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BCE: Costo del denaro + 0,50, conseguenze su mutui e prestiti

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Madame Lagarde spinge la BCE ad aumentare il costo del denaro. Chi soffrirà l'aumento saranno i cittadini e le imprese che ricorrono a presti a tasso variabile

Trento, 26 luglio 2022. - di Claudio Taverna

La decisione è storica perché la BCE, dopo oltre 10 anni, interviene con il rialzo dei tassi di interesse di mezzo punto percentuale.

La giustificazione. Il quadro economico preoccupante, con il tasso di inflazione che si aggira sulla doppia cifra, ha convinto la BCE ad operare una "stretta monetaria", contravvenendo le previsioni che l'aumento si attestasse ad una quarto di punto percentuale (0,25%).

Il tasso di interesse è il principale strumento di politica monetaria per il mantenimento della stabilità dei prezzi, ovvero un'inflazione intorno al 2%.

Conseguenze. Perdita del valore dei risparmi, riduzione della disponibilità di moneta in circolazione, meno spese, meno domanda, meno investimenti, con rischio di frenare la crescita.

L'aumento dei tassi della BCE influenza il lievello generale dei tassi di interesse, ovvero il costo del denaro, cosicché le banche dell'Eurozona pagheranno un costo maggiore per prendere in prestito denaro dalla Bce. Anche i prestiti e i finanziamenti a tasso variabile, come i mutui per l'acquisto di una casa, per imprese e cittadini saranno più costosi. Il parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile è l'Euribor che, come gli altri tassi di interesse interbancari, è molto sensibile alla variazione del tasso Bce.

La situazione potrebbe essere più pesante per gli Stati, come l'Italia, se la BCE non eviterà, come in passato, la frammentazione del mercato europeo di cui conosciamo gli effetti.
L'aumento dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi segnala, seppure in maniera approssimativa, il livello di rischio del Paese. Se per un mutuo il parametro di riferimento non è lo spread, ma l'Euribor, tuttavia uno spread maggiore indebolisce le banche, che sono così più prudenti a erogare i prestiti o li concedono a tassi maggiori.

Quando i tassi di interesse salgono, gli Stati che emettono titoli del debito pubblico per finanziarsi dovranno offrire al mercato tassi più appetitosi. Tuttavia, gli interventi della BCE, con strumenti simili al "quantitative easing", sono finalizzati al controllo degli spread.

Nel caso dell'Italia, l'elevata durata media del debito, ca sette anni, con il oltre il 70% a tasso fisso, rallenta se non annulla l'aumento dei tassi e quindi lo spread.
Non va sottaciuta la perdita di valore delle obbligazioni emesse in precedenza, in quanto meno redditizie di quelle di nuova collocazione e, quindi, meno appetibili sul mercato.

La stretta monetaria porta al miglioramento del tasso di cambio dell'euro che quota in torno alla parità con il dollaro. Il suo rafforzamento è la conseguenza della politica aggressiva della Federal Reserve.

Conclusioni. Una moneta debole favorisce turismo ed esportazioni, tuttavia è dannosa per gli Stati che importano molti beni, specialmente materie prime, ma una stretta monetaria, tuttavia, frena la crescita, per la contrazione dei consumi e degli investimenti da parte delle imprese.

(nella foto Christine Lagarde)

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