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E' importante il Santo Natale o il Babbo Natale?

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Monselice, 20 novembre 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Si avvicina l'appuntamento più laico che religioso, della Natività. Gesù nasce a Betlemme e, nell'immaginazione che da duemila anni ci è stata riportata, il Nazzareno si trova in una culla, collocata in un giaciglio di paglia, con attorno Giuseppe e Maria.

C'erano certo i doni, per rispetto di quel bambino che era nato. Il valore del Natale, nella cultura della Cristianità è un valore di Fede religiosa, in tutto il mondo. Fatta questa premessa il Natale rappresenta pace, fratellanza, solidarietà, misericordia, carità e speranza.

Ho, sicuramente, saltato qualche altro importante significato; comunque di almeno cinque sostantivi che ho elencato forse nemmeno uno, puntualmente, verrà sentito da parte della comunità nazionale ed internazionale, in tempi di Coronavirus. Faccio molta fatica a pensare che la gente pensi al Natale, per fare la carità, o per essere solidali l'uno con l'altro, oppure avere un atteggiamento di misericordia e di fratellanza.

Tutto questo non farà parte del Natale, salvo per pochi, pochissimi, che non mi meraviglierei se venissero reputati, pure, incompresi ed insulsi, ma solo per ignoranza, non per altro! La festa del Natale è più pagana che di richiamo a certi valori sulla benevolenza. In guerra, il Natale durava, non sempre, un momento di tregua tra i nemici, fra cui ci furono episodi dove per lo spazio di qualche ora, addirittura, di colpo, non erano più nemici e quasi, quasi sentivano il richiamo di abbracciarsi. Erano momenti in cui quei militari scrivevano una pagina di storia nel sollevamento dell'animo, nel mezzo di una tragedia immane.

Ci sono stati altri momenti in cui il Natale era improntato nella sobrietà più profonda e senza andare ad elencare certi episodi dove sempre soldati si trovarono in restrizioni totali della loro libertà perché rinchiusi in campi di prigionia, ci fu, poi, il Natale libero, ma tra le macerie delle città completamente distrutte dai bombardamenti, con lo scambio di qualche cosa da mangiare o qualche indumento.

Da una sessantina d'anni il Natale si corona in delizia a ciò che è legato ad altri significati: beni alimentari, consumo di cibi, uniti a banchetti sempre più luculliani e volutamente festosi o chiassosi, tra botti, fuochi d'artificio, in attesa di quelli finali di conclusione dell'anno. Il consumismo è il simbolo del potere che riporta l'appuntamento del Natale, senz'altro, al progresso, sempre più esasperato, dove un'economia deve girare per dimostrare che la gente di soldi ne ha da spenderli, salvo chi viene ricordato, solo in determinate ricorrenze, in una tavola calda allestita per l'occasione, perché povero.

Per carità, passi questo sistema, è "giusto" che sia anche così, ma poi possono giungere dei momenti difficili o tornare periodi in cui sarebbe più corretto mantenere profili bassi, insieme ai toni e quindi non attendere il Natale come un'invocazione a spostare un problema se questo c'è e resta e non si può rimuovere, solo perché arriva questo "benedetto"Natale, le feste, il Capodanno o altro. Mi sono scordato dell'Epifania. Siamo stati abituati da tante generazioni a viverlo così, in un clima di festa, non di un giorno, ma di una quindicina, più o meno, tra vacanze, gite, festeggiamenti continuativi, pranzi o cene infinite e naturalmente scambio di doni, regali, per tradizione. Vanno bene, forse, uno scambio di regali, se mossi da sentimenti di affetto o di amicizia, purché siano contenuti però, quest'anno e chissà: forse anche il prossimo anno?

C'è un virus che lo hanno chiamato Covid-19 e da un anno all'incirca sta infettando il mondo, miete vittime; sono, intanto, più di 1 milione nel Pianeta Terra e si diffonde in un men che meno con contagi invisibili, riempiendo ospedali di malati, o se va bene, restando isolati in una stanza della propria abitazione, per il tempo che serve a guarire. Quanto ai nosocomi, dove sono, i buoni esiti dipendono dalle attrezzature e dalla disponibilità di chi deve provvedere alle cure, per cui diventa una fortuna, mentre è una tragedia dove non esistono. Questa epidemia, aggiungendosi ad altre problematiche sanitarie di chi si ammala, aggrava la sorte del soggetto e, da quanto ho capito, si può morire anche di solo Covid-19. C'è un nuovo, grande esercito che si sta formando ed allargando, spero, sempre più ed è quello dei medici, dei para medici e di altri ruoli dell'intero apparato della Sanità Pubblica. Sono come i contingenti militari in zone di operazioni nelle missioni internazionali che non si danno sosta.

Lavorano 24 ore su 24 interponendosi nei turni e tutto ciò avviene senza ipotizzare scadenze definitive, giorno per giorno e naturalmente anche quando arriverà Natale, la sua vigilia e così come il Capodanno e l'epifania. Trovo demenziale, puerile ed infantile continuare ad assorbire, purtroppo, una martellante comunicazione da parte dei media che, come un mantra, o come un tormentone di canzonette estive, continua a fare richiami su questo Natale, come se improvvisamente il virus dovesse sparire di colpo o passare in secondo piano. Sono persino indotto a pensare, maliziosamente, che per il famoso algoritmo, costituito da misteriosi 21 elementi di dati, qualcuno sia addirittura capace di rendere l'intera penisola italiana tutta gialla o verde ( speranza ) con un "bel liberi tutti", proprio per "santificare" alla più completa normalità l'arrivo dell'Avvento, magari con le prime ricorrenze dell'Immacolata o San Nicolò o Santa Lucia.

Mi auguro vivamente di sbagliarmi, ma se fosse così per accontentare ad "effetto placebo", come se si trattasse di un'esorcizzazione di un male che c'è, non va via, perché persiste, sarebbe un'azione da incoscienti ed irresponsabili che condizionerebbe chi si illude di resettare completamente il problema, un virus che poi se lo ritroverebbe ancora più rafforzato a gennaio, con conseguenze disastrose. Ecco perché confido che il buon senso richiami alla responsabilità da parte di chi, invece, valuti con coscienza e scrupolo l'applicazione di disposizioni che continuino a disciplinare chi sa già che questo giorno di festa dovrebbe viverlo diversamente da tutti gli altri.

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