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Dall’euro si può uscire

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euro1Trento, 10 dicembre 2013. – di Marco Furlan

Ogni giorno in Italia girano 60 miliardi di euro (stima per difetto), la maggior parte dei quali è moneta elettronica ed una piccola parte(il 3-4 %) è cartacea. Sempre, in Italia vi sono 6.000 miliardi di euro (stima per difetto)posseduti dagli italiani, nei conti correnti, dalle associazioni, fondi ecc....e questi 6.000 miliardi che equivalgono a circa il triplo del debito pubblico. Il debito pubblico è di circa 2020 miliardi di euro ed i suoi interessi annuali ammontano circa 85 miliardi. Una menzogna molto ricorrente sulle nostre televisioni per bocca di economisti dei partiti è quella che se l'Italia uscisse dall'UE gli euro italiani verrebbero convertiti in lire; nulla è più sbagliato e falso di questa affermazione per i seguenti motivi.

1 )la lira non esiste più ed il valore della nuova lira, per la lex monetae dovrebbe essere deciso dallo stato sovrano, con gli altri stati verrebbe concordata soltanto la quantità di moneta (elettronica e cartacea) emissibile per quel valore al cambio.

2) i 6000 miliardi degli italiani sono stati emessi dalla BCE, risultano, sono reali, non possono scomparire e sono stati in qualche modo pagati dall'Italia e dagli italiani. Di fatto, se l'Italia uscisse dall'euro si ritroverebbe un debito di circa 2020 miliardi da un lato ed un credito di circa 6000 miliardi che sono anche il frutto di tutti gli immobili e le aziende che in questi anni i tedeschi ed i francesi hanno comperato sul nostro territorio a prezzo di saldo; sottraendo 2020 a 6000 rimangono 3980 che sarebbero gli euro che potrebbero garantire i pagamenti con l'estero di imprese e cittadini viaggianti per tutto il tempo necessario a concordare il quantitativo emissibile di nuova moneta al fine del suo riconoscimento internazionale la quale potrebbe nascere, se la classe politica italiana volesse finalmente azzerare il debito pubblico , molto più stabile della precedente lira. L'azzeramento del debito potrebbe preludere anche una giusta e sensata abolizione dei titoli di stato come fonte finanziaria per evitare che tutto quello che ha vissuto la nostra generazione non si ripeta più nel futuro. Dovete sapere che è lo Stato che decide il valore internazionale al cambio della propria moneta ed in base a quel valore sarà concordato con gli altri stati il quantitativo di moneta emissibile.

Lo Stato aquisirebbe gli euro e sarebbe tenuto a garantire ai correntisti ed ai titolari di fondi lo stesso potere di acquisto in nuova moneta. I politici che parlano di svalutazione della lira in caso di fuoriuscita dell'Italia dall'euro si riferiscono al passaggio da una moneta ad una nuova CON L'ESTINZIONE DELLA PRIMA ,per fare un esempio, se gli USA cambiassero il dollaro in un nuovo dollaro dovrebbero fare i conti con il debito , estinguerlo e perciò si troverebbero ad avere un nuovo dollaro svalutato dal debito, con l'euro è diverso perché l'euro NON SI ESTINGUEREBBE con l'uscita dell'Italia ma rimarrebbe in auge; il fatto che l'euro non si estinguerebbe implica la non obbligatorietà del cambio, al massimo, s e volessimo ripagare le sessanta tonnellate di oro che sono in garanzia pro quota ed a disposizione della BCE ma custodite da noi in safekeeping deposit senza doverle cedere potremmo pagare la cifra in euro relativa a quelle 60 tonnellate; vi ricordo che il deposito complessivo di oro italiano è di 2.452 tonnellate di cui solo 60 tonnellate sono nella disponibilità della UE e che se il totale dell'oro venisse pagato a 40 euro per grammo sarebbero circa 109 miliardi di euro, l'annullamento della garanzia pro quota (60 tonnellate) potrebbe costarci circa 27 miliardi di euro . La proprietà degli euro presenti in Italia non sarebbe in discussione come non verrebbe messa in discussione la proprietà degli immobili e delle società acquistate da francesi e tedeschi in questi tristi anni. In poche parole la nuova lira ripartirebbe da zero, senza debito, con il nostro oro a garantirla e con tutto ciò che rimane detraendo il debito ed il valore dell'oro in garanzia dai 6000 miliardi di euro esistenti e cioè circa 3953 miliardi di euro, che servirebbero a garantire le spese con l'estero di aziende e cittadini italiani durante tutto il periodo di transizione. L'azzeramento del debito porterebbe all'economia italiana 85 miliardi di euro di risparmio ogni anno sugli interessi che non dovrebbero essere più pagati.

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