Per risparmiatori e in genere per i clienti delle banche….. dalla padella alla brace

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A tasche vuoteTrento, 23 aprile 2013. - di Claudio Taverna

Con la consapevolezza dell'esistenza di grandi temi irrisolti quali la sovranità monetaria riconosciuta alle banche sottraendo la moneta alla sovranità popolare e nazionale con il perverso rapporto tra istituti bancari, signoraggio e debito pubblico, con la copertura della "immunità o insindacabilità decisionale e operativa della BCE e delle banche centrali" (artt. 105, 105A e 107 del Trattato di Maastricht) e dell'artificioso rapporto tra moneta e produzione, osserviamo che le banche, anche se da tempo si "professano" etiche e solidali, in realtà lo sono con i loro azionisti e con i clienti più ricchi.

Appena rimossa la "Commissione di Massimo Scoperto" (c.m.s.) (tra l'altro illegittima perché come è noto ricadeva nella fattispecie dell'anatocismo e quindi del divieto del computo dell'interesse sull'interesse art. 1283 c.c.; T.U.I.R. Bancario, L. 385 dell'1/09/93 e successive modifiche, come in particolare la L. n. 108 del 7 marzo 1996) e subito il sistema bancario nazionale, legittimato dal suo "potere forte", ha pensato bene di sostituirla con un'altra commissione la c.d. "Commissione di Mancanza Fondi" (c.m.f) che potesse sopperire ai mancati introiti della c.m.s.

In verità, pochi ebbero modo di pronunciarsi contro la c.m.s. perché il sistema bancario l'aveva presentata come una commissione da potersi legalmente applicare facendola rientrare in una casistica borderline, cosicché nessuno potesse realmente avanzare denunce concrete contro la sua stessa legittimazione e dunque, non c'è mai stata, a livello politico ed istituzionale, la reale volontà di contrastare a fondo il potere della Banca-Padrona in questo campo.

Perché era vergognosa la c.m.s.? Perché persone fisiche e aziende, oltre a pagare gli interessi sull'utilizzo dell'apertura di credito bancario (volgarmente detto "fido" bancario), erano tenute a sostenere una commissione aggiuntiva che veniva calcolata sulla punta massima di sconfinamento raggiunta in un determinato periodo di tempo. In altre parole, sul picco massimo di saldo negativo di conto corrente, le Banche applicavano uno spread (che variava da cliente a cliente e poteva andare dallo 0,5 fino addirittura al 2%) di commissione aggiuntiva che veniva addebitato oltre ai normali interessi di fido.

Appena dichiarata illegittima la c.m.s., le banche (col benestare del governo, ovviamente) si sono subito mosse per riparare al mancato introito rivedendo in aumento l'entità di quasi tutte le commissioni: dalle spese per i bonifici Italia a quelli per i transfer esteri, dalle commissioni di canone "pagobancomat" a quelle della carta di credito, dalle spese di tenuta conto corrente alle spese di recupero postale e via dicendo.

Ma non solo! Vista la crisi imperante e la difficoltà di mantenere immutati gli utili con questi semplici correttivi in termini di spesa, le banche hanno pensato bene di introdurre una nuova ?voce di guadagno? a sostituzione della c.m.s. (Commissione Massimo Scoperto) la c.m.f. (Commissione Mancanza Fondi).

In cosa consiste? È rivolta a tutti i clienti (persone fisiche e aziende) anche se non sono regolarmente affidate (quindi senza un fido di conto) che superino di una data cifra (che varia da banca a banca) il limite di saldo negativo di conto. Supponendo che questo limite sia fissato a 100 euro, se il conto corrente in questione si trova con un saldo negativo che supera 100 euro, verranno applicate delle commissioni (anche queste determinate autonomamente dalle singole banche) per ogni giorno. Si intuisce, quindi, che le cifre addebitate sono di entità ben superiore rispetto agli importi determinati con l'applicazione della soppressa c.m.s. La quantificazione in termini percentuali resa con un semplicissimo calcolo supera di gran lunga il limite fissato per legge del tasso usuraio.

Ad esempio, citiamo casi molto frequenti di clienti che hanno subito l'onere di 300-400 euro, in relazione a sconfinamenti per tutta la durata del trimestre. Basta infatti moltiplicare per 5 euro (c.m.f. applicata da alcune banche) il numero di giorni della durata di un trimestre (in genere 90) e si ottiene la fantomatica cifra di 450 euro di interessi da pagare!!! Non è forse questa una cifra da usuraio?

Ma che dire delle spese telefoniche? Queste vengono addebitate "a piacere" dalle banche e giustificate con comunicazioni fatte al cliente dove si dice che a partire da una certa data la banca ha facoltà di rivalersi sul cliente per determinate spese tra cui compaiono anche le spese telefoniche.

L'addebito di cinquanta euro praticato da quasi tutte le banche per un fantomatico rinnovo fido, mentre la valuta per sconti commerciali effetti RB è di dieci-dodici giorni, mentre il costo per effetto è di cinque euro, undici euro per la distinta; tutto avviene per decisione unilaterale senza accordi preventivi tra banca e cliente.

Insomma, in mancanza di una legge chiara e precisa che regolamenti i rapporti tra banche e clienti, la Banca è arbitrariamente legittimata ad imporre a sua discrezione oneri e balzelli, mentre il cliente si trova quasi sempre in balia di "fantasiose invenzioni" di costi dei servizi e del tutto indifeso.

Infine, mentre non regge la distanza tra il tasso attivo a favore dei clienti, prossimo allo 0,00 e tasso passivo pagato dai clienti alle banche nella tenuta di un conto corrente, del tutto ininfluente risulta la riduzione dal 27% e 20% della ritenuta d'acconto secca sugli interessi attivi, molto onerosa risulta l'imposta di bollo nelle chiusure trimestrali.

Infine, i recenti interventi legislativi hanno modificato non poco le regole sulle imposte da applicare ai prodotti finanziari. Ai rendimenti dei prodotti viene applicata una ritenuta d'acconto del 20%, come abbiamo detto. Per quanto riguarda invece l'imposta di bollo, per libretti di risparmio e conti correnti si pagano 34,20 euro all'anno (persone fisiche), nel caso in cui la giacenza media superi i 5.000 euro. Per i conti deposito, invece, nel 2012 si pagava lo 0,10% con un minimo di 34,20 euro ed un massimo del 1.200 euro, mentre nel 2013 si è passati allo 0,15% con il minimo di 34,20 euro senza limite massimo e indipendentemente dalla giacenza media, a conclusione del contratto o al 31.12 di ciascun anno.

Per risparmiatori e in genere per i  clienti delle banche….. dalla padella alla brace