Movida e degrado: opportune distinzioni

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Trento, 11 settembre 2020. - di Francesco Agnoli

Il grande storico Leo Moulin racconta nei suoi libri la vita degli studenti universitari del medioevo: allora vagantes, ben più di oggi. Veniamo così a sapere che anche 800 anni fa gli universitari turbavano spesso la quiete notturna con canti, schiamazzi, risse e quant'altro. "In taberna quando sumus...": conosciamo tutti questi versi goliardici che ricordano l'atmosfera del tempo.

Qualche volta i locali prendevano i bastoni e pestavano qualche malcapitato. Qualche volta succedeva che gli studenti, maltrattati, decidessero di lasciare la città poco "accogliente" e se ne andassero, per fondare un'altra università (allora infatti le università erano corporazioni di studenti oltre che di professori). In tal caso la città diventava più quieta, tranquilla, ma anche più povera e smorta.

E molti rimpiangevano il tempo passato... Tanto che il Comune di Bologna, per fare un esempio, conoscendo l'indotto generato dallo Studio bolognese (mercato degli affitti, commerci, servizi di trasporto in carretto...) "offriva ponti d'oro a maestri e discepoli" e invitava i primi a giurare fedeltà alla città.

Questa introduzione per parlare di un problema cittadino che come "Si può fare!" ci sta a cuore: la vita universitaria. Nella nostra città vengono tanti giovani anche da altre città. La loro presenza porta vitalità, denaro... e qualche piccolo problema.

Il fatto è che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: l'amministrazione Pd che ha guidato sino ad oggi la città, ha tollerato il degrado in tutte le sue forme (spaccio, sporcizia, zone del centro trasformate in pisciatoi...), ma ha utilizzato spesso il pugno duro, vuoi per scelta, vuoi per mancanza di fantasia, con gli studenti.
Il degrado di Trento, in altre parole, esiste, ed è evidente, ma non è dovuto a quel po' di movida che c'è: anzi, un po' di vita universitaria, se ben gestita, può rendere il centro non solo più vivo, ma anche più sicuro, abitabile.

Certamente ci sono da considerare anche le esigenze degli abitanti, senza ignorare quelle degli studenti. Per scendere nel concreto si potrebbe almeno prevedere:
- estensione dei permessi per la musica (autorizzata) all'interno di bar e locali, anche per evitare che gruppi anarchicamente autogestiti, che se ne infischiano delle regole e dell'inquinamento acustico, continuino ad organizzare aperitivi senza permesso, protraendoli sino a tarda notte, senza alcun controllo da parte del sindaco e della polizia locale (che probabilmente riceve ordini precisi in tal senso);
- estensione dei mezzi pubblici sino a tardi, quantomeno sulle tratte urbane;
-concessione, una volta risolto il problema Covid, di permessi straordinari in parchi e piazze per eventi aggregativi.

Questi sono solo alcuni dei suggerimenti possibili: siamo certi che un po' di elasticità e di desiderio di andare incontro ad esigenze comprensibili, permetterebbero di lavorare alle società e alle organizzazioni di eventi in modo legale, sottraendo spazi a chi, per evitare lacci stretti, finisce per agire nella più completa illegalità.

Movida e degrado: opportune distinzioni