Erdogan e l’occidente

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Trento, 29 luglio 2020. – di Roberto Corcione

Possiamo riferirci alla Turchia come ad una nazione arrivata fino a noi da Mustafa Kemal Ataturk, padre del laicismo turco? Ovvero se ci recassimo in Turchia e magari in profondità nel territorio, avremmo la sensazione di essere in occidente? Ritroveremmo delle consuetudini e degli usi propri del mondo occidentale?

Bene, forse no ed in realtà la Turchia con ogni evidenza non è mai stata realmente occidentale...

Erdogan ha forse liberato un mai sopito sentimento islamico che permea da sempre la vita in quel paese almeno al 60 %.

Certo ha dovuto barcamenarsi tra enormi pressioni interne molto inclini al fondamentalismo ed ha scelto!
Appunto un chiaro segnale viene dato all'occidente (dal quale ha avuto tra l'altro molti soldini sotto il ricatto dell'accoglienza ai profughi) ha scelto di rendere Santa Sofia (baluardo cristiano in oriente conquistato dai crociati anche con metodi brutali si ma pur sempre con operazioni canoniche per l'epoca) una moschea e che moschea!
Ha scelto, mostrando ciò che realmente è il buon Erdogan, privilegiandosi di leggere il corano nella giornata di riapertura di Santa Sofia al mondo islamico praticante, pur dando ampie rassicurazioni sulla possibilità di visitare La moschea fuori dagli orari di culto.

Bisogna precisare che nel mondo islamico la preghiera viene effettuata cinque volte al giorno ed in periodo di Ramadan non e' consentito ad alcuno di visitare gli impianti di preghiera.
Ciò detto va un attimo ripensato anche il ruolo della Turchia nell'ambito della Nato.

Vuoi vedere che ora i Russi diventano amici contro un nemico comune e molto più insidioso del comunismo storico?
Ho assistito alla disamina sulla questione "Santa Sofia" di uno storico di rango (del quale taccio ovviamente il nome) che ha avuto la capacità di dire tutto ed il contrario di tutto, recitando un 'analisi patetica sulla capacità di Erdogan di mantenere improbabili equilibri con le varie correnti radicali interne alla Turchia , pur considerando sempre l'irrinunciabile laicità della stessa Turchia .

Ebbene questa miopia più o meno voluta, da chi in occidente è deputato a prendere misure idonee a fronteggiare situazioni sempre più ad alto attrito, lascia intravedere l'inerzia dell'occidente stesso di fronte ad una recrudescenza religiosa oltranzista sia che si tratti di cristianesimo che di ebraismo ed infine di islamismo.
Una simile miscellanea non potrà che dividere ulteriormente e rallentare un ipotetico processo di modernizzazione delle regioni geografiche del pianeta spingendole alla collisione, in particolare tra mondo cristiano e mondo musulmano (sempre più intollerante e sempre più povero).

Insomma la deriva c'è e va affrontata se non altro per un principio di reciprocità, evitando di spostare un problema sempre più grande ed articolando prospettive congrue dal punto di vista geopolitico.

Non è il caso di essere troppo disponibili ed accoglienti, Erdogan lo ha ampiamente dimostrato e ci ha detto a chiare lettere chi è ed anche dove vuole andare, non appare molto difficile immaginare l' "End State Turco". Forse è il momento di agire in ambito diplomatico con azioni congrue, Europa e Stati Uniti devono ritrovare linguaggi diplomatici comuni, la posta in gioco è troppo alta.

Erdogan e l’occidente