgico di via Pilati, definito dagli esperti del settore "nobile esempio di architettura austro-ungarica": attribuendogli così un ruolo che supera i confini cittadini. L'ansia di modernizzare il centro storico di Trento aveva fatto ipotizzare a qualcuno la sua demolizione, già considerata da Mina Gregori " un caso nazionale di cattiva gestione dei beni pubblici [...] di rilievo particolare nella prospettiva europea rivolta a valorizzare le manifestazioni significative che nel tempo hanno contribuito a creare quei legami tra i vari paesi che costituiscono l'unità culturale e di immagine dell'Europa" (M. Gregori, La crisi della società aperta, datt., 2011).

Nihil sub sole novum, soprattutto in un panorama sovente discordante dal contesto, in cui sono oggi visibili profonde discrasie nel suo tessuto urbano di città romana sulla Claudia Augusta, in cui il "fiume negato" nell'Ottocento delle ferrovie ha certamente indotto lo sviluppo della città oltre le mura, razionalmente impostato dal podestà Paolo Oss Mazzurana e dall'ingegnere civico Annibale Apollonio. A posteriori, però, dovremmo valutare che " Con la perdita del paesaggio si perde anche l'Identità della sua gente" (https://conipiediperterra.it/cultura/con-la-perdita-del-paesaggio-si-perde-anche-lidentita-della-sua-gente-15991 ).

*docente di Storia sociale contemporanea Università di Trento

(nella foto l'entrata del vecchio carcere di Trento)La memoria forte di Trento e il suo panorama urbano