La bandiera di Haider sul Reichstag europeo

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Jörg HaiderTrento, 31 maggio 2014. – di Luigi Mezzi

"Meglio un lupo travestito da agnello, che un agnello travestito da lupo", Così è stato, così è, così sarà sempre, in politica. Sul filo sottile di questa spavalda ambiguità, propria di chi si affaccia al mondo con la certezza che l'uomo non è mai grande come nell'azione, si è consumata l'incredibile vicenda umana e politica di Haider.

Dopo Marine Le Pen, un'altra "figlia d'arte", quella dello scomparso fondatore della destra austriaca Jörg Haider, Ulrike, avrebbe potuto aggiungersi al vasto fronte nazionalista guidando le "legioni" antieuropeiste del suo Paese come capolista del partito BZÖ. Peccato che abbia rinunciato, ritirando la propria più che simbolica candidatura, ancor prima di vedere il sogno del padre prendere finalmente forma.

Jörg Haider, fisico atletico come solo a nord dell'Alto Adige è concesso di avere, volto solare, comunicativo, tratti decisi da capo carismatico. Lo conferma senza reticenze, a scanso di equivoci, il giornalista Paolo Rumiz che, avendo scritto un buon numeri di articoli proprio contro l'"attenzionato", non poteva essere certamente considerato il suo più acceso ammiratore. Tutt'altro. Dopo averlo seguito ovunque come inviato, Rumiz volle incontrare l'"uomo nero". Immediatamente riconobbe nell'austriaco l'essenza stessa del vero animale politico: "La sua abilità - ricorda - è quella di cambiare abito a seconda dell´interlocutore". Il tutto, condensato nell'illuminante articolo "In cordata con Haider", pubblicato da "la Repubblica" il 7 agosto 2003, che costituisce lo spartiacque che separa la verità dal pregiudizio.

"Sì, Haider c´è, ha mezza giornata di tempo, passerà a prenderla col fuoristrada. Nel frattempo lei può anche avviarsi a piedi verso il rifugio Klagenfurt". Così, arrivato in Carinzia, Rumiz s'incammina per raggiungere la "tana" nella Baerental (Valle degli Orsi), ossia il territorio del lupo cattivo "che ha spaventato mezza Europa e scatenato sull'Austria un anno di contumelie e ritorsioni". Jörg lo accolse con un accattivante sorriso, invitandolo a scalare insieme la vetta dell'Hochstuhl (Sedia Alta), "non male, essere Haider e possedere una montagna che si chiama così".

Durante l'arrampicata la conversazione scivola brevemente sulla politica italiana, quindi su Berlusconi: "Un simile monopolio della stampa in Austria non sarebbe possibile. Davvero non capisco il silenzio di Fini".

Al termine della scalata Haider non conquistò solo la vetta ma, da come il giornalista parlerà di lui, anche Rumiz, vincendone ogni iniziale, comprensibile diffidenza. "Scendiamo a precipizio per un ghiaione. Finiamo con una birra al rifugio Klagenfurt, quota 1660. Il nostro festeggia, si fa fotografare docilmente, sta tra la gente come un topo nel formaggio".

Jörg Haider nacque il 26 gennaio del 1950 a Bad Goisern, in Austria; sostenuto fin dagli esordi dal suo prorompente carisma, divenne dapprima segretario e successivamente presidente del FPÖ della Carinzia. Poi arrivò la meritata consacrazione, dal 1986 al 2000 fu segretario nazionale del movimento nazionalista balzato nel frattempo agli onori della cronaca. L'apice della sua strepitosa carriera politica lo raggiunse nel settembre 1986, sconfiggendo il vice cancelliere austriaco Norbert Steger nelle votazioni per la dirigenza del partito, al congresso di Innsbruck del FPÖ. Molti delegati temevano che le posizioni politiche giudicate troppo liberali di Steger, nonché la sua alleanza con i social-democratici, potessero minacciare seriamente l'identità e l'esistenza del partito.

A causa di un articolo "negazionista dell'Olocausto" vergato a sua insaputa - per cui Haider licenziò immediatamente l'incauto estensore prendendone le distanze -, pubblicato sulla rivista giovanile del partito, venne imbastito un procedimento disciplinare farsa dall'Internazionale Liberale. Naturalmente c'è sempre qualche "Internazionale", liberale o socialista che dir si voglia, pronta a muovere le giuste pedine sulla scacchiera. L'allora presidente Giovanni Malagodi, leader del PLI confortato da percentuali davvero risibili, ebbe un colloquio franco con Haider, chiedendogli conto di alcune sue discusse ma tutt'altro che discutibili scelte politiche. Alla fine dell'incontro-interrogatorio, su proposta dello stesso Malagodi, il partito austriaco venne espulso dal gruppo di riferimento in Europa. Di contro, le parole del pericoloso estremista: "Il nostro successo incoraggia tutti coloro che vogliono un'Europa più vicina alla gente, un'Europa delle patrie e dei cittadini anziché un'Europa dei burocrati. Mi piacerebbe una collaborazione con i gollisti o con i conservatori italiani, con Forza Italia ad esempio".

