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Il rilancio dell’economia: l’opposto di quello che fa il governo

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Trento, 10 maggio 2020. - di Claudio Taverna

Cosa si deve fare per rilanciare l'economia? Presto detto, si deve fare il contrario di ciò che dice di fare il governo.

Non occorre essere laureati alla Bocconi per capire che l'Italia, nelle sue variegate articolazioni territoriali, l'Italia degli 8 mila comuni, l'Italia delle piccole e medie imprese, ha bisogno di norme semplici ed immediate per il suo rilancio, dopo due mesi e mezzo di chiusura.

E' più che sufficiente aver conseguito il diploma di ragioniere all'Istituto Tecnico Antonio Tambosi di Trento per sapere che l' 82%% del tessuto imprenditoriale italiano è costituiti da piccole e medie imprese con un giro d'affari inferiore a 50 milioni€, che impiegano l'82% dei lavoratori in Italia (ben oltre la media della UE) e rappresentano il 92% delle imprese attive. Questi numeri fanno delle PMI una realtà pregnante dell'economia italiana e sono il frutto di tradizioni e imprenditorialità diffuse nei territori.

Secondo stime, nel 2017 c'erano circa 5,3 milioni di PMI che occupavano oltre 15 milioni di persone con un fatturato di 2.000 miliardi€, il 90% del debito pubblico.
La loro attività si sviluppa soprattutto nei settori dei servizi, dell'edilizia e dell'agricoltura (72% dei dipendenti delle PMI in Italia).

Le PMI hanno un ruolo fondamentale nell'economia di alcuni territori. Per il Sud, le PMI sono l'83% della produzione, rispetto alla media nazionale del 57%.
Per l'occupazione, nelle regioni meridionali, le PMI segnano il 95% della forza lavoro.

Il contributo delle PMI all'economia nazionale è insostituibile, ma va letto anche in termini che superano i dati economici per garantire un ruolo strategico nella vita culturale e sociale italiana.

Ecco la descrizione della realtà economico-sociale dell'Italia.

Cosa ha fin qui fatto il governo (con la g minuscola). Due provvedimenti: "Cura Italia" & "Liquidità" così solennemente battezzati dal governo Conte e normativamente contenuti rispettivamente nel d.l. 18/2020 e al d.l. 23/2020 dettano disposizioni relative all'emergenza Covid-19.

Le provvidenze non hanno avuto fino a questo momento pratica attuazione. Le partite IVA, prima per il blocco del sistema informatico dell'INPS, poi per ragioni di copertura, sono state, per una platea non indifferente di soggetti, disattese.

I prestiti fino a 25mila€ garantiti dallo Stato a favore delle imprese sono soggetti alle verifiche degli istituti di credito secondo le procedure di rito, per cui saranno concessi secondo il loro insindacabile giudizio. Infatti, il ricorso ai prestiti di questo tipo è stato esercitato a tutt'oggi appena dal' 1,8% dei potenziali aventi diritto.

Stessa musica per prestiti, sempre garantiti dallo Stato, di somme superiori.

E' più che necessaria - lo ribadiamo - la radicale inversione di marcia che con l'erogazione di contributi a fondo perduto per il periodo di chiusura delle attività, prendendo a base il reddito dell'anno precedente; la sospensione del pagamento delle imposte di qualsiasi tipo, a cominciare dall'acconto di imposta che nel nostro sistema tributario detta l'obbligo del pagamento dell'Irpef al 100% per il reddito conseguito nell'anno di imposta 2021, l'eliminazione dell'IRAP, iniqua imposta che tassa il lavoro e i debiti.

Tutto ciò, dovrebbe essere nel decreto "rilancio" previsto per aprile, ma slittato a maggio.

Così si darà fiducia alle imprese, al lavoro autonomo, alle libere professioni, che saranno da soli capaci di rialzarsi.

Il rilancio dell’economia: l’opposto di quello che fa il governo

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