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Equitalia: iniqua e inutile

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Verona, 14 aprile 2016. - di Giorgio Maria Cambie*

Quando l'hanno costituita forse c'era l'intenzione che fosse una specie di ombudsman per il contribuente, una specie di foro dove i suoi diritti venivano protetti nell'ambito di un colloquio fisco-contribuente.

Che non fosse così però lo si era visto da tutto l'apparato terroristico di cui era stato dotato il nuovo ente: sequestri di prime case, ganasce alle automobili, messe all'asta di abitazioni. Non mancavano che i tratti di corda o il waterboarding, ma forse ci si sarebbe arrivati. E tutta questo aveva subito prodotto i suoi risultati, sperati o no, nella forma di decine e decine di suicidi di contribuenti in tutto il territorio italiano

Adesso, dopo 15 anni, ci si va accorgendo che forse lo strumento anziché utile è dannoso più di quel che si pensasse: su 1056 miliardi di crediti affidati dai vari enti locali ad Equitalia, la società per la riscossione è riuscita a recuperarne solo 51. In media 3,4 miliardi annui, pari a meno del 5% del totale.

All'università, quando ci insegnavano scienza delle finanze, ci avevano parlato anche di un concetto che si chiamava "l'economicità dell'imposta", ovverossia se per riscuotere 10 da una tassa lo Stato doveva spendere 15, era meglio che tale tassa fosse abbandonata. Adesso Equitalia ammette che quanto è riuscita a riscuotere è poco e chiede ulteriori strumenti di terrorismo fiscale (accesso ai conti correnti bancari, incameramento di depositi di privati eccetera), ma non dice quanto è costata l'enorme struttura che è stata instaurata in tutta la penisola per un quindicennio. Sorge il dubbio che la spesa dell'elefantiaco sistema sia maggiore di quanto esso abbia potuto recuperare allo Stato.

Se Equitalia è riuscita, in un periodo così lungo e con strumenti così potenti tanto da essere condannati ogni giorno dalla stampa quotidiana, a fare solo questi risultati vi sono solo due o tre possibilità:

La prima, che la struttura non sia adeguata ai compiti che le vengono richiesti e questo non dovrebbe essere possibile per via delle caratteristiche di reclutamento e di preparazione del personale dell'Agenzia.

La seconda, che l'Agenzia riceve dallo Stato della documentazione carente per cui non sta in piedi ad una prima opposizione dei contribuenti.

La terza, che all'Agenzia vengono inviati ruoli inesigibili dal nascere, per i quali un esame preventivo da parte degli enti accertatori dovrebbe costituire una necessaria cautela.

Tuttavia l'azione di Equitalia pare rivolta verso un'altra direzione: la richiesta di disponibilità sempre maggiore dei dati degli istituti di credito e di tutti i rapporti finanziari, insomma un vero e proprio "grande fratello" fiscale al cui occhio non dovrebbe sfuggire nulla e che dovrebbe essere presente tutta la vita del contribuente come un elemento di terrore.

Che ci sia qualche cosa che non va nell'Agenzia è provato da alcuni fatti: in Veneto sono parecchi i comuni che hanno preferito abbandonare Equitalia e che provvedono in proprio alla riscossione dei tributi. E' di questi giorni la notizia che Equitalia è uscita dalla riscossione dei tributi locali per concentrarsi soltanto sui tributi erariali: non sappiamo se sia un segnale di risistemazione della Agenzia o se possa essere un segnale di inadeguatezza della medesima. Tuttavia resta il fatto che un ente strombazzato come risolutore di problemi si sia rivelato all'italiana soltanto un inutile carrozzone.

* Lettera Numero: 626

Giorgio Maria Cambie: laureato in Economia e Commercio, dottore commercialista, revisore contabile, consulente del Giudice, è stato consigliere e presidente dell' Ordine dei Dottori Commercialisti di Verona. Componente della " Commission de Formation et de Perfectionnement Professionel" della Union Européenne des Experts Comptables, Economiques et Financiers (U.E.C.); Staff observer dello International Accounting Standards Committee. (I.A.S.C.); Presidente della Middle European Consultants Association (M.E.C.A.); Direttore responsabile de " Il Commercialista Veneto".

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