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L'impegno delle operatrici socio-sanitarie

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Trento, 1 dicembre 2020. – di Gabriella Maffioletti*

Mi sono di recente incontrata con alcune OSS (ndr operatrici/tori socio-sanitari) che lavorano presso diverse strutture residenziali per anziani (RSA) in provincia di Trento. L'incontro, richiestomi dalle OSS stesse, mi ha permesso di farmi un'idea precisa delle condizioni di lavoro, oltreché psicologiche, di queste professioniste dell'assistenza.

La loro situazione va analizzata secondo prospettive sia di tipo psicologico (come, in maniera però negativa, ha sottolineato il Codacons nel suo esposto) sia di tipo tecnico (anche in riferimento al problema nuovo del Covid). Ogni RSA, secondo quanto riferiscono le lavoratrici, funziona come una piccola repubblica a sé stante, secondo regole che si rifanno e ai suggerimenti della PAT e a quanto segnala l'UPIPA.

Non è per niente piaciuto quanto sostenuto dal Codacons nel proprio esposto, che in merito alle misure antivirus adottate dalle singole Dirigenze delle RSA rispetto alle visite dei parenti stretti, ha parlato di case di riposo paragonadole a dei "lager". A partire da marzo 2020, queste dipendenti hanno dovuto modificare in maniera sostanziale il loro mdo di lavorare, adottando accorgimenti per rispetto della salute loro e altrui, specialmente per la fragilità dei pazienti, verso cui mostrano sempre grande coinvolgimento affettivo.

La durezza del lavoro svolto, combinata con il maggior carico imposto dalla pandemia, ha portato spesso le operatrici a situazione di vero 'burnout' , tanto che si è cercato di alleviare la situazione ponendo 1 lavoratore ogni 1,2 pazienti e non più ogni 2,3. Ma bisogna tener conto che in Provincia di Trento vi è 1 assistente ogni 120 pazienti in media. Mancano quindi risorse umane in pianta organica atte a svolgere carichi assistenziali davvero notevoli.

Le lavoratrici hanno sottolineato anche come sia mancata una adeguata formazione in merito alle nuove attrezzature di protezione, che spesso vanno portate per ore in turni interminabili, perché il Covid ha visto annullate ferie e riposi, con creazione di ulteriore stress. Inoltre, non di rado si ha paura che anche banali pause in bagno possano portare a contagi, e accade anche che anche nella vita privata le OSS trascinino quanto di problematico vivono sul lavoro.

In ultimo, va detto che a causa del Covid, sono stati bloccati i nuovi ingressi in RSA, e questo ha fatto sì che siano anche mancate numerose assunzioni, che avrebbero dato respiro almeno a quei lavoratori in scadenza di contratto, che sono grossa parte all'interno dei circa 9000 dipendenti del settore.

Come donna da sempre impegnata nel sociale e da sempre vicina al mondo reale, alle famiglie ed alle categorie dei lavoratori, volevo rendere pubblica questa situazione che vede un intero mondo di lavoratrici/ori davvero esposte/i, e con trattamenti salariali non premianti ed adeguati alla mole di lavoro ed alla preparazione umana e professionale sempre più complessa e articolata come purtroppo si registra sempre più a macchia di leopardo un po' in generale per moltissimi altri settori di lavoratori.

Volevo a tal proposito per non lasciare cadere il loro appello nel caos generale che si sta ingenerando e portare loro la solidarietà mia in primis ma poi anche di tutto il Partito e l'impegno ad adoperarci con proposte mirate, in vista della manovra finanziaria, a migliorare per quanto possibile questa situazione facendo tesoro da quanto in maniera molto dignitosa ma ferma viene da loro vissuto quotidianamente con grande umanità, rispetto della vita altrui ed altruismo, non per denaro ma per prondondo senso di responsabilità e di appartenenza ad un ordine professionale molto caratterizzato.

*Vice coordinatrice di Forza Italia Trentino Alto Adige

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