La democrazia, definita dai politologi "dittatura della maggioranza", trionfa sempre. Nel 1989 Haider viene eletto nuovamente governatore. Questa è stata la risposta chiara del popolo carinziano, perché se nel Meridione d'Italia possono tranquillamente proclamare imperatore persino un asino, tutti sanno che da quelle parti sono assai poco inclini allo scherzo: eleggono di regola soltanto chi è davvero valido. Gli incapaci, nella Valle degli Orsi, rimangono disoccupati senza percepire alcun sussidio.

Siamo al "reato" di opinione e due anni dopo fu costretto alle dimissioni per aver elogiato pubblicamente la politica socio-economica tedesca, prima della Seconda Guerra mondiale. In un discorso tenuto al parlamento della Carinzia, puntando l'indice contro socialisti e popolari, gli stessi affaccendati che oggi purtroppo governano l'Europa disunita, Haider tuonò: "Durante il Terzo Reich si adottò una politica del lavoro efficace, cosa che il vostro governo a Vienna non è mai riuscito a fare". Trascinati sul banco degli imputati, i politicanti del tempo giustamente accusati, invece di impegnarsi per contrastare sul piano propositivo le sue affermazioni, basate peraltro su dati storicamente incontrovertibili mai contestati nemmeno dai più facinorosi professori universitari di estrema sinistra, non condividendone l'operato decisero l'eliminazione del leader "politicamente scorretto". Ottennero le dimissioni di Haider che, mostrandosi responsabile, si fermò solo per amore del suo popolo.

Come pronta risposta, nel 1999, fu rieletto presidente della Carinzia, mentre nelle elezioni politiche dello stesso anno sfiorò addirittura il 30% dei voti. Nel 2000, l'arrivo al governo del FPÖ, scatenò una grave crisi: l'Unione europea isolò l'Austria a livello diplomatico, manco fosse stata la Repubblica Centrafricana del sanguinario Bokassa. Ebbe inizio un difficile periodo di collaborazione tra l'ÖVP e il FPÖ: tale accordo, seppur malvisto dall'Ue, resse fino al 2002. Haider ritirò la fiducia al governo del popolare Wolfang Schussel. A seguito della sconfitta del suo partito alle elezioni politiche del novembre 2002 (10,2 %) Haider, che nel frattempo aveva lasciato la presidenza del FPÖ, si ritirò dalla politica nazionale evitando all'Austria ulteriori ritorsioni dell'Ue. Pur avendo contro tutti gli Dei dell'Olimpo, nel marzo 2004, riuscì a ottenere il 42,5% dei voti in Carinzia, fecendosi rieleggere governatore della regione.

Haider – è questa la "Chiave di Salomone" che dimostra l'infondatezza assoluta delle accuse di antisemitismo, di razzismo e di xenofobia rivoltegli ad arte -, in contrasto con Heinz Christian Strache uscì dal FPÖ sostenendo che la sua linea politica si era ormai pericolosamente spostata su posizioni troppo estremiste. Il 4 aprile 2005, insieme ad altri membri del FPÖ, fondò il partito BZÖ diventandone l'indiscusso segretario: "E' un fenomeno nuovo, non ha nulla a che vedere con le nostalgie di cui i nostri avversari bocciati dagli elettori ci accusano", commentò. E ancora: "In nessun caso ci definirei un partito di estrema destra. Siamo piuttosto un movimento politico che dal '48/'49, con nomi magari diversi, siede in parlamento e occupa una posizione di centro destra".

Haider mantenne l'accordo di coalizione con il Partito Popolare. Questa linea politica portò a duri scontri con il FPÖ. Nelle elezioni federali del 2008 il BZÖ, nonostante i sondaggi sfavorevoli, ebbe comunque un discreto successo (10,7% dei voti, mentre il suo ex partito si attestò al 17,5%) riportando Haider sulla breccia, tanto da recitare una parte da protagonista nella fase dei negoziati per la formazione del nuovo governo. Fino a quella maledetta notte dell'11 ottobre 2008, quando un tremendo schianto mise fine alla sua brillante stella.

"La famiglia ringrazia per l'enorme testimonianza di affetto proveniente dall'Italia. Sappiamo che molte città stanno organizzando pullman per venire ai funerali. È un bellissimo segnale d'amore che testimonia ancora una volta come Jörg Haider abbia cercato di unire culture e popoli. Se volete rendergli degnamente omaggio, venite al funerale con gli stendardi delle vostre piccole patrie. Nel rispetto del nostro caro la famiglia non gradisce ostentazioni di simboli che non appartengono alla memoria di Jörg. Non vogliamo che il funerale sia strumentalizzato da estremisti di ideologie razziste. Non c'è spazio per saluti o inni nostalgici." La bandiera è stata idealmente raccolta.

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