Le sberle dei cugini

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Emmanuel MacronLettera Numero: 687

Verona, 15 agosto 2017. - di Giorgio Maria Cambie

Ma che bravi sono i nostri cugini francesi! Con spirito europeista ci hanno rifilato ben due fregature in neanche un mese. Il loro giovane presidente Macron, beniamino dei radical chic, araldo di un nuovo sistema di fare democrazia ci ha subito affibbiato due sberle. Parliamo dell'idea di istituire senza consultarci dei "punti" (non "campi", per carità!) di concentramento per clandestini in territorio libico per effettuarne una cernita preventiva. E ciò, naturalmente, senza partecipazione degli Italiani.

La seconda è la decisione di statalizzare i cantieri navali di Saint Nazaire, dopo che la Fincantieri ne aveva acquistato la maggioranza delle azioni. La Francia pretende ora che l'Italia scenda al 50% della partecipazione. Per la grandeur va benissimo che le sue imprese vengano a fare shopping da noi (Telecom, Parmalat, Edison, le case di moda ), ma è inaccettabile che noi comperiamo qualcosa a casa loro. I nostri ministri si sono per ora opposti. Vedremo come finirà.

Questi due lampi di genio di Macron sono farina del suo sacco? Non proprio. Da anni la Francia cerca di riconquistare un po' di grandeur sottoponendo alla propria influenza una fetta del nord-ovest dell'Africa che comprende Mali, Chad, Algeria, Marocco, Tunisia e... Libia. Una manovra che ha avuto inizio da tempo.

Il caos libico è stato causato dalla Francia, con l'appoggio sciagurato della coppia Obama-Clinton, superando l'opposizione di Berlusconi, azzoppato con scandali piccanti costruiti ad hoc e fatto fuori col golpe Napolitano.

Non dimentichiamo che Berlusconi aveva appoggiato il gasdotto South Stream, d'accordo con Putin, anziché il gasdotto Nabucco progettato dagli Americani. E tutto ciò gli è costato il posto.
Gli Usa delle sanzioni alla Russia, presi nella frenesia anti-Putin a scopo anti-Trump, scoprono le carte chiedendo lo stop a otto progetti di gasdotti verso l'Europa: quello Baltic Liquified Natural Gas ( Associati Shell e Gazprom), il Blue Stream (ENI e Gazprom); CPC Pipeline (Shell, ENI e Rosneft) , Nord Stream 1 e 2, e espansione di Sakhalin 2 ( Shell e Gazprom), Shah Deniz e South Caucasian Pipeline (BP e Lukoil), Zhor (BP, ENI e Rosneft).

Tutto questo per poter vendere il loro shale gas, ricavato dagli scisti bituminosi di cui hanno abbondanza, ma che ci costerebbe molto di più dei rifornimenti russi. Logico che se ci fosse questo stop per l'Eni sarebbe un bel guaio. L'accordo di Macron con Tripoli e Bengasi (sono sempre stati nemici fra loro e l'accordo scricchiola già) è fatto allo scopo di prendersi il gas degli impianti libici costruiti dall'Eni ai tempi degli accordi con Gheddafi che era destinato all'Italia.
E dove andrebbero i migranti selezionati dai campi profughi francesi? Naturalmente in Italia!

L'Italia ha rifiutato anche le ultime offerte della Francia di acconsentire al 50% dei cantieri con l'ampliamento delle nostre competenze al settore militare. I nostri ministri hanno rifiutato la proposta. Vedremo se terranno duro. Ne dubito. Il neo-genio politico Macron peraltro non mostra i muscoli allo stesso modo con la Germania. I Tedeschi hanno acquisito il pacchetto di controllo della FNAC- Darty senza che Macron muovesse un dito.

Ma la Merkel va tenuta buona per realizzare il direttorio franco-tedesco che deve guidare l'Europa. Perché allora si agita se gli acquirenti sono italiani? Elementare, Watson: noi non contiamo niente e quello attuale è notoriamente un governo di incapaci. E allora dov'è tutto il suo europeismo? Panzane buone solo ad acchiappare i gonzi.

Le sberle dei cugini