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Cure sanitarie...... non me le posso permettere!

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Tagli alla sanitàTrento, 4 gennaio 2014. - di Claudio Riccadonna

La crisi non colpisce solo i consumi ma anche la possibilità di curarsi. Non si tratta di rinunciare all'ultimo modello di ipad sul mercato, a beni per così dire voluttuari, ma di mettere in discussione quel "rapporto privilegiato" con la propria salute, che non ha prezzo e valore di scambio. Non esiste, insomma, bene materiale che può essere barattato con essa. Peraltro risulta essere una sacrosanta e legittima necessità sancita dalla stessa Costituzione italiana che, all'articolo 32, riconosce la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e come imprescindibile interesse della collettività.

Al riguardo, destano non poche perplessità i dati diffusi qualche giorno fa da un'indagine dell'istituto di statistica nazionale, circa le "condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari", condotta in collaborazione con le Regioni ed il ministero della Salute. Nell'anno 2012, il 9,2% della popolazione, circa un italiano su dieci, ha dichiarato di aver rinunciato, obtorto collo, ad almeno una prestazione medica tra accertamenti specialistici o interventi chirurgici, erogabile dal sistema sanitario. La metà dei "rinunciatari" avrebbe addotto motivazioni di natura economica, un terzo ragioni legate alla "scarsa" qualità dell'offerta (da intendersi le liste di attesa sovraffollate che rinviano a tempi biblici la data del tanto "agognato appuntamento", difficoltà o disagi nel raggiungere la struttura medica designata ecc.); una parte minoritaria impegni familiari o lavorativi.

Oltretutto, è pari al 4,1% la quota di chi volontariamente rinuncia all'acquisto di farmaci "necessari"; tra questi oltre il 70% lo fa perché avrebbe dovuto pagarli di tasca propria non essendo prescrivibili e il 25% perché il ticket era troppo costoso. D'altra parte in tempi crisi, in mancanza di risorse monetare, la quota più alta di persone che rinuncia ad almeno una delle prestazioni considerate si riscontra tra i disoccupati (21,4%).

Non parliamo, poi, delle malattie croniche, le cui cure sono diventate ormai un lusso per tantissimi italiani. Una percentuale superiore al 50% considera particolarmente pesante e gravoso il carico assistenziale non supportato dal Servizio sanitario nazionale. Si sborsano mediamente 1.600 euro l'anno per tutto ciò che riguarda la cosiddetta prevenzione terziaria (si va dalle diete particolari, all'attività fisica, ai dispositivi e a tutto ciò che è indispensabile per scongiurare eventuali complicanze); si superano i 1.000 euro per visite ed esami a domicilio, o ancora in media circa 3.700 euro l'anno per adattare la propria abitazione alle esigenze di cura. Chi non può permettersi di pagare, e sono moltissimi, può arrivare a rinunciare alla riabilitazione, al monitoraggio della patologia, ad acquistare i farmaci non esentati, alla badante, all'acquisto di protesi e ausili non garantiti dal servizio sanitario nazionale (come si evince dal XII Rapporto nazionale sulle politiche della cronicità, presentato di recente a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici).

Senz'altro tutto ciò enfatizza una condizione di vulnerabilità e di fragilità che colpisce un settore chiave, "strategico", come quello che pertiene alla salute del cittadino!

Cure sanitarie...... non me le posso permettere!

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