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Distrutti i santuari islamici a Timbuctù

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Saantuari islamici nel MalìTrento, 2 luglio 2012. - di Tobias Fior

Quello che sta accadendo nelle ultime ventiquattr'ore nel nord del Mali è davvero qualcosa di incredibilmente vergognoso. Alcuni gruppi jihadisti, che da parecchio tempo tiene sotto stretto controllo il nord della nazione, ha cominciato la distruzione di alcuni santuari di Timbuctù e in particolare quello intitolato a Sidi Mahmoud, santuario da collocarsi attorno al quindicesimo secolo. Ciò che più sorprende è che questi santuari non sono di altre religioni, bensì proprio di religione islamica. Eppure questo è un vero e proprio allarme che viene lanciato direttamente dal primo ministro del Mali, che ha fatto appello all'Onu per riuscire a salvare questi bellissimi santuari, dichiarati dall'Unesco, patrimonio dell'umanità.

A sentire queste notizie ci vengono subito alla mente le immagini delle statue millenarie dei Buddha alte più di cento metri, distrutte dalla furia dei talebani. I Buddha erano ovviamente un simbolo che andava contro la fede islamica, che infangava il credo dei talebani, ma quello che sta succedendo in queste ore a Timbuctù ha un altro motivo.

I santuari in particolar modo quello dedicato a Sidi Mahmoud, appartengono alla prima ondata di islamizzazione dell'Africa e quindi dovrebbero essere tenuti in estrema considerazione dai fedeli dell'Islam; invece, secondo i fondamentalisti, il culto di questi santuari sono contrari alla famosa "sha'ria". Il santuario di Sidi Mahmoud era già stato dato alle fiamme nel mese di maggio, in parte dunque era già stato distrutto, in queste ore però i fondamentalisti si sono scagliati per distruggerlo del tutto, con scalpelli, picconi e zappe. Quello che avrebbe scatenato la furia di questi gruppi islamici non sarebbe tanto il culto di questi santuari, piuttosto il fatto che l'Unesco li abbia riconosciuti come patrimonio universale.

Quello che maggiormente preoccupa è l'intenzione dei gruppi jihadisti di non fermarsi solamente ai santuari, ma anzi di continuare l'ondata di distruzione non risparmiando cimiteri e altri santuari, al grido di "Allah akbar" sono pronti a distruggere tutto quanto. Questi gruppi vogliono far prevalere l'idea che secondo la sha'ria questi santuari sono da considerarsi "haram" ovvero "proibiti". Secondo la sha'ria infatti qualsiasi altra forma di adorazione, che non sia quella del Dio unico, è da considerarsi politeista e quindi "proibita". Inoltre non vogliono che l'Unesco si immischi negli affari loro, così infatti hanno dichiarato gli stessi gruppi.

Il governo del Mali ha cominciato subito a fare un appello sia all'Onu che ad altre Nazioni in modo da impedire la distruzione di altri patrimoni di Timbuctù elencati nel sito dell'Unesco. Infatti ci sarebbe tre moschee, ben sedici cimiteri e altrettanti santuari. Il ministro della Cultura del Mali vuole fare in modo che le Nazioni Unite prendano misure concrete per preservare il patrimonio artistico e culturale della sua Nazione. A questo appello si è aggiunto anche il Marocco che chiede un intervento da parte degli altri Stati islamici.

C'è da sottolineare come qualche giorno fa questi gruppi ribelli islamici abbiano preso in mano tutto il controllo del nord del Mali, scacciando addirittura i nomadi tuareg. I ribelli hanno festeggiato la cacciata dei tuareg dopo giorni di battaglie combattute a colpi di artiglieria pesante. E pensare che fino a qualche tempo prima tuareg e islamisti erano uniti, ora invece il Movimento dei tuareg vuole rimanere laico, mentre il Movimento per l'unicità di Dio, vuole rimanere fedele alla legge coranica ed esclude qualsiasi intransigenza. Nel nord ora i jihadisti sono dominanti, ovviamente a spese dei tuareg e del patrimonio artistico del Mali.

Tobias Fior *

* Giornalista, scrittore. Coordinatore Regionale Alleanza Italiana FVG.

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