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Tatuaggi e piercing: infezioni per 1 giovanissimo su 4

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TatuaggioTrento, 23 giugno 2015. - di Claudio Riccadonna

Attualmente, circa un terzo della popolazione giovanile presenta almeno un tatuaggio sul proprio corpo; quindi un fattore di tendenza, una vera e propria moda. Talvolta un segno indelebile e permanente per ricordare qualche fatto importante della nostra vita, vuoi una relazione importante e unica, vuoi, chissà, la nascita di un figlio. D'altra parte un'usanza antica, già sperimentata dagli antichi egizi, che identificavano l'appartenenza ad una determinata tribù o a sottolineare il proprio rango sociale.

Dicasi la stessa cosa per i piercing, cioà la pratica di forare alcune parti superficiali del corpo (orecchio, narice e setto nasale, labbro, lingua, capezzolo, ombelico e organi genitali) per introdurre oggetti in metallo, già diffuso nelle comunità primitive, al fine di regolare i rapporti tra i vari individui sia nel quotidiano che durante le cerimonie religiose. Oggi, capita spesso di vedere tantissimi "pinzettati" ovunque.

Eppure, una ricerca effettuata, in forma anonima, su 2500 studenti liceali, dall'Università Tor Vergata ha evidenziato come un quarto degli intervistati che si siano sottoposti a tatuaggi e piercing abbia poi avuto problemi di complicanze infettive. Risulta che solo il 17% abbia firmato un consenso informato; invece il 54% è sicuro della sterilità degli strumenti che sono stati utilizzati. Tuttavia, i rischi emersi sono particolarmente gravi e pesanti: dal virus dell'epatite B e C fino al virus dell'AIDS.

Nondimeno, in base a recenti studi scientifici, è stato rilevato come l'inoculazione nella cute di sostanze chimiche non controllate rappresenti un rischio per quanto riguarda le reazioni indesiderate di tipo tossicologico o di sensibilizzazione allergica. "Se l'80% dei ragazzi ha affermato di essere a conoscenza dei rischi d'infezione, solo il 5% è informato correttamente sulle malattie che possono essere trasmesse "- sottolinea la dottoressa Carla Di Stefano, autrice dell'indagine.

Ben più di un quarto del campione ha affermato di avere almeno un piercing, il 20% esibisce un tatuaggio. Inoltre non mancano gli 'aspiranti': il 20% del campione ha espresso il desiderio di farsi un piercing e il 32% di tatuarsi. "Il dato scientificamente più interessante - spiega la Di Stefano - sta nei tempi di sopravvivenza del virus rilevati negli aghi e nell'inchiostro, variabile da pochi giorni nell'ambiente a quasi un mese nell'anestetico: dato ancor più preoccupante se incrociato con la scelta degli adolescenti verso locali spesso economici e non a norma di legge".

Il Professor Vincenzo Bruzzese, Presidente Nazionale del Congresso della SIGR, (acronimo per società italiana di gastroreumatologia avrebbe aggiunto: "Per quello che riguarda tatuaggi e piercing non ci sono casistiche da procedure effettuate in studi professionali ma il rischio aumenta quando tali procedure vengono eseguite talora da principianti, in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati, come corde di chitarra, graffette o aghi da cucito, ma anche nelle carceri o in situazioni non regolate come l'ambiente domestico".

Pertanto la SIGR incoraggia l'utilizzo di materiale monouso e la corretta sterilizzazione di quelli che sono strumenti utilizzati, incrementandone il monitoraggio e controllo.

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