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La delocalizzazione non va finanziata con i fondi europei!

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 Mara BizzottoStrasburgo, 13 febbraio 2012. - "I Fondi europei non vanno utilizzati per sovvenzionare le imprese che delocalizzano: per questo motivo la Commissione chiederà alla Regione Veneto di verificare se la Ditec abbia effettivamente usufruito di fondi comunitari negli ultimi 5 anni e, qualora lo avesse fatto, la UE potrebbe iniziare le procedure per la restituzione dei fondi erogati".

Così l'europarlamentare della Lega Nord Mara Bizzotto annuncia la risposta della Commissione Europea alla sua interrogazione urgente sul caso DITEC di Quarto D'Altino (VE), l'azienda di proprietà della multinazionale svedese Assa Abloy che ha deciso, pur essendo in attivo, di delocalizzare in Cina e Repubblica Ceca, con il conseguente licenziamento di un centinaio di dipendenti.

All'interrogazione sulla Ditec dell'on. Bizzotto, che risulta essere cronologicamente la prima interrogazione dell'anno 2012 di tutto il Parlamento Europeo, ha risposto il Commissario Europeo all'Occupazione Laszlo Andor che, tra le altre cose, ha ricordato come "le autorità nazionali competenti, inclusi i tribunali, devono garantire l'applicazione corretta ed efficace delle norme relative all'informazione e alla consultazione dei lavoratori e all'assolvimento degli obblighi dei datori di lavoro".

"I fondi strutturali quindi - spiega la Bizzotto - non dovrebbero essere in alcun modo utilizzati per sovvenzionare la delocalizzazione delle imprese dal momento che, a norma dell'art. 57 del regolamento generale dei Fondi strutturali, lo Stato (e quindi l'azienda beneficiaria) conserva il contributo dei Fondi soltanto se l'operazione finanziata dalla UE non subisce modifiche di rilievo fino a 5 anni dopo il completamento dell'operazione".

"Inoltre, come riferisce il Commissario, se i licenziamenti presso la DITEC derivano da mutevoli correnti commerciali mondiali - aggiunge l'on. Bizzotto, membro della Commissione Occupazione-Affari Sociali dell'Europarlamento - il nostro Paese può chiedere la mobilitazione del Fondo Europeo di adeguamento alla Globalizzazione (il cosiddetto FEG) per fornire l'unico vero aiuto concreto ai nuovi disoccupati".

"La risposta del Commissario Andor va nella direzione che auspicavo, vale a dire nell'interesse e nella tutela di quei lavoratori vittime dei sempre più numerosi casi di delocalizzazione selvaggia – conclude l'on. Bizzotto - La UE, però, può e deve fare molto di più: di fronte a casi come quelli della Ditec o della Redi Ht di Barbarano Vicentino (VI), è quanto mai necessario che siano riscritte e assunte normative molto più stringenti e severe che inchiodino alle proprie responsabilità quelle imprese che delocalizzano, anche all'interno dell'area UE, soltanto per trarre vantaggi in termini fiscali e previdenziali".

La delocalizzazione non va finanziata con i fondi europei!

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