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Lo stress lavoro correlato in sanità

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Trento, 12 febbraio 2021. - di Damiano Luchi

La parola "stress" deriva dal latino "strictus" che significa stretto, cioè che implica una costrizione a subire situazioni sgradite come la fatica l'ansia il disagio o il sovraccarico di lavoro con l'impossibilità di individuazione di alternative.

La valutazione dei rischi è generale e comprende anche per quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell'accordo europeo dell'8 ottobre 2004.

Nel periodo pandemico legato al covid-19 il settore sanitario in primis è stato costretto ad una dura prova, ma bisogna ricordare che gli operatori sono lavoratori con dei diritti e non tutti sono obbligati ad avere la vocazione di eroi.
Uno dei principali fattori di stress è la mancata chiarezza nei compiti assegnati ed i carichi di lavoro non conformi. Spesso accade che mansioni vengano delegate a collaboratori subordinati invece che essere svolte direttamente da dirigenti e funzionari per la delicatezza dei compiti.

Non si tratta semplicemente delle prerogative ordinistiche dei medici o degli infermieri ma anche di tutto il comparto amministrativo operante nella sanità.
Quindi spesso si è sentito di OSS che effettuano parte delle mansioni tipiche degli infermieri ma può accadere anche che degli infermieri chiedano a chi svolge compiti meramente amministrativi di somministrare questionari anamnestici o trattare dati medici oppure che un primario possa chiedere ad un impiagato amministrativo di elaborare e pianificare i turni dei medici anche se questo non è prettamente una competenza da delegare. Servirebbe pertanto un maggior controllo non solo ordinistico a tutela delle professioni ma anche interno delle Aziende sanitarie sul rispetto effettivo e non meramente formale delle mansioni. A volte gli Ordini professionali non rispettano le aspettative dei cittadini, non rispondono prontamente né hanno la possibilità di intervento. Il nuovo Ordine delle professioni infermieristiche stesso si è dotato di un codice deontologico davvero importante, quasi utopistico in certe situazioni.

Sono davvero efficaci le misure adottato fino ad ora o sono migliorabili? Gli Ordini tutelano prima i propri iscritti o i cittadini? Di questo nel dibattito pubblico si parla ancora troppo poco.

Certamente i sanitari svolgono funzione primaria ma va sempre ricordato che in medicina avvengono diversi errori e, come riportato in uno studio – Manuel de Carvalho Medical errors in hospitalized patients J Pediatr (Rio J). 2002 Jul-Aug "la maggior parte di questi errori si verifica durante i turni di notte e include la somministrazione scorretta di farmaci (35%) ed errori che riguardano l'interpretazione delle prescrizioni mediche (26%).

Fattori ambientali (rumore, calore), fattori psicologici (ansietà, stress) e fattori fisiologici (fatica, mancanza di sonno) contribuiscono al verificarsi degli errori".

In alcuni reparti (oncologia, ematologia, dialisi ecc.) lo stress può semplicemente dipendente dal forte impatto emotivo del lavoro, in altri, come le chirurgie o in altri reparti di medicina interna, lo stress è dovuto soprattutto ai tempi ristretti dei processi lavorativi.

Solitamente in ambito sanitario si può dire che lo stress prodotto sia prodotto dalle forti responsabilità, dall'esposizione e situazioni difficili da gestire, da turni di lavoro importanti o da turni notturni e dal contatto con i pazienti.

Uno studio recente – Weinger MB, Ancoli-Israel S. Sleep deprivation and clinical performance ha documentato che "dopo aver lavorato 24 ore senza dormire, la capacità di un operatore sanitario è simile a quella di una persona ubriaca (livello di alcol nel siero > 0,08%)".

Per ottimizzare il risultato delle prestazioni occorre porre attenzione e risolvere il problema complessivo del rischio stress lavoro correlato necessita di una presa di coscienza da parte delle aziende (datori di lavoro e dirigenti) che non li porti a considerare la soluzione del problema come un ulteriore obbligo inutile e costoso, ma come un'opportunità di sviluppo e competitività. All'art. 2087 c.c. vi è la tutela delle condizioni di lavoro: "L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro"

Il"Rapporto 2020 di coordinamento sulla finanza pubblica" è stato approvato dalle Sezioni in sede di controllo della Corte dei conti. Contiene la valutazione dell'Istituto sulle prospettive di economia e conti pubblici del Paese alla prova di una crisi inaspettata e di dimensioni globali.

Circa le misure per il dopo emergenza, il Rapporto di coordinamento traccia la road map delle linee di intervento urgenti: riforma fiscale, completamento del sistema di finanziamento delle amministrazioni territoriali, individuazione di meccanismi di uscita dal mondo del lavoro certi e sostenibili, definizione di un progetto di assistenza sanitaria territoriale condiviso e su cui investire consapevolmente risorse adeguate, dando anche un assetto al sistema di assistenza territoriale e di solidarietà che ha accompagnato i giorni della crisi, nonché di un piano di infrastrutturazione del Paese su cui orientare le risorse sia pubbliche che private.

"L'emergenza che il Paese sta affrontando ha reso più evidente, ove ve ne fosse stato bisogno, l'importanza di poter contare su una assistenza sanitaria efficiente e in grado di rispondere a minacce rese più insidiose da un sistema economico sempre più aperto e globalizzato. Una esperienza che ne ha messo anche in rilievo punti di forza e debolezze, rendendo evidente l'ineludibilità di scelte che, al di là dell'emergenza straordinaria prodotta da "un nemico" inatteso, erano già di fronte a noi."

Ed ancora "ll manifestarsi di criticità che oggi è necessario superare: si tratta delle differenze inaccettabili nella qualità dei servizi offerti nelle diverse aree del Paese; delle carenze di personale dovute ai vincoli posti nella fase di risanamento, ai limiti nella programmazione delle risorse professionali necessarie ma, anche, ad una fuga progressiva dal sistema pubblico; delle insufficienze della assistenza territoriale a fronte del crescente fenomeno delle non autosufficienze e delle cronicità; del lento procedere degli investimenti sacrificati a fronte delle necessità correnti...."

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