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Il «rosso» che spaventa

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Trento, 4 agosto 2020. - di Giannantonio Radice

Gentile Direttore (Paolo Mantovan), il suo editoriale del 1 agosto descrive in modo, ritengo obiettivo, una realtà sottolineandone le gravi lacune e contraddizioni di una comunità politica deficitaria e piena di controsensi. Mi permetta però di non condividere il punto di partenza.

Lei è troppo "uomo di mondo" per non cogliere nella espressione "lotterò contro le bandiere rosse" un modo per colpire in modo incisivo la fantasia del futuro elettore; sono le medesime banalità, ma di effetto, che il popolo di sinistra, direi in maniera molto più continuativa e petulante, usa nel paventare l'imminente ritorno-invasione fascista ogni qualvolta posizioni, comportamenti e iniziative non risultano gradite ma producono positivo effetto politico per la parte avversa, o quando l'etichetta di "razzista" investe qualsiasi giudizio che coinvolga determinate categorie, impallinando ogni argomento articolato in modo diverso.

La sua analisi, come ripeto condivisibile, trascura, anzi non prende nemmeno in considerazione, quella che rappresenta il vero pericolo che riserva l'attuale Sinistra.

Che la visione di Società debba essere il patrimonio di culture diverse e si riproponga in schieramenti avversi è assolutamente necessario per formare uno Stato, una Regione, un Comune all'insegna della più "Alta" Democrazia, ma il tollerare, in nome della conquista del potere, metodi illegali, iniqui e infami quali quelli consumati nei confronti di Silvio Berlusconi per togliere di mezzo uno scomodo nemico per l'incapacità di eliminarlo per via democratica, crea non solo apprensione ma sicuramente fondati sospetti. È l'accondiscendenza a un tipo di mentalità che fa trasecolare e impaurire.

Questo rappresenta oggi "il pericolo Rosso", pericolo alimentato dal silenzio continuo e colpevole del popolo di Sinistra, dei suoi uomini politici e di quasi tutti i giornali e TV che non fanno certo onore alla qualità di "indipendenza " che sempre vantano, tutti colpevolmente incapaci di un benché minimo pentimento, di una parola di scusa per aver favorito direttamente e indirettamente il consumarsi di un vero "delitto politico".

Questa è vicenda che non leggiamo sui libri di storia, peraltro colmi di analoghi casi anche cruenti e che non ci toccano più di tanto in quanto lontani nel tempo, ma di fatti recenti che ci fanno male, ci bruciano in continuazione e che hanno cambiato la Storia d'Italia.

Non riesco ad accettare una obiezione che non tenga conto di quanto espresso in quanto non applicabile a elezioni Comunali perché sulla scheda elettorale appariranno, per la loro approvazione, i simboli di quei partiti che sono stati complici.

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Caro Radice, Trentino Libero pubblica la Tua lettera al Direttore di Trentino che lo scorso 1 agosto aveva titolato il suo editoriale "Chi vede le bandiere rosse?". E' una forzatura, me ne rendo conto, perché, nel caso, il rapprto è tra chi scrive e chi commenta. Tuttavia, dal momento che hai inviato a Trentino Libero copia della Tua replica  a Mantovan, mi hai chiamato direttamente in causa, mi hai tirato - come si usa dire - per i capelli. Non condivido il "lavoro" di Mantovan. In definitiva, il suo è una rielaborazione in chiave attuale della vecchia pratica propagnadista degli "opposti estremisti" con una spiccata simpatia, quasi nostalgica dei miti  della sinistra. Difatti, mentre considera di bassa lega propagandistica il messaggio  anticomunista di Merler, usandolo come titolo " Chi vede le bandiere rosse?", nei confronti della sinistra lancia l'accusa di mancato protagonismo se non di tradimento delle sue parole d'ordine, tacendo, tuttavia, della becera e martellante propoganda della sinistra  che vede molto prossimo il pericolo di un fascismo risorgente e di razzismo. Inoltre, Mantovan  omette di di denunciare che la classe dirigente, nelle sue varie articolazioni, attraversa una crisi profonda quasi irreversibile: basti pensare alla corruzione generalizzata e dilagante a partire dai vertici della magistratura (scandalo Palamara) fino alla trasformazione di una casernma dei Carabinieri a centrale malavitosa. Tutto ciò esula, solo in senso stretto, dalla campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e l'elezione del sindaco di Trento, anche se la nostra città convive con quel contesto di malaffare. Infine Mantovan non dice  che Trento è governata dal centrosinistra dalla metà degli anni 60, cioè oltre mezzo secolo!  Non sarà la funivia del Bondone a risolvere i suoi problemi. Claudio Taverna

 

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