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Anche in passato dicevano “saranno guerre brevi”

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Monselice, 5 giugno 2022. di Adalberto de' Bartolomeis

È probabilmente un antico vezzo, forse, bonario, forse di false strategie illusorie, montate su diplomazie per ingannare invece piani e verità, da non generare il caos. Premetto che andando alla ricerca del più lontano passato di sole civiltà strutturate, allorquando scoppiavano le guerre, sempre, anche da parte di chi le provocava e, naturalmente, di chi le subiva, è stato sempre in uso dire, dall'inizio delle ostilità, che sarebbero finite presto..."Sicuramente intense, ma di breve durata".

Sparuti furono i casi in cui i committenti dei conflitti assicurarono alla storia una breve durata. Solitamente tutte le guerre conosciute sono sempre finite per ricoprire un arco temporale di anni, decenni, se non addirittura secoli.

Sono convinto che la guerra tra Russia ed Ucraina durerà, purtroppo, a lungo, fino a quando i principali protagonisti politici, Putin e Zelensky non si convinceranno che devono lasciare perdere il loro acrimonioso passato: quello che la storia non può più dare, fare ritornare il tempo indietro. Non può più far cambiare le sorti di un destino, di cui se si ha, persino la presunzione, di volere dimostrare di esserne artefici, non si fa altro che solcare un ripetersi degli errori che solo l'Uomo commette, non certo il mondo animale o vegetale.

Nel 1991 l'Ucraina si è resa indipendente, proclamandosi repubblica e Stato sovrano, sganciandosi dall'area d'influenza di un'antica dominazione russa. Difatti, la Crimea cominciò ad appartenere alla Russia a partire dal 1784. Dal 1802 al 1921 la penisola costituì il Governatorato della Tauride dell'Impero russo. Nel 1954 la Crimea venne arbitrariamente ceduta all'Ucraina da Krusciov, forse perché riteneva che l'intero territorio ucraino avesse continuato a far parte della Russia. Il 6 marzo 2014 il Consiglio supremo della Repubblica autonoma di Crimea votò ad unanimità la dichiarazione d'indipendenza dall'Ucraina. Il referendum del 16 marzo 2014 confermò la volontà dei crimeani di lasciare l'Ucraina chiedendo l'annessione alla Federazione Russa. Le potenze occidentali non hanno mai voluto riconoscere tale referendum.

Tuttavia, resta il fatto che gli abitanti della Crimea erano e sono in maggioranza russi e sembra logico che abbiano espresso la preferenza per la Russia. In totale la Crimea ha fatto parte della Russia per 178 anni, mentre ha fatto parte dell'Ucraina per 60 anni. Aggiungo ancora: il Donbass cominciò a fare parte della Russia con l'inserimento dei cosacchi tra il 1654 e 1683. Con la scoperta del bacino carbonifero del Doneck nel 1721 partì il boom industriale che portò la fioritura economica della regione che durò dal XIX secolo fino alla prima metà del XX secolo. La politica di popolazione russa fu molto intensa per oltre un secolo a tal punto che i territori del Doneck e Lugansk vennero indicati come nuova Russia, dove fu costituito il governatorato voluto da Caterina I di Russia.

Dal 12 febbraio 1918 fu costituita nei territori del Donbass e del bacino del Krivoj Rog la Repubblica Sovietica del Doneck - Krivoy-Rog e dal 10 marzo 1919 venne istituita la Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, dove confluirono i territori di quest'area geografica orientale, non riconosciuti dalla maggioranza della comunità internazionale, compresa la Crimea. Zelensky continua a considerare l'Ucraina uno Stato unitario con un'unica lingua, l'ucraino, di fatto, non tenendo conto dei precedenti storici, ma che, legittima tale con le elezioni presidenziali del 1 dicembre 1991, insieme al referendum nazionale che determinò l'indipendenza e la sovranità del Paese dall'Unione Sovietica. A questo punto, è solo una mia impressione e provo ad esporla così: al di là della facciata la comunione d'intenti europea in che direzione sta andando? L'inflazione morde sulla tasca e sulla crescita, la produzione economica rischia di giungere (uso un bellissimo termine inglese ) ad un "default".

È semplicemente inutile e pure vergognoso sentir dire che i salari devono aumentare. Non so come facciano certe persone, mal prestate a sgangherate istituzioni politiche, nel dire cose simili, quando sono 30 anni che non aumenta, per esempio, la produttività italiana, rispetto alle crescite di altri, come per esempio in Germania o in Francia, oppure in Spagna. Il "Sole24 Ore" dice che ai primi di maggio l'Europa ha raddoppiato l'importazione di petrolio dagli USA e quadruplicato il gas e, nel frattempo la Polonia, sotto sotto, chiede altri soldi perché "costretta" ad usare ancora carbone. Macron, uomo di cui non è che lo stimi molto, tuttavia, sembra l'unico capace sul fronte europeo, forse per un po' di "sale in zucca" e "rappresenranza nazionale", a spingere per i negoziati, ma però per negoziare su cosa?

Erdogan tenta di fare la sua parte, ma non è in Europa. Insomma, in tutto questo bailamme ma siamo davvero convinti che il tempo è nelle mani di noi "occidentali" oppure è invece retto da altre mani, queste, rigate a stelle e a strisce da un altro personaggio, altrettanto principale, in questa lugubre ed ossessionante contesa tra morti, devastazioni e, come al solito, un putiferio commerciale di armi? È forse l'uomo della nuova "corte dei miracoli"?... Biden? Io dico che più la guerra sarà lunga e più ci "stancheremo" e questo, probabilmente, è già da tempo nella testa di Putin, mentre, a mio avviso, "oltreoceano" la speranza rimane nello sfiancare entrambi, Mosca e Bruxelles. Io ne sono convinto, ma come sempre è capire cosa ed a chi convenga: tutto qui.

Anche in passato dicevano “saranno guerre  brevi”

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