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Auguri a Paolo Borsellino

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Trento, 20 gennaio 2021. - di Gaetano Cascino

Gentile dott. Paolo Borsellino, oggi (ndr ieri) è il giorno del Suo compleanno, come potrei scordarlo, è anche il mio.

Lei oggi non percorre più con i suoi passi questa nostra terra in quanto è stato barbaramente strappato ai Suoi affetti da una maledetta mano che, ancor oggi affligge la nostra terra, terra di Sicilia, la mano della mafia assassina. Mano che soffoca ogni siciliano onesto che tutte le mattine si alza e si spacca la schiena per lavorare.

Dottore, quel giorno io ero a Palermo al servizio delle nostre amate Istituzioni, le stesse per le quali Lei ha offerto la sua vita insieme a quella della Sua scorta. Ho un rammarico, a differenza delle esequie al dott. Giovanni Falcone, alle quali ho partecipato, in una piovosa mattina lunedì 25 maggio del 1992, in piazza San Domenico gremita che quasi non si poteva respirare, non sono venuto alle Sue.

Le chiederò sempre perdono ma non mi sono sentito di provare lo stesso struggente dolore che quel giorno ha stretto il mio cuore e la mia gola al punto che respiravo a fatica. Palermo, quel giorno si è fermata e per un attimo ho creduto che il sacrificio del giudice Falcone e di parte della sua scorta fosse il capitolo finale. Invece era parte di un prologo di una triste storia che avrebbe anche visto il Suo sacrificio e quello della scorta, solo due mesi dopo.

Stimato Giudice Borsellino, lei per me non è mai scomparso, mi ha sempre seguito in tutti i miei spostamenti.
Oggi vorrei tanto raccontarLe che il Suo sacrificio non è stato vano, che la società di oggi è migliorata e che la Libertà per la quale Lei si è battuto sia ormai un bene consolidato e garantito dalle stesse Istituzioni.
Purtroppo non è così. Pensi tra le Sue frasi Lei sosteneva che il cambiamento si può e si deve fare nel silenzio di un'urna quando si va a votare. Bene, questo Diritto che per Lei era fondamentale, è negato a molti. Molti di quelli che pensano che oggi sarebbe più giusto andare a votare piuttosto che vedere un misero teatrino di personaggi che, ai limiti della Costituzione, provano a detenere un potere, dimenticando che essere un politico vuol dire essere al servizio delle Istituzioni.

La costituzione al suo primo articolo: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.".

Il Popolo elegge i propri rappresentanti che essendo espressione di chi li elegge, dovrebbero "Servire" gli Italiani e le Istituzioni.

Forse oggi si vorrebbe cambiare qualcosa ma sembra che "qualcosa" lo impedisca.

Dott. Borsellino, non la voglio affliggere più con queste chiacchiere, pensiamo al nostro compleanno e proviamo a festeggiarlo ed esser lieti con le nostre famiglie.

Auguri Paolo

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