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Ridateci Peppone e Don Camillo

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Trento, 5 dicembre 2020. – di Roberto Corcione

Qualche giorno fa leggevo su whatsapp in una chat del mio corso una lunga requisitoria, un formale atto di accusa nei confronti di noti esponenti del piccolo schermo. Da Barbara d'Urso ad Alfonso Signorini passando per Costanzo e De Filippi.

Un atto di accusa che li inchioderebbe alle loro responsabilità per la decadenza dei costumi della nostra società.

Similmente a quanto accadde a Norimberga o similmente a quanto potrebbe accadere all'Aia quando si tratta di giudicare criminali di guerra.

Si, un io ti accuso, un je t'accuse di francese memoria che dovrebbe appunto materializzare le responsabilità di irresponsabili.

Gente che ha da tempo, evidentemente stando all'accusa, ha superato la sottile linea morale di coloro che attraverso il piccolo schermo hanno il potere di influenzare le coscienze.

Persone che di uomini come Bauman, filosofo del nostro tempo che tanto ha dissertato sulla pericolosa china presa dalla nostra società, la società liquida, se ne fanno un baffo.

Gente che ha prestato il loro volto ed ha forse rinunciato da tempo ai loro sogni corrompendo il loro mondo ed anche il nostro, poiché quello era il fine ultimo...quella la vera missione.
E ...si sa le coscienze sono materiale barattabile da poter vendere a prezzo più o meno adeguato, in realtà si tratta solo di coscienze di un popolino bue che questo vuole e questo chiede e del resto che sarà mai ....pochi decenni e tutto sarà finito.... ed io intanto me la spasso tra soldi e notorietà.

In fin dei conti che male c'è se propiniamo (dice tra se e se il propugnatore di meschini programmi) immondizia televisiva.
Lo chiedono...e noi lo forniamo su un piatto succulento condito di pseudo scandali ed altre schifezze mediatiche che servono all'uso.
Ero li li per dirgli – bravo, hai ragione – mi accodo anch'io nell'atto formale di elevare un'accusa circostanziata che agli occhi della mia sprovveduta anima potesse alleggerirmi il peso di una esistenza snodata in un'epoca così buia di valori ... così inelegante e trasandata, così priva di sogni senza ieri ne domani una epoca così lontana da quelle epoche gloriose che hanno fatto grande il mondo pur attraversando due guerre. No troppo facile.

Noi siamo pericolosamente troppo inclini a trovare negli altri parti di responsabilità che sono anche nostre.
Per esempio dovremmo ricordarcene quando andiamo a votare o quando restiamo imbambolati davanti la televisione su un programma spazzatura mentre magari parliamo al telefono.

No, troppo facile incolpare gli altri!

Poi mi sono detto ... siamo forse tutti colpevoli! Siamo tutti sul banco degli imputati.
Chi più chi meno siamo stati corruttori e corrotti, tutti abbiamo barattato i nostri valori.
Forse, anzi sicuramente tutti abbiamo rinunciato a sognare ed a rendere questo mondo e le nostre vite degne di essere vissute attraverso valori condivisi fatti di umanità, socialità, bontà, senso di appartenenza abnegazione, cristianità e tanto altro.
In nome e per cosa tutta questa rinuncia? Per cosa abbiamo barattato il mondo di Peppone e Don Camillo?
Quando così subdolamente abbiamo ceduto al nulla ed in cambio di cosa.

Tutti noi siamo colpevoli!

Tutti noi da ora dobbiamo interrogarci e prendere tra le mani le nostre vite e condurle in modo da renderle migliori, renderle degne di essere vissute, senza abbandonarci ad uno stile che ci impedirà di ricordare i giorni per i quali è stato bello vivere.
Restare giovani e quindi ricettivi a tutti quei richiami (come disse Mc Arthur ai cadetti di West Point nella sua disanima sulla Giovinezza) che rendono l'uomo eternamente giovane e ne fanno un essere immortale.

E che si fottano i Costanzo della situazione e le D'Urso, perché quando li incontreremo cambieremo canale e magari dedicheremo il tempo loro ad un bel libro di Guareschi o di Rigoni Stern, Proust e Dante, Allan Poe o Whitman e crescere elaborando un mondo che è dentro di noi, in ognuno di noi e che può essere condiviso.
Una guerra lunga ma che se vinta porta ad una rinascita dando a tutti noi giorni meno piatti, ricchi di speranza, con meno soldi forse, anzi sicuramente, ma per i quali alla fine dei nostri giorni potremo dire, ho reso il mio mondo un mondo migliore che ora diventa vostro. E questa non è retorica.

E non morire mai in virtù di ciò

Ridateci Peppone e Don Camillo

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