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Violati gli accordi con l'Ue: Prosek croato ancora in commercio

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prosek croatoBruxelles, 11 luglio 2013.Redazione

La Commissione: "La competenza è degli Stati membri". Fontana e Scottà: "Intervenga il governo italiano, serve tutela forte del Prosecco veneto". "La Commissione ci ha delusi, demandando la questione agli Stati membri. Ci aspettavamo molto di più dall'Esecutivo Ue, vista l'evidente inadempienza delle normative comunitarie, in materia di protezione dei prodotti Doc, da parte dei viticoltori croati".

Questo il giudizio degli eurodeputati della Lega Nord Lorenzo Fontana e Giancarlo Scottà sulla risposta della Commissione europea alla loro interrogazione del 30 maggio scorso, nella quale, in vista dell'adesione dal 1° luglio della Croazia, chiedevano quali misure intendesse prendere l'Esecutivo Ue per eliminare la commercializzazione delle bottiglie di "Prosek" – prodotto quasi omonimo del nostro Prosecco – nel mercato interno e in quello dei Paesi terzi, qualora questo non fosse stato ritirato spontaneamente dal paese produttore come previsto dagli accordi comunitari.

"A questo punto chiedo che il governo italiano intervenga quanto prima – afferma Fontana, capodelegazione del Carroccio a Bruxelles –. Siamo aperti al dialogo con i partner croati, ma è indispensabile mettere i puntini sulle i. Il Prosecco è un'eccellenza veneta e in quanto tale gli si deve garantire la necessaria tutela, perché i consumatori hanno il diritto di sapere cosa finisce sulle loro tavole".

Gli fa eco l'On. Scottà, membro della commissione agricoltura: "La Commissione Europea, di fatto, non ha risposto alla nostra domanda, affermando che «spetta alle autorità competenti degli Stati membri garantire l'applicazione di tale protezione nel mercato interno», e ha ricordato gli accordi bilaterali negoziati con diversi Paesi terzi che servono a «garantire, anche nei loro territori, alti livelli di protezione delle Dop Ue, tra cui quella del Prosecco"».

"Avremmo preferito che questa risposta arrivasse prima dell'ingresso della Croazia nella Ue, trattandosi di un'interrogazione urgente – lamentano i due eurodeputati leghisti –, invece la Commissione ha tardato, per poi non affrontare nemmeno il nocciolo della questione".

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