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Ma la vogliamo finire con questa pagliacciata del "silenzio elettorale"

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Monselice, 21 settembre 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Ci sono tre leggi dello Stato che ancora mantengono in piedi questo teatrino di "diligente ipocrisia" tra i più che, puntualmente, votano e non se ne infischiano, come altri, sbagliando, a starsene stravaccati sul divano. Il voto è pur sempre un diritto-dovere e va onorato quando viene richiesto a tutti, non fosse altro che rappresenta l'espletamento di un dovere civico e costituzionale.

Dicevo che tre leggi hanno normato il cosiddetto silenzio nei due giorni delle votazioni: nel 1956, la prima, nel 1975 la seconda e nel 1985 la terza ed ultima. Fin da subito l'idea dei legislatori era semplice: dare al cittadino il tempo per sedimentare le proposte che le campagne elettorali avevano strombazzato da tempo, da mesi e quindi, con tutta comodità saper scegliere, appunto, nel più totale silenzio, da soli. In questi tre rinnovi che ho citato in cui il legislatore ha reiterato, semplicemente, un comportamento da osservare, nell'arco, diciamo, di un trentennio, cosa facevano i bravi cittadini, consapevoli dell'adempimento a cui venivano chiamati?

Si recavano per informarsi meglio, per avere le idee più chiare, o presso le sezioni di partito, oppure partecipavano ai comizi di piazza, oppure ancora andavano, vanno tutt'ora, a vedere i cartelloni dove, con tanta cura, i Comuni d'Italia continuano ad allestire e sono di un obbrobrio pauroso, perché sono sempre gli stessi, da quando una sempre legge del 1956, mai abrogata, li mantiene così come sono, grigi, brutti, rispettando un'antica consuetudine, di andare a vedere un riempimento di affissioni che, mano mano che si arriva al giorno prima di votare diventano una bolgia, da quanti sono, nonostante il divieto di doverli sovrapporre l'uno sull'altro. Ma l'Italia è anche così e se non manifesta un'esposizione euforica con vistosi manifesti di gente che per lo più risulta ultra sconosciuta, dopo 35 anni dall'ultima legge del 1985, lo fa con i "social".

L'era di questi ausili telematici fanno letteralmente scoppiare i cellulari di milioni di persone e la fantasia non pone assolutamente nessun limite a continuare a fare imperterrito propaganda elettorale, tra video, l'amico che ti racconta la filastrocca su whatsapp, o che ha allestito un gazebo o ti manda il solito "inviato" per attendere conferme come lui vorrebbe che ti esprimessi. C'è poi da dire che, come allora, ai tempi di quelle date che ho citato, chi non è stato mai rincorso fin sulla porta del seggio o dentro un bar, da un rappresentante di lista che con maestria t'infila il santino o ti sussurra all'orecchio il nome del candidato da indicare sulla scheda?

Chi nega queste cose, indipendentemente da quale sia la sua parte politica, nega la realtà. E noi siamo ancora qui a farci problemi se ad urne aperte non ci sia proprio nessuno che a gran voce, apposta, esprima la propria opinione, giusto per vedere almeno che faccia fanno chi si prende cura per andare a votare? "Ma per piacere" diceva Antonio De Curtis, il grande Totó...! Dobbiamo essere seri e quindi superare quantomeno un equivoco che da tempo è semplicemente diventato una farsa: Io vedo due strade: la prima, totalmente anacronistica, che dovrebbe essere quella di un accordo tra i vari leader di partito per rendere davvero reale il silenzio elettorale, adesso sui canali social, evitando di mettersi in mostra come fanno su Twitter, su whatsapp, su Instagram, Facebook, eccetera e pertanto richiamarsi alla madrina di tutte le battaglie sul silenzio elettorale della legge del 4 aprile1956, n. 212.

La seconda sarebbe quella di abrogare una volta per tutte questa norma che ha davvero fatto il suo tempo. I cittadini saranno più che certi poiché è da anni che vivono campagne elettorali ininterrotte e sapranno farsene una ragione. Del resto con i social tutti sono stati trasformati dalla nuova rete di comunicazione martellante e persino ossessiva in veri e propri robot che meccanicamente, seduti su una comoda poltrona di casa, o per la strada, o in un ristorante, in macchina, oppure a letto, non possono fare a meno di "informarsi" in questa maniera, naturalmente, se i giornali o il massacro mediatico televisivo non bastasse. È così: è l'epoca del terzo millennio, con l'età del tutto digitale. I santini hanno perso la loro consuetudine di riceverli pure nelle cassettiere della posta, in strada o negli ingressi dei condomini.

Comunque, diciamocela ancora: se proprio un elettore ha bisogno di silenzio per decidere per chi votare, basta spegnere la televisione, non ascoltare la radio, ma soprattutto non usare lo smartphone per andare sui social. Li ignora e usa il cellulare per telefonare e basta. Non è poi così difficile.

Ma la vogliamo finire con questa pagliacciata del

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