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Perché è demenziale criminalizzare i pensionati

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Trento, 16 marzo 2016.Redazione

L'illustre, dottor Stefano Biasioli, segretario generale di Confedir, commentatore di Trentino Libero nonché nostro caro amico, ci segnala il testo del suo intervento e di Carlo Sizia del consiglio direttivo della Federpev, pubblicato dal sito formiche.net sulla "questione" pensionati. Inoltre ci ha inviato la locandina del Convegno, organizzato a Roma, da CISAL-CONFEDIR-FEDERSPEV, domani 17 marzo "La riforma previdenziale e fiscale tra diritti fondamentali e principio di proporzionalità".

Pubblichiamo l'intervento di Biasisoli&Sizia

Era un po' che se ne stava zitto. Chi? Tito Boeri, l'esimio bocconiano che si trova a dirigere il più grande istituto previdenziale al mondo. Quello voluto da Antonio Mastrapasqua, con un formidabile supporto politico-industriale "sconosciuto ai più".

Tito Boeri da quando è all'Inps ha creato panico tra i pensionati, scrivendo e ripetendo le sue idee, già largamente esposte su Lavoce.it negli anni scorsi.
Invece di dirigere la "baracca Inps", ha perso allegramente tempo scrivendo una proposta di legge sulla riforma previdenziale e discettando, per 2 anni, sulla necessità di riformare il sistema pensionistico per "motivi di equità ".

Da circa 2 mesi – stranamente – se ne stava zitto e Noi, pensionati, pensavamo che lo avesse zittito Renzi, perché "disturbava il manovratore".

Invece, ecco che Tito Boeri ricompare alla grande su Famiglia Cristiana, noto settimanale cattolico con una tiratura superiore al milione di copie. Settimanale diffuso nelle parrocchie e, ovviamente, letto dai pensionati e dalle vedove degli stessi. Titolo del pezzo, scritto da Don Francesco Anfossi: "Pensioni, ancora troppi privilegi per molti". Titolo corretto, non fosse che identifica la posizione "politica" di Tito Boeri.

Ma Boeri non ha un ruolo politico, ma un ruolo tecnico. Ancora una volta, l'intervista chiosa il "documento Boeri per riformare il sistema previdenziale italiano". Un documento dal quale il governo ha preso le distanze, asserendo ripetutamente che la legge Fornero non ha bisogno di stravolgimenti, ma solo di assestamenti su esodati (ancora!), flessibilità (?) e sussidi assistenziali.

Da più di un anno la proposta Boeri riposa nei polverosi cassetti del parlamento, assieme ad altre riforme mai uscite alla luce del sole: quella sulla copertura delle malattie croniche e rare, quella sul fine vita, quella sulla drastica revisione del confezionamento/distribuzione/erogazione dei farmaci e dei presidi sanitari.

Boeri non si accontenta del ruolo che gli ha dato Matteo Renzi. Vuole svolgere un ruolo politico.
Eppure ci sono alcune verità. Lo dice il 3° rapporto su "il bilancio del sistema previdenziale italiano", che conferma ciò che tutti i tecnici sanno (ma Boeri nega). Il "bilancio previdenziale puro dell'Inps" è in pareggio o in attivo, perché in credito di almeno 180 miliardi di contributi non versati.

Il "politico" Boeri non svolge il suo fisiologico compito tecnico, quello di fare chiarezza – nel bilancio Inps – tra previdenza (legata ai contributi) e assistenza, legata a "regali" che lo Stato, quindi tutti noi contribuenti, facciamo a chi è in condizioni di disagio sociale, per fatalità (disoccupazione) o per colpa.
No, Tito Boeri non si preoccupa di costruire con trasparenza il bilancio Inps 2015 ma dedica il suo tempo prezioso a "disegni politico-assistenziali", privi di costrutto economico e di equità.

