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Epatite C, due nuove molecole “battezzate” a Boston rivoluzionano lo scenario della terapia

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ricercaBoston, 11 novembre 2014. Redazione

Al Meeting annuale AASLD presentati i dati di una nuova, potente, multigenotipica combinazione di antivirali ad azione diretta di seconda generazione: grazoprevir, inibitore della proteasi, ed elbasvir, inibitore dell'NS5A, utilizzati insieme in monosomministrazione quotidiana hanno evidenziato altissimi tassi di risposta virologica a 12 settimane, su una popolazione che comprendeva pazienti "difficili" come quelli con cirrosi, co-infetti con HIV o con precedente fallimento alla terapia.

Ma la ricerca su grazoprevir ed elbasvir non si ferma qui: è già in sperimentazione la combinazione con MK-3682, che potrebbe aprire la strada ai regimi pangenotipici e ribavirin-free e offrire risposte a molti bisogni nel trattamento dell'infezione da HCV rimasti insoddisfatti anche dopo l'arrivo delle più recenti opzioni terapeutiche.

Si conferma in virologia la leadership di MSD, Azienda che, dopo aver segnato le pietre miliari nel trattamento dell'HCV, con la sua pipeline si candida nuovamente a rivoluzionare la terapia.

Una sola pillola, una sola volta al giorno, multigenotipica ed efficace anche sui pazienti più difficili, ben tollerata e con la stessa durata di trattamento per tutte le persone in terapia.

A Boston, dove è in corso il 65° Meeting Annuale dell'American Association for the Study of Liver Diseases (AASLD), si delinea un nuovo orizzonte nel trattamento dell'infezione da epatite C: i dati di fase II su grazoprevir ed elbasvir, antivirali MSD ad azione diretta di seconda generazione, somministrati once a day in combinazione, hanno evidenziato altissimi tassi di risposta virologica a 12 settimane su una popolazione che comprendeva pazienti con cirrosi, co-infettati con HIV o con precedente fallimento alla terapia.

La nuova combinazione è risultata efficace anche senza l'aggiunta di ribavirina e rappresenta un passo ulteriore verso regimi interferon-free e ribavirin-free. Nella fase III dello sviluppo clinico le due molecole vengono già studiate come unica pillola in mono-somministrazione.

Il "battesimo" delle due nuove molecole annuncia una nuova, grande accelerazione verso una cura radicale dell'epatite C, destinata ad allargare la popolazione di pazienti che potranno beneficiare delle terapie e a dare risposta ai bisogni clinici ancora insoddisfatti, anche con le più recenti molecole cosiddette interferon-free di imminente arrivo: regimi terapeutici lunghi, complessi e differenziati nella durata a seconda del tipo di pazienti, efficacia limitata ad alcuni genotipi, categorie di pazienti non eleggibili, resistenza alle terapie e costi non sostenibili per il Sistema sanitario.

«Le opzioni terapeutiche di cui disponiamo, incluse le più recenti, nonostante la loro indiscutibile efficacia, lasciano aperti numerosi problemi: sono attive principalmente contro i genotipi 1 e 4 di HCV, e molto meno efficaci per circa un terzo dei pazienti, quelli con genotipo 2 e 3, e non danno risposte soddisfacenti in presenza di cirrosi compensata e scompensata – afferma Antonio Craxì Professore ordinario di Gastroenterologia all'Università degli Studi di Palermo – mancano tuttora strategie terapeutiche alternative per i pazienti non responsivi ai regimi interferon-free e a tutto questo si aggiunge il problema della sostenibilità, visto che per queste nuove combinazioni terapeutiche il costo oscilla tra 60 e 90.000 euro per ogni ciclo di cura».

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