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Shale gas

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Il mareVerona, 17 giugno 2013. - di Giorgio Maria Cambié *

I profeti di sciagure non hanno mai indovinato molto: da quelli che nel '800 profetizzarono che con l'aumento delle carrozze Londra per la fine del secolo sarebbe stata sepolta da uno strato di qualche metro di deiezioni di cavallo, o quelli, più recenti, che prevedevano che in una cinquantina d'anni avremmo dovuto spingere le automobili a mano per l'esaurimento del petrolio.

Questi ultimi sono stati sbugiardati dall'impiego del metano, o natural gas, che sta trovando sempre maggiori impieghi. Il metano c'è in tutto il mondo, in particolare a grande profondità marina negli scisti (shale in inglese), rocce stratificate che ne hanno intrappolata fra gli strati una grande quantità, conosciuto col nome di shale gas.

In Canada, dove gli scisti bituminosi affiorano in superficie, si era tentato da tempo di estrarne idrocarburi, ma il basso costo del petrolio e l'arretratezza delle tecniche avevano fatto abbandonare il tentativo, ora ripreso con l'aumento del prezzo del petrolio. Ma la vera risorsa sta negli scisti alle grandi profondità. Praticando negli strati delle microfratture con particolari tecnologie, si libera il metano che può essere catturato in superficie ed avviato ai gasdotti ed agli impianti di trattamento. Anche qui, le tecnologie sono note da tempo, ma l'aumento del prezzo del petrolio e del gas ha ora fatto divenire economico lo sfuttamento dello shale gas in cui primeggiano gli Usa dove sono stati reperiti giacimenti sufficienti per 100 anni.

Ne sono stati trovati anche in Europa, in particolare in Spagna, ma sinora il prezzo del gas americano, che gli esperti prevedono resti tale per un ventennio, è di 4/5 dollari per 1000 piedi cubi, rispetto al prezzo europeo di 10/13 e quello asiatico di 15/20. Con questi prezzi, gli Stati Uniti sono sulla via di divenire il maggior produttore di gas del mondo. Per essi significa la fine della dipendenza energetica da paesi non proprio amici, come la Russia o il Venezuela e poter fornire energia a basso costo alle loro imprese, permettendo di aumentare la competitività a livello internazionale.

In Europa tutti si sono dati da fare con risultati più o meno felici, ma quasi tutti coronati da qualche successo. Lo sfruttamento dipenderà dagli ostacoli posti dalle lobbies ambientaliste di ogni stato.

E da noi? Tutto tace, a meno che le ricerche vengano effettuate en cachette per paura degli ambientalisti. Certo che l'abbandono del progetto del rigassificatore in Adriatico non promette niente di buono. Succederà come per l'energia elettrica, che comperiamo più cara dalle centrali atomiche vicine ai nostri confini (tra cui quelle slovacche di proprietà della nostra ENEL) per le interessate opposizioni di varie nostre lobbies.

 

* Lettera Politica 434

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