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"Cui prodest?"

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Rovereto, 16 novembre 2020. Redazione*

Oggi si va di citazioni, perché a chi si crede saggio è giusto che risponda chi saggio è stato giudicato non da se stesso, ma dalla storia. Con Leopardi (il grande poeta cui dobbiamo alcune delle pagine più belle e sagge sulla natura) diremmo che "l'unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti, è di non oltrepassarli mai".

E ci pare davvero un'invasione di campo arrogante e invero poco saggia, credere di poter impunemente schernire Andrea Mustoni, uno dei maggiori zoologi italiani, sicuramente il più competente in Trentino nell'ambito dei grandi carnivori, per aver salutato come positivo l'arrivo di una coppia stabile di lupi nel Parco Naturale Adamello Brenta. Come Coordinamento Ambientalista del Trentino rimaniamo basiti per l'arroganza che traspare dalle parole dell'antropologo Salsa in merito a questioni che con l'antropologia non c'azzeccano, ma preferiamo far rispondere a Konrad Lorenz, padre dell'etologia: "Se un uomo è onesto come scienziato, la proporzione fra quanto crede di sapere e quanto crede di non sapere varia sempre a suo discapito, a misura che il tempo passa. E più si diventa vecchi – se si cerca sinceramente la verità – più si sa che non si sa niente e che ci sono tante cose che si vorrebbero sapere".

Entrando nello specifico, ricordiamo a Salsa che il lupo è, assieme all'orso, una specie ombrello ed è giusto rallegrarsi per la sua presenza nel nostro territorio, sì per l'ambiente, ma ancor più - egoisticamente - per il nostro interesse, in vista di un futuro possibile. Per fortuna ne sono convinti anche i nostri soci che ci spingono a difendere gli animali, la biodiversità, l'ambiente.

Non riusciamo a capire come un uomo che per età dovrebbe aver percorso la via della saggezza, possa cambiare parere non in base ai cambiamenti di paradigma, ma di territorio - geografico e situazionale - in cui si trova. Fuor di metafora, quando parla in Trentino, in cui predomina un sostegno molto forte sia politico che economico dell'allevamento, presenta il lupo come il nemico da combattere, mentre quando parla nei convegni cui partecipano studiosi che si occupano anche professionalmente di lupi in rapporto all'allevamento e alle attività di montagna, parla di rappresentazioni culturali e simboliche del lupo come enti necessariamente (seppur con laboriosità) da modificare, senza offrire - peraltro - alcuna soluzione.

Per inciso ricordiamo che durante il convegno cui ci riferiamo, a Savona nel 2015, poté sentire dati molto interessanti, che per aiutarlo a ricordare, qui riportiamo: l'azione del lupo tiene sotto controllo i cinghiali, cui sono ascrivibili i maggiori danni all'agricoltura (si stima che se i lupi causano una quota di danni pari a 100, i danni da cinghiali sono pari a 1000); il collegamento fra presenza dei lupi e abbandono della montagna è una fake news, in quanto il maggior tasso di abbandono avvenne fra il 1960 e il 1990, mentre l'inversione di tendenza, con il ritorno alla montagna e alle attività correlate, avvenne intorno al 1996, contemporaneamente proprio al ritorno del lupo; la montagna e le attività correlate vivono grazie ai contributi pubblici, cioè ai soldi di tutti i cittadini, erogati per sostenere le attività e l'allevamento di montagna, tant'è che per l'Italia è stato riportato un tasso di sostegno per cui ogni pecora - delle molte migliaia che vengono allevate - è sussidiata per circa il 60%, in Svizzera è sussidiata per circa l'80%, in Norvegia (potendosi permettere lussi, grazie all'estrazione del petrolio di cui sono ricchi) del 90%.

Se il parere di Salsa, i cui anni alla presidenza del CAI sembrano avergli concesso una visione ben miope della montagna, varia al variare del contesto cui si rivolge e insieme a ciò varia anche il suo giudizio sul valore - o disvalore - della presenza del lupo in montagna, ci resta solo un'ultima citazione: "Cui prodest?"

*Comunicato di:
COORDINAMENTO AMBIENTALISTA del TRENTINO:
ENPA del Trentino
LAC per il Trentino Alto Adige/Südtirol

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