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I dati sulle attività mafiose sono sempre peggiori ma a Trento la maggioranza dorme

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Kaswalder partecipa o no al coordinamento per il contrasto alla criminalità organizzata?

Trento, 1 ottobre 2020. - di Alex Marini*

È forse vero che in Trentino non esistono fenomeni di smaltimento illegale dei rifiuti, ricettazione, prostituzione o vendita di sostanze stupefacenti? E magari è vero che in provincia di Trento non esistono infiltrazioni nell'economia legale da parte della criminalità organizzata tramite operazioni di riciclaggio? Purtroppo no, almeno a giudicare da quanto riportato in una recente analisi elaborata dall'Ufficio Studi CGIa di Mestre.

Secondo il segretario della CGIA Renato Mason "le organizzazioni che gestiscono le attività criminali hanno la necessità di reinvestire i proventi nell'economia legale. Ed è molto importante che in sede di controllo le autorità preposte siano in grado di distinguere bene il capitale dell'azienda da quello di provenienza sospetta, al fine di evitare commistioni che potrebbero generare, in fase di istruttoria, dei pericolosi fraintendimenti. Il boom di denunce avvenute tra il 2009 e il 2019, comunque, è un segnale molto preoccupante".

La conclusione a cui arriva la CGIa di Mestre non si basa su mere supposizioni ma sui dati rilevati dall'Unità di Informazione Finanziaria di Bankitalia e successivamente trasmessi agli organi investigativi (Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza-NSPV e Direzione investigativa antimafia-DIA). Si tratta quindi di valutazioni concrete che danno conto di un fenomeno reale, il quale non dovrebbe essere posto solo sotto la lente di ingrandimento degli organi di vigilanza e dall'autorità giudiziaria ma anche dalle istituzioni rappresentative e della pubblica opinione.

Nonostante la gravità della situazione, in provincia di Trento le contromisure che dovrebbero venire adottate dalle istituzioni locali per il momento latitano. Il M5S sta provando a fare la sua parte – ad esempio abbiamo presentato a più riprese iniziative legislative per l'istituzione di un Osservatorio sia a livello provinciale che a livello regionale – ma le resistenze rimangono forti, e pertanto le iniziative per avviare un monitoraggio sistematico dei fenomeni, anche in relazione all'efficacia nella promozione delle politiche istituzionali e nell'utilizzo delle risorse pubbliche, rimangono al palo. È quasi come se vi fosse la volontà di lasciare le cose come stanno o perfino di creare l'humus affinchè certi fenomeni, anzichè essere fermati sul nascere possano proliferare come una metastasi.

Uno degli ultimi esempi di come le istituzioni locali facciano orecchie da mercante rispetto al problema evidenziato dalla CGIA si trova nella mancata risposta a un'interrogazione presentata nel giugno scorso con la quale chiedevo conto al presidente Kaswalder della sua partecipazione ai lavori del Coordinamento delle Commissioni e Osservatori sul contrasto della criminalità organizzata e la promozione della legalità. A quanto pare, mentre tutti i consigli regionali d'Italia hanno nominato un delegato per partecipare alle attività del coordinamento il Presidente del Consiglio provinciale trentino preferisce prendere sottogamba il problema come del resto avviene per tutte le altre questioni che riguardano l'assemblea legislativa trentina. Ma mentre nei palazzi del potere di Trento si dorme o si pensa ad altro, nel mondo economico e sociale della nostra provincia avanzano organizzazioni criminali senza scrupoli che non vedono l'ora di mettere radici anche qui da noi, se ci riusciranno potranno ringraziare l'ignavia di chi ha preferito voltarsi dall'altra parte facendo finta che il problema non lo riguardasse.

A corredo del testo si segnala l'interrogazione 1598/XVI "Partecipazione del Consiglio provinciale alle sedute del coordinamento delle commissioni e osservatori sul contrasto della criminalità organizzata"

*Consigliere della Provincia autonoma di Trento

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