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«Si può fare....»

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Trento, 15 febbraio 2020. – di Francesco Agnoli*

L'esperienza di Si può fare, Liberi civici trentini, nasce da un' esigenza avvertita da molte persone: costruire un contenitore diverso da quelli già esistenti.

Perché diverso? I motivi sono tanti, e affondano, per alcuni di noi, nell'incontro con Rodolfo Borga, compianto politico trentino che ripeteva spesso: "oggi destra e sinistra non esistono più, i termini della questione sono cambiati".

Sì, non siamo più nel Novecento, benchè la contrapposizione politica tra i due blocchi cerchi di farlo credere. Ogni giorno assistiamo a risse invereconde, in cui tornano sempre i medesimi schemi e i medesimi clichè: c'è sempre qualcuno che dà all'altro del "fascista", spesso con ben poca serietà, e qualcuno che tira in ballo avvenimenti che furono, per usarli strumentalmente.

Anche le giornate per la memoria, appena vissute, servono non tanto a ricordare davvero, ma per rinfacciare a Tizio i morti causati dalla "sua" fazione e a Caio quelli causati dai presunti antenati della parte avversa.

La strumentalizzazione della storia, volta al fine di delegittimare l'altro, è solo uno dei tanti esempi possibili di un dibattito politico costantemente avvelenato, caotico, rissoso, e fuori tempo. Che appare, a nostro avviso, anche eccessivamente personalizzato e sovradimensionato.

Ancora pochi decenni orsono vi erano le grandi ideologie, e uomini che le servivano, più o meno bene: oggi dominano leader solitari che fanno e disfano, circondati da corti spesso imbarazzanti e da delfini scoloriti, ma non meno onnivori (il caso di Angelino Alfano è, al riguardo, esemplare)
Assistiamo così all'ascesa imperiosa di personaggi come Matteo Renzi, che prendono il potere in un grande partito, lo trasformano in una sorta di proprietà privata, monopolizzano per alcuni anni il dibattito pubblico su se stessi, per poi sprofondare, non senza aver prima cercato di trascinare con sè i vecchi compagni e di accapparrarsi nel contempo più poltrone possibili.

Se la politica è l'arte del bene comune, se nasce da una desiderio di contribuire al bene della polis e non soltanto all'affermazione di una fazione o di una persona, allora è logico che ci sia chi fatica a stare negli schemi dominanti, e preferisce uscirne, tentando di proporre una visione alternativa.

Una visione che, nel nostro caso, non manca certo di radici, ma che nello stesso tempo vuole cercare di essere risposta concreta, senza promesse improbabili, ad alcune esigenze reali della gente e della città.

Si può fare è un'associazione ispirata da principi "non negoziabili" (il valore della persona umana, che Antonio Rosmini definiva "il diritto sussistente", quello della famiglia, l'autonomismo trentino...) che costituiscono il retroterra ideale di persone che sentono in questo momento, non senza un po' di timore e tremore, il dovere di esserci, per una città bellissima, con una grande tradizione storica, ma da tempo bloccata e "stanca".

*Segretario di Si può fare (nella foto)

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