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"Nemesi di una profezia"

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Monselice, 17 aprile 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Da questo mostro virale, lo stramaledetto Covid-19 nessuno può dire quando il mondo se ne libererà. Non c'è la sfera di cristallo, non ci sono certezze, nemmeno ipotesi, per cui, per il momento ho l'impressione che si viva come essere dentro un'enorme campana di vetro, chiusi, con la sindrome che non è della campana, ma della caverna.

Viviamo la condizione del pensare che chiusi si sia protetti, per cui più chiusi in casa stiamo e più ricordiamo certe specie animali come la talpa nel suo buco, nella sua tana o gli uomini che vivevano nelle caverne. Purtroppo è la sindrome del prigioniero, ossia la paura di uscire, salvo che esistano necessità e le necessità sono tante: il lavoro, per esempio e gli accidenti di salute.

Questa condizione di vita ha colto tutto il mondo impreparato e ritengo sia di buon senso agitarsi il meno possibile, evitando di incaponirsi, a tutti costi, nell'individuare capri espiatori, colpevoli da porre sui tavoli della "Santa Inquisizione ", "guardarli in faccia nelle pubbliche piazze" e giudicarli! Insomma, rendere giustizia per le solite responsabilità. Queste sono inevitabili e allora, un giorno, chissà che finito quest'altro tipo di guerra, che impalchino una seconda Norimberga!

Adesso è opportuno guardare avanti adottando più saggezza possibile, se si ha la capacità di convivere con una realtà da cui le adozioni protettive sono fondamentali per tornare a vivere solo meglio: certo, mai più come prima. Stanno arrivando i vaccini, l'informazione pubblica non mi sembra che sia delle migliori, almeno quella italiana, perché oscilla tra la confusione sulle certezze di alcuni di questi preparati farmacologici che non sono definitivi, ma allo stesso tempo incoraggia, vigorosamente, nel farli perché al più presto venga raggiunta la più alta percentuale possibile di copertura dai rischi di contagio.

Nessuno, anche qui, sottoscrive che il vaccino immunizzi totalmente, ma al momento l'unica strada è questa. Altri antidoti non ce ne sono. Gli inviti giornalieri, oltre alle prenotazioni, per fasce di età, sono " vaccinare, vaccinare e vaccinare!" I preparati sono quelli che sono e soprattutto quelli che arrivano. Al momento le scelte sono veicolate e se si nutrono dubbi la risposta che viene data è: "lei passerà in coda", perché c'è un "target" da rispettare: raggiungere il 70-80% della popolazione da immunizzare. Ai richiami successivi per gli anni a venire ci penseranno le strutture di base sanitarie.

L'Italia, per il prossimo autunno deve assolutamente finire il "compito per casa", sapendo che questo tipo di "compito" dovrà farlo per diverso tempo. Quindi io stimo che 1 italiano su 2, pensando alle prossime aperture, ma soprattutto all'estate che arriva, abbia più la motivazione a vaccinarsi, non tanto per proteggersi da questo virus, ma per rendersi più libero di andare dove gli pare e cioè in vacanza, forse, dovunque. L'impellenza motivazionale è andare al mare, prendere un aereo, o una nave, sfangare un'estate meglio possibile e ritornare a settembre con l'incognita di qualcosa di ciclico, ormai, conosciuto: ritorno alle chiusure, alla "caverna di casa" ed ai richiami vaccinali che avranno tempistiche, senz'altro, da automatismi "eccellentemente" strutturati. Sarà così? Il governo Draghi non solo è fiducioso, ma sta scommettendo che indietro non si tornerà più. Nutro più di qualche perplessità.

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