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Bando Draghi - Graziani

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Monselice, 20 giugno 2021. - di Adalberto de' Bartolomeis

"L'illuminato" dott. Mario Draghi sembra essere persona tutta d'un pezzo che, per "Grazia di Dio e per Volontà ricevuta" dai contingenti eventi, fa una netta, formale e sostanziale differenza da tutto il "concistoro" dei politici che abbiamo, ma soprattutto da chi lo ha preceduto nel difficile incarico che svolge. Parla e si limita a dire l'essenziale, forse, quando lui stesso, ritiene che sia necessario.

È uomo, appunto, che mira a quanto deve risultare diretto, semplice, pratico, quando deve parlare, per cui i suoi interventi sono tesi a comunicazioni brevi, concise, ma soprattutto chiare. È uomo che appare pragmatico che, a suo vantaggio di quanto rende, risulta anche sobrio nei toni, quando espone un suo pensiero, con fermezza e convinzione di quanto sembra altrettanto trasparirne autorità. È anche lui un generale, se vogliamo e pertanto quello vero, il generale Francesco Paolo Figliuolo risulta essere un suo bravo, diretto subordinato, un fedelissimo esecutore di ordini.

Mario Draghi è il comandante in capo. Non ricordo che si abbia mai avuto un simile Presidente del Consiglio dei Ministri, nel passato. Quest'uomo è una persona retta, di polso che interviene solo quando lo ritiene lui, da solo, senza che altri gli suggeriscano cosa debba o non debba fare. Il generale di corpo d'armata- commissario straordinario da lui nominato, per l'emergenza vaccinazioni, non togliendo nulla a ciò che svolge con zelo, ma anche perché ci crede e quindi si adopera nel migliore dei modi, manca poco che possa dirgli "comandi" e battere il tacco...Giustamente, da buon e bravo militare non potrebbe fare diversamente che, più che rispettosamente sentirsi un ubbidiente, ma soprattutto intransigente, indefesso, suo diretto collaboratore.

Il Presidente del Consiglio nominato ed incaricato a dirigere una realtà istituzionale e politica, oggi, non certo facile, avrebbe, però chiesto che, in riferimento alla campagna vaccinazioni "bisogna cercare i cinquantenni, perché questa è la sfida che noi abbiamo da vincere". Un monito scandito davanti al generale Figliuolo. Da parte sua, autorizzato a palare, il commissario all'emergenza Covid avrebbe detto che mancano 2,8 milioni di over 60 che ancora non hanno ricevuto nessuna somministrazione, per problemi di salute o logistici, o perché si sono sottratti volontariamente alla campagna vaccinale. Sarebbe perciò stato chiesto da entrambi, "Comandante in Capo" o "Chief Commander"( suona meglio a mio avviso) ed il suo "Deputy", "Sottocapo... che tutte le Regioni inviino entro il 15 luglio p.v. i numeri esatti dei no vax, sia per scelta e sia per necessità. Un'emergenza è un'emergenza conclude Draghi, ma così mi farebbe balzare un altro tipo di comunicato, storico, però. In tempi di guerra e precisamente, dopo l'8 settembre 1943, con la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana il generale Rodolfo Graziani fece tappezzare su molti muri di edifici pubblici, case, colonne, lampioni e piazze un suo noto bando: il cosiddetto bando Graziani. Ovvero, nei volantini affissi dappertutto, nei territori di giurisdizione della RSI erano precisate determinate classi di nascita la cui chiamata obbligatoria ai vari distretti per immediato arruolamento qualora non fosse stata rispettata gli inadempienti sarebbero stati considerati non solo renitenti alla leva obbligatoria, ma anche disertori, passibili di fucilazione. Non vorrei che il tenore che, in perfetta buona fede, che senz'altro non è allusivo a questo facile accostamento di richiamo, da parte di Draghi e di Figliolo evochi "spettri" di un passato molto buio e di tante, troppe, costrizioni e restrizioni totali delle libertà individuali.

(nella foto Mario Draghi e Rodolfo Graziani)

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