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Forza Italia, storia di una crisi

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Trento, 17 ottobre 2020. - di Giannantonio Radice

Da quando esiste il Partito di Forza Italia (1994) il Comune di Trento ha sempre avuto, all'interno del suo Consiglio, uno o più suoi rappresentanti; agli inizi (seppur all'opposizione) erano cinque ma nelle successive legislature il numero è andato scemando fino all'azzeramento registrato nel presente Consiglio.

Quali le cause e gli eventi che hanno portato alla recente debacle? Quali gli argomenti da proporre per riconquistare la fiducia che gli elettori ora riservano alle altre formazioni?

E' necessario partire da lontano e dalle vicende che in prima battuta hanno investito il Partito a livello nazionale, in quanto, non lo si deve mai dimenticare, tutti gli eventi, siano essi positivi che negativi, provocano sempre un'onda le cui ripercussioni si riversano inevitabilmente sulle realtà Regionali, Provinciali e Comunali.

Il travolgente successo del 1994 di Silvio Berlusconi, artefice del blocco dell'ascesa della sinistra ormai certa e sicura della conquista del potere (ricordiamo tutta la baldanza e la fiduciosa certezza racchiuse nella espressione pronunciata da Achille Occhetto che definì la sua campagna elettorale "la gioiosa macchina da guerra") se da un lato conferì un entusiasmo e una euforia senza uguali dall'altro provocò negli sconfitti una contrapposizione e, purtroppo, un odio contro i vincitori e contro il suo Capo carismatico che non trova confronti anche se la "buona volontà" e il desiderio di ripercorrere vecchie strade e metodi non sono scemati. Da allora dunque, con sistematica e seriale applicazione, dalla sinistra e dai suoi fiancheggiatori sono state messe in campo e applicate tutte le azioni più sofisticate e machiavelliche per detronizzare Berlusconi e il suo partito. Il Cavaliere è riuscito a rintuzzare per anni e anni tutti gli attacchi con un dispendio di forze fisiche, psicologiche e finanziarie enormi fino al 2012 allorquando una sentenza ultimativa fondata su un reato che poi si è rivelato inesistente ma frutto di un infame complotto, lo ha condannato ad una pena che, come conseguenza, lo ha strappato dalla vita politica per oltre sette anni lasciando un partito che in lui si identificava e si esprimeva privo di un capo da seguire.

L'involuzione che ne è seguita è stata inevitabile anche perché figure del suo spessore e della sua personalità non ve ne erano e, colpevolmente, non erano state formate.

La nostra Regione e, per quanto ci riguarda da vicino, la nostra Provincia, ha visto Forza Italia coinvolta in questa lenta ma progressiva caduta, con l'ulteriore onere di dover rintuzzare non solo una gestione della "cosa pubblica" da trent'anni in mano alla sinistra, ma di difendersi su altri due fronti: quello rappresentato dai due alleati storici, Lega e Fratelli d'Italia, che raggiungendo numericamente importanti percentuali, hanno considerato Forza Italia solo un serbatoio al quale approvvigionarsi, trattando il Partito quale " figlio di un Dio minore", non attribuendogli quella dignità che le spettava ma anzi assumendo atteggiamenti e decisioni in maniera autonoma e prepotente, dimenticando di quale decisivo contributo le due compagini...alleate, hanno goduto nel loro sdoganamento politico. Il secondo fronte è stato forse il più doloroso perché ha visto l'abbandono per motivi, il più delle volte, non solo politici ma purtroppo anche di carattere personale, di punti di riferimento importanti, con negative conseguenze rese ancor più dannose da un'attività vendicativa, contraria e cinicamente diretta a favorire gli avversari.

Anche i superstiti, naturalmente non sono esenti da colpe sulle quali dovranno meditare, ma sicuramente le carenze organizzative da denunciare oltre ad una riorganizzazione interna inevitabile, dovranno basarsi sui principi fondanti di Forza Italia che pur ispirati alla più genuina e sana forma di liberalismo e di moderazione, si trovano, ma, sono certo, solo momentaneamente, inspiegabilmente superati dalle diverse interpretazioni estremiste degli altri partiti.

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