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Il ricercatore trentino Nicola Segata vince il Gold Award

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Segata CioniniRoma, 14 settembre 2015.Redazione*

La LEO Pharma Research Foundation ha annunciato i vincitori del suo annuale Award: due scienziati di talento provenienti rispettivamente dall'Italia e dalla Germania protagonisti di grandi novità nella ricerca dermatologica.

Quest'anno il primo premio, il Gold Award da 1 milione di Corone Danesi (circa 134.000 euro) è andato a Nicola Segata, Responsabile del Laboratorio di Metanogenomica computazionale presso il CIBIO – Centro per la Biologia Integrata dell'Università degli Studi di Trento.

Segata ha scoperto nuove tecniche per la caratterizzazione dei microorganismi che colonizzano il corpo umano: le sue scoperte hanno dimostrato di essere cruciali nello studio delle comunità microbiche e nell'identificazione della struttura del microbioma della pelle umana.

Ecco l'intervista a Nicola Segata.

Lei è il primo italiano a vincere il Gold LEO Pharma Research Award, prestigioso riconoscimento per la ricerca scientifica, come utilizzerà questo premio che ammonta a 134.000 euro?

Sono ovviamente estremamente onorato di ricevere questo premio che utilizzeremo nel mio laboratorio all'Università degli Studi di Trento per studiare le comunità microbiche che colonizzano la nostra cute. Tali comunità microbiche, chiamate microbiota, sono una parte integrante della cute sana ma sono state poco studiate finora per la mancanza della tecnologia necessaria per investigarle. Nei nostri risultati preliminari finanziati dalle Terme di Comano e nel lavoro precedente che ho svolto negli Stati Uniti, notiamo come ci siano decine e decine di specie batteriche, virali, e fungine che popolano stabilmente la nostra cute. Partendo da questi presupposti con il generoso premio di LEO Pharma, ci proponiamo di studiare il microbiota associato a malattie cutanee quali psoriasi e dermatite atopica per capire quale possa essere il suo ruolo in queste malattie immunomediate e pensare a medio termine di sviluppare nuovi approcci terapeutici.

La sua ricerca, che unisce informatica e biologia, come potrà aiutare sia le persone affette da patologie della pelle sia LEO Pharma a trovare soluzioni farmaceutiche innovative per la cura di queste patologie?

Per lo studio del microbiota è in effetti cruciale la parte informatica di analisi dati per la quale il mio laboratorio ha sviluppato nuovi strumenti. Da tale analisi emerge la presenza di un microbiota ricco e "personalizzato", nel senso che ogni individuo ha un insieme di batteri che lo distingue dagli altri individui. Questo potrebbe spiegare perché alcuni farmaci hanno effetto solo su una parte dei pazienti, e potrebbe portare ad un approccio di medicina personalizzata anche in ambito di soluzioni farmacologiche per la dermatologia. C'è ovviamente molta strada da percorrere per arrivare a tale risultato, ma gli obiettivi intermedi saranno quelli di studiare il microbiota in patologie quali la psoriasi e la dermatite atopica e di capire quali siano le modifiche indotte al microbiota dai farmaci sia topici che sistemici attualmente in uso.

Come molti ricercatori italiani lei ha fatto un'esperienza all'estero, all'Università di Harvard, per poi tornare in Italia all'Università degli Studi di Trento. Che cosa l'ha spinto a tornare? Pensa che premi come questo possano incentivare le menti europee a fare ricerca nei propri Paesi d'origine?

L'università italiana forma ottimi ricercatori che sono molto apprezzati all'estero. Molti di loro faticano però a tornare in Italia dopo esperienze estere in quanto non trovano nell'università italiana alcuni fattori cruciali per permettere ad un giovane di portare avanti una ricerca di alto livello. Io ho avuto la fortuna di trovare all'Università di Trento e in particolare al Centro per la Biologia Integrata, l'ambiente ideale per poter far partire il mio laboratorio di ricerca e ho quindi deciso di tornare in Italia. Sebbene a livello nazionale i finanziamenti per la ricerca scarseggino, a Trento ho anche trovato finanziamenti locali dalla Fondazione Caritro e dalle Terme di Comano. In particolare le Terme di Comano, grazie alla visione del professor Mario Cristofolini (responsabile delle attività di ricerca di questo centro termale curativo trentino), hanno finanziato il primo studio che abbiamo condotto sul microbiota cutaneo facendo partire questa linea di ricerca che è stata apprezzata da LEO Pharma. Il premio di LEO Pharma, dedicato ai giovani ricercatori, sarà fondamentale per la prosecuzione di tale ricerche: per quanto ho potuto vedere, esistono solo pochissimi altri premi simili in ambito biomedico da realtà farmaceutiche private, e credo quindi che questo riconoscimento sia cruciale nel permettere a giovani ricercatori di intraprendere linee di ricerca indipendenti in Italia e in Europa.

*comunicato

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