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Un'esperienza telefonica di un amico affetto da Covid -19

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Monselice, 10 marzo 2020. - di Adalberto de' Bartolomeis

Ieri mattina, 9 marzo 2019, sapendo che un caro amico, un mio collega militare, di alto grado, in servizio e compagno di corso dell'Accademia Militare di Modena, del 161 corso "Esempio", si era sottoposto al test di positività al Coronavirus, con applicazione dell'apposito tampone, presso l'ospedale del Celio di Roma, lo stesso mi comunicava, per "whatsapp", che era affetto dal Covid-19.

L'ho prontamente chiamato per telefono e, in buona sostanza, ci siamo fatti una simpatica chiacchierata.

L'alto ufficiale, naturalmente, mi rispondeva dalla sua abitazione, sempre a Roma, dove dovrà rimanerci, isolato, ma anche con i suoi familiari, moglie e tre figli adulti, per tutto il periodo necessario affinché guarisca.

Quindi, anche i familiari, in quanto sani, come il mio amico collega, se con altissima probabilità, risultassero positivi alla prova del tampone, condivideranno con lui il decorso della malattia. In buona sostanza, mi diceva il collega che avverte una sindrome influenzale lieve, un po' di peso al torace, qualche piccolo colpo di tosse secca, leggeri indolenzimenti articolari e muco dal naso: nemmeno il raffreddore, nel suo caso.

Era quasi l'ora di pranzo quando intercorreva la mia telefonata con il collega ed alla mia domanda se avesse o meno inappetenza, lui, invece, mi ha risposto che si sentiva di mangiare "come un leone", nel senso che aveva un buon appetito, normale.

Qualcuno si domanderà perché ho voluto scrivere questo episodio? L'ho voluto esporre per sperare di poter sdrammatizzare in particolare chi, non affetto da nessun tipo di patologie, fermo restando che nessuno sia escluso da caderci nel contagio, compreso il sottoscritto, ma confidando, serenamente, in un atteggiamento fatalistico, le caratteristiche sono quelle di una normale influenza, solo che purtroppo non esistono precise cure.

Diversamente sono i casi di chi, però, si trovi in altre condizioni, differenti dall'amico di Roma e dei suoi familiari perché dovrà ricorrere al sostegno terapeutico e monitoraggio presso le strutture ospedaliere.

C'è da comprendere, però, che chi è affetto da patologie, purtroppo, è motivato a preoccuparsi, ma non troppo, perché è costretto a doversi sottoporre al ricovero in un ospedale, dove, comunque, l'apparato medico sanitario nazionale risulta essere molto preparato, se non addirittura di altissima capacità professionale, a livello internazionale.

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