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Spesa per farmaci: Bolzano più virtuosa

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farmaciTrento, 25 settembre 2014. - di Claudio Riccadonna

A Bolzano si gode di una buona salute complessiva! Saranno "l'aria buona di montagna", uno sano stile di vita sportivo, forse diete alimentari attente ed equilibrate, o, chissà, quali altri motivi; tuttavia nella provincia "del profondo" nord, dati statistici alla mano pubblicati dall'OSMED, ossia l'Osservatorio nazionale sull'impiego dei medicinali, il consumo pro capite e la spesa che ne consegue risultano inferiori al resto d'Italia. Infatti, nel corso del 2013, ogni italiano ha assunto in media 1,7 dosi di farmaci al giorno, con una spesa totale nazionale, pubblica e privata, in aumento e pari a 26,1 miliardi di euro, con un rialzo del 2,3% rispetto all'anno precedente.

Si evince un quadro sanitario poco rassicurante, per cui gli italiani sembrerebbero "spreconi, farmacodipendenti, ipocondriaci e particolarmente depressi"! Del resto si deve probabilmente sottolineare, in taluni contesti, la mano larga di alcuni medici che prescrivono scatole in abbondanza a pazienti che godono della totale o parziale esenzione. I bolzanini, invece, si distinguerebbero in una logica virtuosa: sono oculati e morigerati, con 743 confezioni ogni 1000 abitanti, dato che configura un record invidiabile, ben al di sotto del 50% rispetto ai valori peninsulari (addirittura la Sicilia, fanalino di coda negativo in questa classifica, fa registrare una spesa individuale per medicine più alta dell'85% rispetto a quella del capoluogo altoatesino).

Inoltre, l'Alto Adige è la provincia italiana nella quale vengono consumati meno farmaci da bambini con età inferiore ai 14 anni. Lo affermerebbe l'indagine Istat su 'Tutela della Salute e accesso alle cure' presentata a Roma. La provincia di Bolzano registrerebbe un tasso standard di assunzione quotidiana inferiore al 27%, mentre Emilia, Umbria e Sardegna denoterebbero il tasso più elevato superando quota 32%.

Tuttavia, per onor di cronaca, ritornando al rapporto stilato dall'Osmed "i medicinali per il sistema cardiovascolare si confermano la categoria maggiormente consumata dagli italiani (525 Ddd , ovvero dose definita giornaliera , cioé numero medio di dosi di farmaco consumate giornalmente da 1000 abitanti) e a maggior spesa (4.194 milioni di euro, 70,3 euro pro capite). Seguono i farmaci dell'apparato gastrointestinale e metabolismo sia in termini di consumi (251 Ddd al giorno) sia in termini di spesa farmaceutica complessiva (3.601 milioni di euro).

Al terzo posto i farmaci del sangue e organi emopoietici (249 Ddd al giorno), seguiti dai farmaci del sistema nervoso centrale (164 Ddd ) e dai farmaci dell'apparato respiratorio (97 Ddd).
Per quanto riguarda il genere, è la categoria femminile a consumare più medicine, in particolare fra i 15 e i 64 anni con una differenza media dell'8% fra i due sessi (il 53,6% negli uomini e il 60,7% nelle donne). Secondo il rapporto OSMED "le fasce di età superiori ai 65 anni evidenziano una spesa pro capite per medicinali a carico del SSN fino a 3 volte superiore al valore medio nazionale; inoltre, per ogni individuo con età maggiore ai 65 anni, il Servizio Sanitario Nazionale deve affrontare una spesa farmaceutica 6 volte superiore rispetto alla spesa media sostenuta per uno individuo appartenente alle fasce di età inferiori.

La popolazione con età superiore ai 65 anni assorbe il 60% della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale (ad esclusione dei consumi ospedalieri) e il 65% dei consumi".
Addirittura, ogni area geografica "privilegia" determinate patologie. Primato alla Sicilia, alla Campania e alla Calabria per farmaci antidiabetici e antiulcera. Gli ipertensivi "vanno a ruba" in Umbria e nel Lazio, invece, per quanto concerne gli antidepressivi, diffusione dilagante, tale da non risparmiare gli armadietti dei medicinali dei nostri connazionali, in Toscana, in Liguria e in Umbria, ma anche a Bolzano e a Trento ( ci sarebbe stato in Trentino negli ultimi dieci anni, tra il 2003 e il 2012, un aumento del 50% nel consumo degli antidepressivi).

Il direttore generale dell'AIFA, Luca Pani, a questo proposito, ha sottolineato un aumento drammatico dell'utilizzo di psicofarmaci, specialmente in relazione a disturbi psichiatrici di frequente riscontro nella popolazione generale, come ansia ed attacchi di panico. "La prevalenza di depressione è più alta nelle donne rispetto agli uomini ed aumenta in maniera rilevante all'aumentare dell'età, con un picco vicino al 15% negli ultra 75enni, valore probabilmente sottostimato a causa dei casi di depressione frequentemente non diagnosticati in età avanzata."
Certo poi che anche la sanità ha i suoi "business"... E di questo ce ne occuperemo prossimamente!

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