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La salute dei cittadini: il diritto alla salute in Italia e in Europa

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RICERCA INNOVAZIONE LECCELecce, 25 novembre 2014.Redazione*

ACOS: «La salute, richiede cure e comprensione da parte dell'individuo e da parte della società» Umanizzazione delle cure, quale risorsa fondamentale del sistema

«La salute, richiede cure e comprensione da parte dell'individuo e da parte della società». E' l'appello lanciato da ACOS – Associazione Cattolica Operatori Sanitari in occasione del convegno "La Salute dei cittadini: il SSN e i modelli e collaborazioni per la sostenibilità del diritto alla salute in Italia ed in Europa" in programma il 5 Dicembre a Lecce, presso l'Hotel President Via Salandra 6, organizzato congiuntamente da Motore Sanità e dalla sezione Sanità e Sicurezza di Confindustria Lecce, con il sostegno ed il patrocinio della Città di Lecce, Regione Puglia, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e di Federsanità Anci.

Portavoce di ACOS è Francesco Coluccia, consulente ecclesiastico nazionale Acos che dichiara: «L'ospedale non è uno stabilimento, ma una grande comunità, formata da due gruppi distinti per compiti, ma uguali nella dignità: quella dei malati e quella del personale, che hanno in comune un unico obiettivo: la salute. Il malato è una persona, quindi responsabile della sua salute; come tale ha diritto di essere informato dai medici sull'iter diagnostico-terapeutico a cui è sottoposto, con spiegazioni semplici e sufficienti che lo aiutino a dare il suo consenso, per determinare cure o esami strumentali particolari. Il malato ha anche il dovere di informarsi sulla sua salute. Dovrebbe superare il disagio che può provare nel porre domande ai medici o al personale infermieristico. Il malato non disturba mai quando pone quesiti e chiede spiegazioni sulla sua salute. In questo processo sono coinvolti anche i familiari che possono acutizzare o gestire bene la relazione medico-paziente, che è basata su un'alleanza terapeutica».

Così, ecco la necessità di un cambiamento di idee. «Io – sostiene Francesco Coluccia - credo in un neoriformismo quindi in un cambiamento di idee, di pensiero, di politiche che senza negare il "genere" e la "forma" del sistema pubblico ripensi profondamente il "pensiero debole" che dall'istituzione delle aziende in poi ha dominato e continua a dominare l'intero sistema sanitario. Esiste una emergenza etica prima di tutto perché in un modo o nell'altro si sta andando verso un indebolimento, uno svilimento, degli imperativi categorici – puntualizza Coluccia -. Nelle aziende sanitarie la tendenza è chiedere a questi valori di essere prima di tutto non "imperativi", quindi di essere non categorici ma flessibili. Questa è la ragione per la quale sono saltate "scienza e coscienza" o principi fondamentali come quello di "beneficialità" che facevano del medico il primo agente morale, molto tempo prima che scoppiasse la moda ma anche il "business"del risk management».

Secondo Francesco Coluccia, siamo di fronte ad una razionalità senza morale e spiega il perché in quattro punti. «Il primo è ritenere che i valori dell'economia e quelli dell'etica sono identici, ciò è di fatto non ammettere la diversità dell'etica; il secondo è considerare l'etica al servizio del management e quindi non riconoscergli un'autonomia; il terzo è equiparare l'umanizzazione alla razionalizzazione quando i più grandi problemi di umanizzazione nascono come effetti distorti della razionalizzazione; il quarto è sostenere che la razionalità riduce il bisogno di ricorrere all'etica e a tante altre cose. Il pensiero unico di questo tipo di azienda è convinto che si debbano rispettare le "leggi" dell'economia come se fossero "leggi" della natura e che l'impiego "ottimale" delle risorse e "l'efficienza" nulla hanno a che fare con l'etica"».

Accanto a ciò occorre riconsiderare la relazione «che non è amabilità, non è bon-ton, non è umanizzazione, ma è qualcosa di più e di diverso» prosegue Coluccia. «La relazione non è giustapposizione di ruoli, di qua il medico e di là il malato, ma è altro. La relazione, ad esempio, è quella che se intesa per il verso giusto "riforma" addirittura il modo di conoscere della clinica. È quella che reintroduce, accanto alla modellistica delle patologie (tutte le patologie sono descritte inevitabilmente per modelli verisimili di patologie), il valore della contingenza, della specificità, della diversità. La relazione ci dice che la conoscenza del malato non può essere solo su base semeiotica e che la malattia non è deducibile e tanto meno riducibile dal/al sintomo. Insomma la relazione è un ponte tra biologia e biografia, intendendo anche quella che riguarda l'operatore. Ci vuole un pensiero forte – conclude Francesco Coluccia -. La politica chiami tutti coloro che in questo senso possono dare una mano senza distinzioni formali o di schieramento. C'è una emergenza etica che è destinata ad acuirsi nel tempo. Ignorarla sarebbe un atto di irresponsabilità».

*Ufficio stampa Motore Sanità Liliana Carbone 3472642114 Marco Biondi 3278920962 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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