Boeri vorrebbe "ridurre la povertà delle famiglie e garantire più equità sociale". Anche chi passa per la strada lo vorrebbe, in un mondo migliore e con risorse infinite. Tito Boeri (bontà sua) ammette che "la fusione Inps-Inpdap-Enlpals è ancora sulla carta ", perché non è stata fatta la fusione delle procedure: "la stiamo facendo adesso". Ovvero, 4 anni dopo. Ma, se non c'è stata la fusione dei "sistemi informatici di Inps-Inpdap-Enlpals", come si può essere certi che le pensioni erogate dal 2012 ad oggi siano state quantificate in modo corretto? O ancora, che ne è stato delle 48 direzioni centrali "alcune dai titoli fantasiosi"?

Quanto ai "crescenti compiti affidati all'istituto in ambito medico-legale", Noi – modesti pensionati Inps – vorremmo saperne qualcosa di più. Anche Noi, ad esempio, vorremmo godere dei privilegi dei ricercatori (progetto VisitInps) e aver accesso alla banca-dati dell'Istituto. Non per programmare "le politiche sociali del nostro Paese", come vorrebbe Boeri, ma per avere le idee più chiare sui dati Inps, visto l'enorme divario tra i numeri dell'Inps e quelli dell'Istat.

Non è che siamo preoccupati tanto della "pensione futura" (come vorrebbe Boeri) ma della pensione attuale, diretta e di reversibilità. In altre parole, vorremmo essere tranquillizzati sulla consistenza del patrimonio immobiliare e mobiliare dell'Inps. Ad esempio, vorremmo sapere come siano stati spesi i denari ricavati dalla vendita degli immobili ex Cps ed ex Inpdap: a favore di chi e per pagare i debiti di quali Casse?

Ancora, come si può pensare che migliaia di pensionati attuali siano in grado di accedere direttamente, in via informatica, alla banca dati Inps, per conoscere i dati che li riguardano?

Siamo contenti che "il recupero della base contributiva", ovvero la lotta all'evasione contributiva, sia una priorità di Boeri.
Siamo lieti che questo lavoro abbia prodotto nel 2015 un "incremento del 3% delle entrate contributive" con recupero di denari dalle imprese private. Ci chiediamo cosa abbia invece fatto, Tito Boeri, per recuperare i contributi previdenziali pubblici, da parte Asl, Ministero Economia etc.

Cosa significa, inoltre, "unificare le prestazioni tra gestioni diverse"? Un appiattimento in basso, con danno a carico delle "pensioni ricche"? Quanto ricche? Speriamo molto.
Boeri, nell'intervista, parla della necessità di un "riordino delle prestazioni assistenziali", per le persone della fascia 55-65 anni, stornando "5 miliardi di spesa assistenziale, destinati ogni anno al 25% della popolazione con redditi più elevati".

Ennesima frase a effetto che conferma quanto sostenuto, da anni, da Confedir-Federspev-Dirstat. E cioè che, nel bilancio Inps degli ultimi anni, la cosiddetta Gias non copre tutte le voci assistenziali, ma solo parte di esse, largamente ed impropriamente imputate alle uscite previdenziali. Per questo, proprio per questo, la Consulta dovrà nei prossimi mesi decidere sulla legittimità del bilancio Inps e dei tagli 2011-2016 alle pensioni in essere.

Prima di pensare al "patto intergenerazionale da finanziare intervenendo sulle pensioni in essere non giustificate sulla base dei contributi versati a partire dai vitalizi (4.000) per cariche elettive per un numero totale di 250.000 posizioni", occorrerebbe che:
– Si realizzassero le condizioni sopra elencate;
– Il bilancio Inps fosse costruito in modo chiaro e trasparente;
– L'Inps fosse in grado di ricalcolare le pensioni di ciascuno, ricostruendone l'intera vita contributiva;
– L'Inps fosse in grado di incassare integralmente i crediti in essere;
– Il Parlamento attuasse una nuova riforma dopo quella della Fornero, modificando nuovamente, per il futuro, le regole pensionistiche, a partire dalla unificazione della % dei contributi da versare e di una nuova legge fiscale, basata sul conflitto di interesse.

