Il PD “blinda” Kaswalder a Palazzo Trentini

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Trento, 22 aprile 2021. – di Carlo Martello

Sono passati 8 mesi dalle dimissioni di Alessandro Olivi (PD), per il noto inciampo sull'affare del "bonus Covid", dalla vicepresidenza del consiglio provinciale.

Ebbene, da allora l'ufficio di presidenza è privo di un componente, mai accaduto nella storia del parlamentino trentino.

L'ipotesi più probabile è il mancato accordo nelle file del gruppo consiliare piddino. Tuttavia, si potrebbe maliziosamente pensare ad altre congetture, sebbene di difficile individuazione e interpretazione.

Tra queste, l'attesa di un avvicendamento della presidenza, visto che Roberto Paccher è prossimo a lasciare la poltrona di presidente del consiglio regionale.

Lo stesso Paccher sostituirebbe - secondo i beni informati - Kaswalder che potrebbe prendere il suo posto, come vicepresidente vicario del consiglio regionale.

L'operazione, se andasse in porto, premierebbe Paccher da un lato, ma sarebbe, dall'altro, un declassamento di Kaswalder, costretto a digerire un sicuro boccone amaro.

Ancora, nel gioco di poltrone e di caselle, sistemato l'autonomista Ossanna nella giunta regionale, la Lega dovrebbe resistere all'assalto dei tre di Fratelli d'Italia, inaspettatamente e improvvisamente  secondo partito della maggioranza che governa la Provincia di Trento.

Un bel rebus. Tuttavia, al di là delle congetture, un dato è certo.

Il PD, rinunciando alla vicepresidenza del consiglio provinciale, sta "blindato", da otto mesi la presidenza Kaswalder che ha "governato" l'ufficio di presidenza a suo piacimento.

Infatti, Kaswalder "formalmente" in minoranza, disponendo solo del suo voto e di quello della Dalzocchio, con l'uscita di scena di Olivi e la sua mancata sostituzione, ha preso in mano il controllo dell'ufficio di presidenza, poiché, in caso di parità nelle votazioni, il suo voto conta il doppio.

Ecco la ragione del "buon" governo Kaswalder. Approvati tutti i provvedimenti, anche quelli più discutibili, come gli appelli per il "caso Pruner".

In ogni caso, l'eventuale  "terremoto" istituzionale con il rinnovo degli incarichi di presidente e vice presidente del consiglio provinciale sono è condizionato dalla "dittatura" della maggioranza "strutturale", ovvero è mecessario disporre di 24 consiglieri per renderne valida l'elezione.

All'orizzonte, dunque, un accordo tra la Lega e il PD.

(nella foto Sara Ferrari presidente del guppo consiliare del PD e Walter Kaswalder presidente del consiglio provinciale)

Il PD “blinda” Kaswalder a Palazzo Trentini