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Lo sport giovanile è all'angolo

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Trento, 27 ottobre 2020. – di Matteo Iori*

Non è cosa nuova, purtroppo, per chi vive in questo ambiente ma ogni giorno ne abbiamo la conferma, lo sport giovanile è messo in un angolo della società.

La riprova più recente di ciò è il nuovo Dpcm con il quale, in estrema sintesi, lo sport giovanile organizzato viene ridotto al lumicino, quasi completamente fermato.

La prima riflessione che mi pongo è la seguente: ma lo sapete vero che i bambini fermi in casa non ci possono (e devono) stare? Lo sapete che se togliete loro gli allenamenti, le partite, il ritrovo con gli amici allo stadio, al campo, dove possono fare dello sport in totale sicurezza, loro, mossi dalla grande passione per il loro sport, troveranno altri modi per stare assieme e giocare il loro sport?

E lo faranno in ogni modo, nei garage, nei parchi, per strada, ma questa volta... non controllati, senza quella tutela della loro salute garantita dalle società sportive.
Ma questo, dicevo, è solo l'ultimo esempio di come la società attuale non riesca a lasciare lo spazio, o meglio, ad integrare nella vita quotidiana dei giovani, lo sport.
Faccio ora l'esempio che, per me, è il più eclatante.

Oggigiorno gli studi scientifici dimostrano chiaramente che per raggiungere la prestazione sportiva di alto livello, ma anche semplicemente per un miglior sviluppo delle abilità e capacità motorie, è consigliato approcciarsi allo sport in via multidisciplinare; in parole povere, più sport vengono praticati in età infantile, più capacità e abilità vengono sviluppate, più i risultati e le prestazioni raggiunte saranno di alto livello.

Bene, facciamo fare più sport ai nostri giovani, verrebbe da dire, sarebbe la cosa più logica.

La logica, appunto, perché, da addetto ai lavori, vedo quotidianamente quanto difficile sia trovare due (e dico due, di numero) pomeriggi liberi nei quali "incastrare" gli allenamenti di uno solo sport... impensabile, quasi, agende giornaliere (dei bambini!) alla mano, pensare che un bambino possa pensare di praticare più di due, e siamo già al limite, sport.
E quindi? Come fare? Dove stanno i problemi?

Chiaramente il fattore culturale è determinante; fintanto che lo sviluppo dei nostri giovani viene pensato a comparti stagni e non con una visione integrata, non trovo vie d'uscita. Oggi la scuola "cerca" di lasciare degli spazi allo sport, ma questo è il ragionamento sbagliato, alla base. Lo sport deve essere parte della crescita umana e fisica dei nostri giovani, come lo è la scuola, la musica e qualsiasi altra attività che possa far crescere una persona in maniera completa.

I risultati lo dimostrano (Scandinavia docet): laddove lo sport viene ritenuto importante quanto la scuola e quindi, quanto la scuola integrato nel sistema di crescita personale, si potrà lavorare sulla multidisciplinarietà e raggiungere il risultato più importante: non vedere più Dpcm che mettono all'angolo lo sport, non vedere più lo sport trattato come elemento "non necessario".

Ci si arriverà in ritardo (come al solito), piano piano probabilmente, ma ci si arriverà, spero, a capire l'importanza dello sport, della multidisciplinarietà; io, dal canto mio, mi impegnerò per questo nella mia cara Val di Fassa, che spero potrà diventare un fiore all'occhiello in questo difficile mondo dello sviluppo sportivo (ed umano) dei nostri giovani.

*già Assessore allo Sport e alle Politiche Giovanili Comun general de Fascia

(nella foto Matteo Iori)

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