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Migranti (clandestini), profughi e mafia

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Monselice, 31 maggio 2022. – di Adalberto de' Bartolomeis

Il flusso degli emigrati e profughi, in arrivo dalle coste della Libia, da altre vie, come ora dall'Ucraina, non indugio a pensare che alimenti un sistema ben strutturato di criminalità che frutti molto più che il narcotraffico. Nella logistica degli arrivi, in Italia, ma anche in altri Stati europei, le cui destinazioni sono dei ponti tra chi giunge e chi viene smistato, presenta inadeguatezze delle legislazioni vigenti, impreparazione nelle accoglienze ed al trattamento di tanta di questa gente che comporta una discrasia tra gli atti degli organismi internazionali e l'attuazione e il rispetto delle legislazioni. Gli sbarchi, per esempio, sono la fase finale di un processo con diversi passaggi.

Non nascono da "un'imprenditoria della clandestinità" improvvisata, ma dal lavoro di un'organizzazione complessa, ben articolata, che da questa attività ricava utili consistenti, ripartiti nella filiera di "tratta", dall'offerta del transito allo sbarco. Si tratta spesso di una filiera lunga, anche dal punto di vista della durata nel tempo e quindi richiede azioni ben concertate.
Emerge, pertanto, che il flusso di migranti e profughi si alimenta ed alimenta organizzazioni mafiose.

Sono composte in prevalenza da soggetti di nazionalità straniera (molti dei quali stabilmente residenti nello Stato dove avviene l'accoglienza ) con permesso di soggiorno o cittadinanza, con una forte caratterizzazione etnica, poco propensi alla collaborazione con cittadini dello Stato europeo che riceve questi migranti o profughi di guerre. Esiste una vera e propria "produzione" e la linea di "montaggio" sono nientemeno che la struttura organizzata mafiosa.

In Italia sono convinto che operino cellule in più regioni, come altrettanto avviene nelle altre nazioni dell'Unione Europea. Le singole cellule, pur mantenendo una forte autonomia nei rispettivi ambiti territoriali, risultano strettamente connesse, allo scopo di mantenere stabili contatti con gruppi criminali attivi nelle rispettive nazioni di provenienza. A gestire questo fenomeno migratorio dietro ci deve essere un'elevata capacità operativa ed organizzativa, tale da consentire di finanziare e gestire il trasferimento di soggetti clandestini da paesi del Nord Africa a paesi del Nord Europa, garantendo tutte le attività logistiche e di supporto.

Chi appartiene a questi sodalizi mantiene un basso profilo e di conseguenza ha scarsa visibilità all'esterno del gruppo etnico di appartenenza.
Le rotte e le strutture proprie del traffico di migranti e dei profughi sono utilizzate anche per realizzare connesse attività illecite in materia di stupefacenti, così da alimentare affari redditizi.

Secondo rapporti delle Nazioni Unite la tratta degli esseri umani (categoria di reato più ampia rispetto al fenomeno della migrazione) dovrebbe costituire una delle fonti di reddito molto interessanti per il crimine organizzato transnazionale, secondo "business" dopo il narcotraffico. Quanto alle due organizzazioni criminali mafiose che operano in Italia, in Calabria e in Sicilia, più inchieste giudiziarie mettono in luce il ruolo della 'ndrangheta nella logistica degli arrivi, grazie ad un capillare controllo delle coste.

La magistratura siciliana escluderebbe, invece, per il momento, forme di coinvolgimento da parte di Cosa Nostra. Una possibile spiegazione di questa discrasia potrebbe risiedere nel fatto che la filiera della "tratta" ha come terminal in Calabria luoghi già inseriti nelle rotte del narcotraffico, "business" criminale di particolare interesse per la 'ndrangheta, mentre questo non avverrebbe per la Sicilia. Alla luce di queste considerazioni viene da chiedersi quale sia l'efficacia dell'azione messa in campo dall'Agenzia europea per la gestione della Cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione Europea, il cosiddetto Frontex, con quartier generale a Varsavia, la cui dotazione finanziaria è cospicua e varia di anno in anno. Soprattutto viene da chiedersi qual è lo "stato dell'arte" del contrasto alle organizzazioni mafiose interne ed esterne? Si sa poco, purtroppo, perché l'amarezza scaturisce dal divario tra la gravità del problema ed un contrasto a questo enorme giro di affari che da parte delle autorità istituzionali impiega la disponibilità per essere alla continua ricerca di trovare soluzioni, nonostante le strutture criminali non smetteranno mai nel proseguire il loro lavoro sporco.

Ecco che queste organizzazioni sarebbero poi molto attive nell'avviare emigranti clandestini, non clandestini e pure profughi verso la prostituzione, verso lo spaccio ed un giro di droga, il "nero" nel settore dell'agricoltura, dove si realizzano veri e propri sfruttamenti di carne umana, di fatto, sostanzialmente tollerati ed ignorati, che non possiamo nemmeno immaginare quanto alto sia, perché gli Stati che si fanno carico nel riceverli, giornalmente, non riusciranno più a contenerli e gestire il controllo, atto a perseguire un regolare inserimento nelle varie dinamiche economiche e sociali. In definitiva, se si pensa che pochissimi riescono a diventare dei collaboratori di giustizia, il sistema operativo di criminalità è così complesso e diffuso che temo nel futuro sarà impossibile scardinarlo.

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