Boeri sembra non sapere che, in Italia, milioni di furbetti si arricchiscono dichiarando redditi incompatibili con il loro tenore di vita, il che consente loro di risultare esenti dai tickets, risparmiare sulle spese scolastiche e – talora- di fruire di assistenza pubblica, in vari altri modi.
In definitiva, Boeri and Co. rilanciano l'idea di incrementare l'occupazione degli "under 29" ed "over 55" attraverso la creazione di un "Fondo di sostenibilità intergenerazionale" di 5-7 mld/anno da finanziare con incentivi fiscali permanenti e modulati pro-occupazione (in sostituzione delle attuali risorse dedicate, provenienti dalla fiscalità generazionale).
Proposte affrettate e inaccettabili.

Infatti:
• Tale proposta si porrebbe in preoccupante continuità con le tesi dei professori Tito Boeri e Tommaso Nannicini (rispettivamente presidente Inps e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, entrambi nominati da Renzi), cioè togliere risorse e ricchezze dai conti genuinamente previdenziali per alimentare interventi socio-assistenziali, di competenza della fiscalità generale;
• La proposta risulta in piena contraddizione con quanto sostenuto, ragionevolmente, in tutto il 3° rapporto sul sistema previdenziale (a cura del gruppo guidato da Alberto Brambilla);
• Il contributo di "sostenibilità intergenerazionale" inciderebbe su tutte le prestazioni, anche assistenziali, generate dal metodo retributivo, non solo sulle pensioni oltre una certa soglia. E tuttavia si tratterebbe di contributi irrisori sui trattamenti di minore importo ed elevatissimi sulle pensioni di maggiore consistenza;
• Si toglierebbero denari senza far riferimento all'attuale, ingiusto, carico fiscale sulle pensioni;
Val la pena di ricordare alcuni numeri "fiscali": 28,4 mld di tasse per i pensionati privati Inps; 14,5 miliardi per i pensionati ex Inpsdap ed ex Enpals; i dipendenti pubblici (16% del totale) pagano il 34% di tutte le tasse. Circa 7 milioni di pensionati praticamente non pagano imposte (fino a 2 volte il minimo Inps); 3,7 milioni pagano un'imposta modestissima. In pratica il 30% dei pensionati sostiene l'intero carico fiscale, ed in gran parte si tratta proprio degli 800.000 pensionati sopra i 3.000 € lordi/mese (o ancor più dei 485.000 sopra le 8 volte il minimo Inps, cioè sopra i 4.000 € lordi/mese);
• Si tratta proprio di quei pensionati che negli ultimi 9 anni (periodo 2007-2015) hanno visto la indicizzazione della loro pensione azzerata negli anni 2008, 2012 e 2013 e praticamente più che dimezzata negli anni successivi (fino al 2018), con perdita permanente finora del 7,5% della loro pensione solo per la de-indicizzazione, a cui si aggiunge una perdita analoga per effetto delle addizionali Irpef comunali e regionali intervenute nel corrispondente periodo;
• E così, i pensionati oltre le soglie anzidette (6-8 volte il minimo Inps), hanno avuto una perdita mensile netta del rateo delle loro pensioni da non meno di 500 € mensili a più di 1.000 € mensili (a seconda dell'importo delle loro pensioni). Le perdite sono ancora maggiori per chi abbia dovuto subire l'esproprio del cosiddetto "contributo di solidarietà", introdotto dal governo Berlusconi e ribadito con prelievi ancora maggiori dal governo Letta (nonostante la sentenza 116/2013 della Corte costituzionale ne abbia sancito l'incostituzionalità), per i percettori di pensione oltre le 14 volte il minimo Inps.
• La conseguenza degli interventi anzidetti è che le pensioni oltre le 6-8 il minimo Inps negli ultimi 9 anni non solo non hanno mantenuto il loro potere reale di acquisto, ma addirittura hanno visto diminuire il loro valore nominale originario. In particolare, delle proposte di Boeri e Nannicini (che limitano le penalizzazioni permanenti sulle pensioni solo incidendo su quelle di maggior importo) tutto si può dire, tranne che possano essere definite "eque";
• I pensionati italiani non hanno benefici fiscali sul loro reddito previdenziale, tassato al pari degli altri redditi, mentre sarebbe ragionevole e doveroso, oltre i 70 anni, ridurre proporzionalmente il carico in funzione dell'età e del livello certificato di autosufficienza, fino ad azzerare le tasse oltre gli 85 anni;
• Anche se si azzerassero (come giusto) i vitalizi e i privilegi che non hanno ragione di essere, perché privi di base contributiva adeguata, i risparmi indotti sul complesso del nostro sistema previdenziale non sarebbero decisivi, senza separare l'assistenza dalla previdenza (e le pensioni di reversibilità sono certamente previdenza), senza debellare evasione fiscale e contributiva attraverso una riforma efficace del nostro sistema tributario, e senza accelerare su occupazione, produttività e crescita. Il problema grave è che per decenni si sono "regalate" pensioni a chi non ha contribuito (mai) e/o che ha evaso (quasi sempre);
• Stupisce, infine, che Boeri non capisca che la sua reiterata proposta possa evitare le censure della Corte costituzionale, con riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione (solidarietà ed uguaglianza), 36 (proporzionalità tra retribuzione e pensione e ragionevolezza), 38 (adeguatezza nel tempo delle pensioni), 53 (universalità e progressività dei prelievi tributari a carico dei cittadini, al di là del nomen juris attribuito ai prelievi forzosi sulla previdenza);

