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La Storia vive anche con i raduni

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Monselice, 12 giugno 2019. – di Adalberto de' Bartolomeis

In una cornice di antica tradizione militare, che oggi, purtroppo, spiace avere la percezione, ma anche la consapevolezza che passerebbe per desueta, perché per molti, non esito a pensare, la riterrebbero anche inutile, il 7 ed 8 giugno di quest'anno si è svolto a Merano l'ottavo raduno annuale di veterani con addirittura la presenza di un paio di reduci di un vissuto che si allontana sempre più da quel secondo conflitto mondiale.

Tutti ex militari, graduati, semplici soldati, sottufficiali ed ufficiali. Tutti, compresi i due reduci, si sono presentati in un perfetto stato psico-fisico, nonostante il tempo scandisca, implacabile, gli evidenti segni di un'anagrafica che avanza.

115 sono convenuti presso il Circolo di Presidio dell'Esercito di via Mainardo, chiamati a raccolta, già il pomeriggio del 7 giugno, da un carismatico ex Sottufficiale, Presidente dell'Associazione di Cavalleria, Sezione di Merano.

Persona che spicca per doti di grande stile, quasi appartengano ad altri tempi. Questo numero non indifferente di radunisti hanno prestato servizio nel Reggimento Savoia Cavalleria, a Merano, eccetto i due longevi reduci, che finita la guerra ritornarono alla vita civile.

Tutti gli altri, in tempi diversi, dal 1957 fino al 1995, ciascuno ha avuto la propria "storia" con questo reparto che, di fatto, va ad allungare un elenco di appartenuti che costituirono il reggimento oltre trecento anni fa, in quanto risulta l'unità militare più antica d'Europa, di Cavalleria perché si costituì con editto di Sua Altezza Reale di Savoia, Vittorio Amedeo II, il 23 luglio 1692, in Piemonte, il quale lo volle alle sue dirette dipendenze, così come fu per i successivi regnanti.

Con un medagliere infinito, pluridecorato ed inoltre insignito di ben 2 medaglie d'oro al valor militare allo Stendardo, divenne famoso nella 1^ guerra mondiale nella presa di Gorizia, ma soprattutto per un'epica carica, il 24 agosto 1942, eroicamente vinta, per un solo giorno, ad Isbuscenskij, dentro la sacca del fiume Don.

L'unità operava nell' ARMIR - 8^ Armata Italiana in Russia, che apparteneva al Corpo di Spedizione Militare del Regio Esercito. I resti di questo reggimento rientrarono in Italia nel 1943, ma smembrato dopo l'8 settembre lo stesso riuscì a partecipare alla guerra di Liberazione risalendo l'Italia nel ricostituito Esercito italiano dal famoso Regno del Sud.

Nel 1957 da Milano si trasferì appunto a Merano e andò a dislocarsi nella stessa caserma dove precedeva un altro glorioso reggimento di Cavalleria, dal 1939 al 1941, il Piemonte Reale. Tale caserma è ancora lì a testimoniare tutta la sua anzianità, perché costruita nella seconda metà degli anni '30 il cui nome è ancora rimasto "Polonio".

Per 38 anni vide vivere questo reggimento con tutta la sua caratteristica operativa che forse poteva sembrare poco adatta in un contesto geografico di montagna e non di pianura, dove sono ancora indicate per specificità d'impiego le sole truppe alpine.

Nel 1995 il reggimento si trasferì a Grosseto, inquadrato nell'unità organica della Brigata Paracadutisti Folgore, di Livorno, dove tutt'ora continua a raccontare la sua multi funzionale attività operativa ed istituzionale.

Nel 1946 fu la prima unità militare che adottò nell'Esercito il basco nero, come elemento distintivo, all'epoca, con fregio contraddistinto da una fiamma sormontata da un piccolo cerchietto, dove al centro appare il numero 3, in ordine consequenziale della sua storica costituzione.

Poi ci sono le mostreggiature che sul bavero della giubba un tempo erano in tessuto di lana, nere anch'esse, contraddistinte dalla fiamma a tre punte e stelletta al centro, le quali, con il susseguirsi dei cambiamenti delle più recenti uniformi furono sostituite con le stesse, ma in formato ridotto ed in metallo; infine, altro elemento distintivo ed unico, la cravatta di lana, stile inglese, di colore rosso, simbolo che si vuole che il filetto rosso che borda il bavero nero dello stesso reggimento sia stato un episodio che ha arrossato un ignoto portaordini in una battaglia.

L'attuale reggimento, dislocato nella Maremma grossetana, quando indossa l'uniforme ordinaria mantiene sempre questi elementi distintivi.

Suggestivo è stato questo ottavo raduno, con la presenza dello stesso Sindaco di Merano che nel 1975 vi prestò servizio come semplice militare di leva, un "cavaliere".
Tutti i militari che appartengono a quest'arma dell'Esercito si chiamano "cavalieri" e lo sono per sempre, anche quando vanno in congedo.

Presso la caserma "Polonio" che lo ha ospitato per tanti anni, al consueto squillo di tromba ed alza bandiera sono susseguiti brevi allocuzioni di rito, la cosiddetta " messa sul campo" con benedizione ed il "rancio" ( pranzo di corpo) con tutti i veterani e loro familiari che, per ormai lunga tradizione da quel fatto d'arme, sopra menzionato, mantengono una simpatica usanza: scandiscono i tempi della carica a cavallo al grido finale di "Savoia".

Il più anziano, in questo caso il Presidente dell'associazione di Merano ha dato, in rispetto al richiamo, ormai, di un'antica consuetudine, gli ordini, come se tutti i presenti fossero idealmente in sella al proprio cavallo, per cui scandendo una sequenza lenta, con il tono che si dà all'animale perché li recepisca, il primo "ordine" è "passo", poi "trotto", poi " galoppo", infine " pronti per la carica", " caricat", per tre volte e per tre volte la circostanza vuole che si risponda ad unisono al grido "Savoia".

C'è da rammentare d'altronde che fu storicamente il grido di battaglia in tutte le guerre pre risorgimentali dell'intero Regio Esercito ed in particolare di assalto nella 1^ guerra mondiale, fino a concludere una lunga epoca, con l'ultima carica a cavallo, avvenuta, però, in Croazia il 17 ottobre 1942 da parte del 14^ Reggimento Cavalleggeri di Alessandria, con la quale venne scandito, appunto, lo spartiacque di un'antica consuetudine.

Per apposita emanazione d'ordine da parte di Vittorio Emanuele III, da quella stessa data il grido non venne mai più invocato. Soltanto in certe ricorrenze e rievocazioni l'attuale, unico reggimento che ne fa ancora uso, per rispetto ad una tradizione lontana è il Savoia Cavalleria, unito alla sua associazione d'Arma a Merano.

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