La fretta è sempre cattiva consigliera

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Monselice, 12 giugno 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

Ho l'impressione che sulla somministrazione dei "vaccini" ci sia stata una sorta di catena indecisionale internazionale, per questione di tempi molto ristretti, correlati all'urgenza di doverli somministrare. La campagna di immunizzazione, per la quale più di qualcun auterovolissimo politico vorrebbe che tutto il mondo sia "vaccinato", sta producendo, intanto, la sua sperimentazione, direttamente sulla gente. Una volta conclusi i test sperimentali sulle persone, incluse quelle che saranno le quantità di richiami si vedranno gli effetti.

Intanto, come in un famoso film thriller, "Fog", "la nebbia s'innalzava dal mare ed avanzava, lenta ed inesorabile sulla terraferma, un'isola, portandosi dietro vecchi pirati morti, divenuti dei mostri", si stanno verificando dei colpi di scena. La scoperta, la sperimentazione e la successiva distribuzione, non di un solo tipo di vaccino, ma di tutti quelli che sono stati disposti, non dovrebbe ricalcare la trama di un giallo di Agatha Christie o di una novella di Pirandello, dove non c'è mai una sola verità.

Mi sembra che il percorso accelerato, ma anche accidentato delle somministrazioni che stanno avvenendo per mettere in sicurezza una buona parte della collettività mondiale, subisca brusche retromarce, inversioni ad U, giocate, purtroppo, sulla pelle dei cittadini. Stanno aumentando i casi di morti a cui o non viene data ancora una precisa spiegazione scientifica, oppure viene dichiarato che i soggetti facevano cure ormonali o terapie per disturbi vari. Constato che, sempre dopo gli eventi luttuosi, i media annunciano di morti improvvise, ponendole, timidamente, ma con cadenze che stanno diventando giornaliere, in relazione alla prima o seconda dose del vaccino iniettato.

Insomma, parrebbe un vero e proprio "colpo di grazia finale". Nell'incertezza, assolutamente comprensibile, visti i tempi straordinariamente ridotti per una produzione in emergenza le istituzioni responsabili avrebbero potuto, a mio avviso, attenersi ad un sano principio: quello della massima precauzione e dare da subito indicazioni inequivocabili e non di raccomandazioni, anche a rischio di frenare la campagna vaccinale, come hanno fatto altri Paesi.

È perciò singolare come, nel corso della pandemia, i governi non abbiamo esitato ad imporre ai cittadini pesanti restrizioni alla libertà d'incontro e di movimento, mentre, sul fronte vaccini, assistiamo alla prassi di "raccomandarli", per categorie di persone. Certo, raccomandare è più facile perché non scontenta nessuno o quasi.

Però, quando si tratta di salute pubblica, credo sia necessario che tecnici e politici prendano una posizione netta e prescrivano in base al meglio delle conoscenze, in questo momento, senza lasciare discrezionalità ad individui o organizzazioni varie e locali.

Raccomandare andrebbe bene quando si potrà avere una base di dati adeguati: cosa di cui nutro la perplessità che non sembra essere, ma confidiamo nella grande scienza e in una eccellente classe medica.

La fretta è sempre cattiva consigliera