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Interessante e partecipato l'incontro su "Ecologia della memoria"

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degli Avancini GrandiTrento, 31 ottobre 2019. - Redazione

Con ampio concorso di pubblico e una feconda atmosfera intergenerazionale martedì 29 ottobre scorso si è tenuta la lezione di "didattica aperta" su Ecologia della memoria (1) al corso di Storia sociale progredito della laurea magistrale Gestione Organizzazione Territorio dell'Università di Trento -docente Casimira Grandi- in collaborazione con il FAI del Trentino sulla dibattuta destinazione museale del Palazzo delle Albere.

L'archivista in quiescenza del Comune di Trento signor Vincenzo Adorno ha presentato alcuni documenti inediti su La memoria culturale di una città, inerenti alle collezioni di artisti trentini destinate all'inesistente "Museo civico" di Trento, proponendo l'irrisolto problema sulla collocazione e proprietà delle stesse, nello specifico se viene meno il "rispetto della volontà" dei donatori. La presidente del Fai del Trentino prof. Giovanna degli Avancini ha esposto da par suo la problematicità di affrontare la Memoria etica nella destinazione attualmente proposta per il Palazzo delle Albere, già protagonista in tempi recenti di numerose querelles per il discutibile uso degli spazi circostanti, proponendo una volta di più la necessità di risolvere annose controversie alla luce di adeguate conoscenze storiche e urbanistiche.

L'incontro è stato chiuso dalla brillante riflessione del dr. Leonardo De Biasi -delegato regionale Fai alla comunicazione- sull'Ecologia della memoria, un erudito approccio semantico di oikos nella sua polisemia, così da offrire nuovi orizzonti interpretativi alla problematica affrontata nell'incontro. L'innovativa modalità didattica, inconsueta nell'Ateneo trentino, ha consentito un vivace dibattito di chiusura tra i numerosi soci FAI intervenuti e protagonisti informati dei fatti per età e residenza, che ha coinvolto gli studenti ed ha permesso loro di comprendere concretamente cosa significa "patrimonio culturale da trasmettere alle future generazioni", soprattutto quando è un monumento sul territorio emotivo di una città che sta elaborando la sua memoria tra principi vescovi, industrializzazione e virtuale, con il pericolo di cancellare ineludibili riferimenti culturali.

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