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Parla la Kyenge, a nome di chi?

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Cecile KyengeBruxelles, 9 luglio 2013.Redazione

Il ministro Kyenge all'Europarlamento: "Via il reato di clandestinità e insegniamo agli italiani le lingue dei migranti". Fontana: "Come si può parlare di integrazione se non c'è nemmeno lavoro per noi? In Veneto i giovani scappano all'estero e gli imprenditori si suicidano. Come si possono integrare culture che praticano l'infibulazione e la Shari'a?". Cècile Kyenge

Cécile Kyenge, ministro dell'Integrazione del governo Italiano, oggi è intervenuta al Parlamento Europeo, illustrando le politiche di immigrazione che intraprenderà. "Devono fondarsi sull'accoglienza, essere favorevoli e mettere al centro i migranti, e lottare contri chi abusa di essi. Bisogna uscire dalla logica che un clandestino è un delinquente, quindi il reato di clandestinità non ha ragione d'essere. Bisogna poi far conoscere ai bambini italiani la lingue e le tradizioni dei loro compagni stranieri. Costruire una scuola delle cittadinanze e dell'interculturalità".

Sul tema è intervenuto Lorenzo Fontana, capo della delegazione della Lega Nord, che si è rivolto direttamente al ministro: "Concordo con Lei ministro che bisogna colpire lo sfruttamento, un male enorme per l'umanità. Tuttavia sull'immigrazione le politiche da intraprendere sono differenti da quelle da lei enunciate. Lei dice che per integrare un migrante occorrono lavoro e un alloggio, ma in Europa ci sono già 26 milioni di disoccupati e in Italia il tasso di disoccupazione continua ad aumentare. Il Veneto è tornato dopo decenni a essere a sua volta terra di migranti, i giovani scappano all'estero e gli imprenditori si suicidano. Com'è si può accogliere, se in primo luogo le difficoltà economiche ci sono anche per noi? Non sarebbe preferibile dare priorità e virare decisamente su politiche sulla famiglia, di incentivi fiscali alle famiglie numerose? Come è possibile altresì integrare popoli che praticano, per loro cultura, l'infibulazione e la Shari'a?".

Sconcerto per l'intervento di chiusura del ministro, che non ha risposto a nessuna delle domande che le sono state poste, trincerandosi dietro una generica dichiarazione d'intenti.

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