Di fronte alle proposte anzidette diciamo, con orgoglio e consapevolezza, "noi abbiamo già dato", "basta rubare dalle tasche dei pensionati", "sono proprio le pensioni medio-alte quelle che hanno una migliore base contributiva", "il gioco perverso delle agevolazioni e penalizzazioni per fasce d'importo, ha fatto sì che chi ha svolto un lavoro più qualificato ed ha avuto maggiore retribuzione e contribuzione, si trovi poi ad avere, spesso, una pensione di misura inferiore".

È invece più che ragionevole la proposta di riforma del nostro sistema fiscale (anche al fine di contrastare il cancro dell'evasione) introducendo il cosiddetto "contrasto di interessi", cioè la possibilità per ogni famiglia di dedurre 5.000 €/anno di spese (ad esempio, per l'idraulico, la pettinatrice, la manutenzione della casa, l'elettricista, il meccanico, la collaboratrice domestica ad ore, ecc.) così da ricavare una sorta di quattordicesima mensilità (1.650 € su 5.000 € di deduzione, nel caso di un'aliquota marginale del 33%).

Con i risparmi fiscali anzidetti si potrebbero alimentare spese virtuose, ad esempio a favore della previdenza complementare, della non autosufficienza, dell'assistenza sanitaria integrativa, ecc., usufruendo nel frattempo anche delle ulteriori agevolazioni fiscali previste (5.164,57€ per il versamento ai Fondi pensione; 3.600€ per l'assistenza sanitaria integrativa; 550 € per altre forme di welfare, tipo asilo-nido, colonie, borse di studio, ecc.).

Insomma, non è più tempo di soluzioni palliative e di interventi preelettorali (bonus degli 80€, 500€ ai 18 enni ai fini di "cultura", ecc.), o di ammiccare agli evasori ampliando fino a 3.000€ l'uso del contante, ecc.

Non si possono più aggirare i problemi, mentre è demenziale criminalizzare i pensionati che hanno lavorato e contribuito correttamente, come non si può fomentare odio ed invidia sociale al grido di Fausto Bertinotti "anche i ricchi (o meno poveri) devono piangere", infatti l'ideologia cattocomunista, fatta di demagogia, populismo e pauperismo, non ha prodotto, e non può che produrre, macerie.

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