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La democrazia delle/nelle immondizie

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Trento, 12 gennaio 2021. - di Casimira Grandi*

In qualche modo -non sempre illuminato come si converrebbe al territorio che ci ospita- la raccolta delle immondizie è entrata in una nuova fase: il 2021 ha portato in dono un sobrio bidoncino grigio per il "residuo" individuale, personalizzato da codice decodificabile all'atto della raccolta . In tempi di omologazione sfrenata mi fa giusto piacere avere l'immondizia personalizzata, posso solo sperare che il sistema funzioni a dovere! E che nessuno alzando il coperchio senza serratura si permetta di alterare i miei residui! Anche perché andrebbero nel mio conto..., ma forse sono malfidente e avara.

Comunque sia un tocco di cinerino sta giusto bene nel multicolor della raccolta rifiuti, mi sono peraltro sempre chiesta come fanno i daltonici a distinguere i diversi cassonetti?

Le immondizie sono un argomento serio nel contemporaneo dell'insostenibile smaltimento, oggetto di studio degli econauti e dei fiutatori di puzze antiche e moderne: dalla Cloaca Maxima di Roma, al tanfo del Medioevo nelle città murate, sino ad arrivare allo smog della prima rivoluzione industriale e alle montagne di rifiuti non biodegradabili della contemporaneità. La gestione dell'immondizia (e di chi la produce) è un problema vecchio quanto il mondo, è fine politica, ogni civiltà ha tentato di risolverlo con soluzioni ingegnose: le prime discariche sono state rinvenute a Creta, le latrine pubbliche ancora oggi portano il nome di un imperatore romano -Vespasiano-.

Forse i peggiori sozzoni sono stati gli antenati del Medievo, che convivevano dentro le mura cittadine con topi, maiali e bacilli pestilenziali; né il periodo moderno è stato migliore, tra vicoli scambiati per latrine, rifiuti lanciati dalle finestre e liquami vari ammorbanti. Per fortuna è poi arrivato Napoleone, inventore dell'igiene territoriale che ha istituito la raccolta dei rifiuti urbani intesa come "servizio", avviando una nuova storia che ha sanificato città e contado.

Salvo poi ricominciare un diffuso degrado ambientale nel corso dell'Ottocento con l'avvento dell'industrializzazione. Il nostro mondo oggi è fatto di innovativi rifiuti organici, la cui puzza quasi scompare perché è coperta dallo smog dell'inquinamento industriale! Conviviamo con l'immondizia del progresso: finalmente lo smaltimento dei rifiuti è acquisito a sistema diffuso, ma ne produciamo troppi e la contemporaneità dell'occidente opulento generosamente li esporta nel Terzo Mondo, perché non riesce a gestirli, riciclarli -nasconderli?- o trasformarli.

Attraverso il Green Deal la Commissione Europea ha innescato la via del cambiamento economico, mirato a minimizzare l'impatto ambientale rinnovando l'approccio alla crescita: riassumibile nel "paradigma delle tre R" (reuse, recover, recycle) per avere futuro. È innanzitutto un percorso culturale che richiede la imprescindibile responsabilizzazione dei cittadini, quella che trae origine dall'identità di una coscienza collettiva, originata dai valori fondamentali del diritto per la convivenza tra uomini liberi.
Se l'algoritmo sul "mastello" de la spazadura lo consentirà... .

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