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Covid-19: Lettera aperta del dottor Mario Mezzapesa

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Trento, 11 marzo 2020. - Redazione

Pubblichiamo la lettera aperta del dottor Mario Mezzapesa (nella foto), Dirigente Medico Anestesia e Rianimazione ASST Papa Giovanni XXIII - Bergamo, sull'epidemia Covid-19 (coronavirus).

" Mi chiamo Mario Mezzapesa, sono un cittadino putignanese, e sono un anestesista rianimatore che lavora nell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Uno degli ospedali individuati da regione Lombardia come hub di riferimento per il trattamento delle polmoniti interstiziali da nCoV-19.

Ho deciso di scrivere questo documento non per creare allarmismi, né per diffondere il panico, ma per condividere quello che in queste settimane stiamo vivendo in Lombardia, come medici e come cittadini. Questo perché a Putignano ho la mia famiglia, i miei affetti. Perché in queste settimane sto curando, insieme ad una schiera infaticabile di colleghi ed infermieri, persone che hanno l'età di mia madre, dei miei fratelli, delle mie nipoti e dei miei amici.

Alcuni di questi pazienti, purtroppo, non sono sopravvissuti. Altri stanno morendo perché non abbiamo più posto nelle terapie intensive a causa dell'elevato numero di contagi e, di conseguenza, dell'elevato numero di pazienti critici che hanno necessità di essere curati con tecnologia avanzata e ventilazione meccanica in terapia intensiva. Vi scrivo, perché ad oggi il Sistema Sanitario Nazionale ha bisogno dell'aiuto di tutti. Perché, come dimostrano i dati provenienti dalla Cina, l'unico strumento efficace per permettere a tutti di essere curati e ridurre al minimo la mortalità è costituito dal rispetto delle regole di quarantena, igiene, e limitazione della socialità.

L'infezione da nCoV-19 non è una banale influenza. Essa provoca in circa il 10% degli infettati una severa polmonite interstiziale che necessita di ricovero in terapia intensiva. Vista la facile trasmissibilità del virus, il 10% corrisponde a numeri molto alti (attualmente circa 250 malati in tutta la regione Lombardia che hanno bisogno di un ricovero in terapia intensiva). I tempi di degenza sono lunghi a causa della lenta guarigione dalla malattia.

Questo rallenta il turnover della degenza in terapia intensiva ed ha portato ad una rapida saturazione dei posti letto, con aumento della mortalità legato all'impossibilità di curare tutti adeguatamente. Per questo è fondamentale che tutti diano il loro contributo alla limitazione della diffusione del virus, perché solo rallentandone la diffusione, si potrà diminuire il numero di contagiati che necessitano contemporaneamente di terapia intensiva e garantire a tutti le cure necessarie. In questo scenario di emergenza sanitaria, per ora limitato al NordEst, non è accettabile il comportamento di chi non rispetta le regole di isolamento o di chi senza alcuna conoscenza dell'argomento snobba la pericolosità dell'infezione affermando "al primo caldo svanirà tutto". La verità è che non lo sappiamo cosa succederà con l'arrivo della bella stagione, perché in alcune regioni del mondo il virus si sta diffondendo anche a temperature sopra i 25° C. L'unica misura reale di contenimento è il rispetto delle regole di isolamento.

Questo permetterà contemporaneamente la limitazione della diffusione del virus e la possibilità del sistema sanitario nazionale di garantire a tutti le cure necessarie. Tenete conto che in questo momento tutte le energie del sistema sono concentrate sul trattamento della patologia nCoV-19. Questo significa aver sottratto personale e tecnologia al trattamento di tante altre patologie, dall'infarto acuto del miocardio, all'ictus, alla patologia oncologica e via discorrendo.

Tradotto vuol dire che a causa della pressione che questa emergenza sta esercitando sul sistema sanitario nazionale, altre persone rischiano la vita per un infarto, un ictus, un incidente stradale grave perché non ci sono abbastanza risorse per poter curare tutti adeguatamente. Questo non vuole essere un post allarmistico, né generante panico. Vuole solo essere un invito a tutti ad essere responsabili e a rispettare le regole.

Capisco se non credete a quello che scrivono i giornali. Ma vi chiedo di ascoltare chi questa emergenza la sta vivendo da dentro. Senza il vostro aiuto, il lavoro di noi medici ed infermieri rischia di essere totalmente vano. E se non volete rispettare le regole per voi stessi, perché vi ritenete immuni a tutto, perché pensate che tutto questo sia un'esagerazione, vi chiedo di farlo almeno per i vostri cari, perché, ripeto, questa è un'emergenza che rischia di non poter garantire il diritto alla salute anche di chi non è infetto a nCoV-19, ma si ammala di altre svariate patologie.

Grazie del vostro tempo.

Mario Mezzapesa

Dirigente Medico Anestesia e Rianimazione

ASST Papa Giovanni XXIII - Bergamo

Covid-19: Lettera aperta del dottor Mario Mezzapesa

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