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Le infiltrazioni della ‘ndrangheta calabrese in Trentino

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Le attività della Procura regionale della Corte dei conti del Trentino-Alto Adige. Intervista al dottor Marco Valerio Pozzato, procuratore regionale della C.d.C

Trento, 25 ottobre 2020. - Redazione*

Pubblichiamo l'intervista che il dottor Marcovalerio Pozzato, procuratore regionale della Corte dei Conti, ha rilasciato quest'oggi all'Agenzia stampa Opinione.

D. È recente la notizia che il Trentino non può certo considerarsi "isola felice" nel contesto nazionale, essendo emerse rilevanti infiltrazioni della criminalità organizzata, con specifico riferimento alla 'ndrangheta calabrese e alle sue illecite attività nel settore del porfido. La Procura della Corte dei conti ha avuto modo di confrontarsi con tali fenomeni criminali nello svolgimento delle proprie indagini?

R. Ho preso piena e diretta coscienza di tali problematiche sin dal marzo 2017 (a circa cinque mesi dal mio insediamento a Trento). Voglio ricordare di avere aperto una serie di fascicoli istruttori proprio con riferimento al danno erariale derivante dai mancati controlli delle Amministrazioni comunali sugli adempimenti dei concessionari delle cave di porfido e dalle proroghe delle concessioni. A inizio 2017 sono state prese in carico dalla Procura della Corte dei conti alcune denunce in tal senso; gli esponenti, dei quali taccio il nome per evidenti ragioni di riservatezza, avevano evidenziato numerose irregolarità da parte di Amministrazioni comunali che, infiltrate o intimidite, avevano sostanzialmente omesso di adempiere ai propri obblighi. Fu in quel momento, e cioè nel marzo 2017, che il Segretario comunale di Lona-Lases e di Albiano pose in luce -aveva già esaurientemente relazionato in sede di Commissione parlamentare Antimafia- una serie di elementi di interesse di questa Procura, la quale intendeva approfondire le disfunzioni amministrative con riferimento alla vicenda "Marmirolo Porfidi" e ai fratelli Muto. In tale occasione questa Procura si è trovata pienamente di fronte a fenomeni di criminalità organizzata ('ndrangheta) che avevano pesantemente condizionato la Pubblica Amministrazione.

D. Può essere più preciso? Come si è orientata l'attività conoscitiva da parte della Procura della Corte dei conti?

R. Certamente. Voglio anzitutto premettere che, in sé e per sé, le infiltrazioni criminali 'ndranghetiste interessano questa Procura nella misura in cui determinino, direttamente, un danno erariale, ossia una perdita economica concreta e specifica della Pubblica Amministrazione. La mia sorpresa (parliamo del marzo 2017) derivava dal fatto che la mia posizione di partenza concerneva vistose distorsioni del sistema concessorio delle cave di porfido (in un particolarissimo contesto dettato dalla speciale normativa provinciale, che appare confliggente con i princìpi dettati dall'Unione Europea), senza immaginare che queste ultime rappresentavano solo uno degli aspetti patologici della relazione fra alcuni Amministratori locali e rappresentanti della criminalità organizzata. In quel contesto, rammento, il Segretario comunale in questione chiarì che l'aspetto delle irregolari proroghe delle concessioni era in realtà un fenomeno "minore" della malagestio delle cave di porfido: il punto centrale, da cui partire, era infatti rappresentato dalle false dichiarazioni concernenti l'estrazione mineraria. L'intimidazione criminale, che aveva già prodotto serie distorsioni per quanto riguarda la prestazione dei cavatori e il mercato del lavoro in generale, aveva organizzato un sistema di false dichiarazioni in ordine ai materiali estratti (con riferimento all'unità di misura che nella specie è il metro cubo). Le false dichiarazioni circa il reale estratto, di conseguenza, producevano un gravissimo danno per le pubbliche finanze, per effetto: - delle conseguenti minori entrate tributarie; - del conseguente minore valore dell'importo posto a base del costo della concessione (basato sui valori dell'estratto).

D. Cosa ha impedito alla Procura della Corte dei conti di avviare azioni di responsabilità nei confronti degli Amministratori pubblici cui vanno ascritte omissioni nei controlli di competenza?

R. La difficoltà nella prova del danno erariale. Sebbene vi sia un evidente quadro indiziario a carico di molteplici Amministratori comunali, corroborato da denunce di diversi soggetti, desidero evidenziare che il "cuore" del problema consiste nel quantificare i diversi volumi di estrazione (rispetto al dichiarato) da parte di alcuni concessionari. Ottenuta la prova della falsa dichiarazione dei concessionari occorre inoltre rapportare tale elemento alla grave violazione di obblighi di servizio da parte dei soggetti preposti alla vigilanza e al controllo delle operazioni legate alla concessione, con specifico riferimento ad Amministratori locali le cui attività sono state sviate dalla criminalità organizzata. In parole povere, è molto difficile dimostrare -ma non impossibile- che il peso dei materiali "nobili" è molto superiore (occorre ovviamente provare e dare specifici riferimenti nel peso del porfido) a quello dichiarato dai concessionari.

D. Gli esiti dell'operazione "Porfido" potranno determinare azioni di responsabilità promosse dalla Corte dei conti?

R. Me lo auguro vivamente. Come noto, la Procura della Repubblica di Trento e la Procura della Corte dei conti di Trento sono vincolate da un formale Protocollo di cooperazione, che sinora ha prodotto eccellenti risultati. Ho ritenuto, in questo caso, che la delicatezza delle indagini penali implichi che non vi debba essere alcun rallentamento per effetto di contemporanee iniziative della Procura da me diretta. D. Ritiene di poter lanciare un messaggio di ottimismo? Assolutamente si. E' venuta in piena luce, purtroppo, l'illusione dell' "isola felice" del Trentino. Altri -vorrei riallacciarmi alle bellissime parole dell'Arcivescovo di Trento, don Lauro Tisi- hanno evidenziato come prendere coscienza di un problema significa iniziare a risolverlo. Cullarsi (come già rilevato, da rappresentanti di qualche Osservatorio pubblico) nell'autocelebrazione del "tutto bene in Trentino" significa porre le premesse per un ulteriore radicamento del Male, cioè, nella specie, della criminalità organizzata di importazione calabrese. A ciò voglio aggiungere che gli esiti delle indagini giudiziarie sono certamente destinati a infliggere un duro colpo (spero mortale) a organizzazioni di soggetti intenzionati a corrompere un sistema - quello trentino- improntato all'onestà, alla semplicità e alla laboriosità.

da "Opinione"

(nella foto Marcovalerio Pozzato)

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