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Presidenza del consiglio provinciale: Paccher in missione “politicamente” difficile

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Trento, 9 marzo 2021. – di Carlo Martello

Grazie alla porta girevole delle poltrone, sembrava che i giochi fossero fatti; tuttavia la liquidità della situazione politica del consiglio provinciale potrebbe indurre, per necessità, a dovuti ripensamenti: un'ipotesi, questa, tutt'altro che remota.

La disavventura giudiziaria voluta, sul piano morale, dal presidente del consiglio provinciale per il licenziamento illegittimo (confermato anche in sede di appello) del suo segretario "particolare", di cui la responsabilità giuridico-amministrativa è tuttavia in capo all'ufficio di presidenza, che gestisce gli "affari" del consiglio provinciale, personale compreso, aveva ipotizzato che l'attuale presidente del consiglio regionale, prossimo alla fine del mandato per obbligo statutario (maggio 2021), potesse sostituirlo al vertice di Palazzo Trentini.

La contingenza, imprevista ma sicuramente favorevole a manovre di palazzo, dell'adesione del consigliere Claudio Cia (Agire) a FdI, aveva liberato la poltrona di assessore regionale, destinandola a Walter Kaswalder, risarcito per le "volontarie" dimissioni da presidente del consiglio provinciale.

In questo modo, il puzzle sembrava ricomposto. Paccher sostituisce Kaswalder che a sua volta sostituisce Cia. Un giro di valzer all'interno della maggioranza di centrodestra, dunque.

Nel frattempo, la defezione dal Partito autonomista del capogruppo ed ex presidente della Provincia Ugo Rossi, la cronica incapacità delle minoranze di sostituire il dimissionato ( 6 ottobre 2020) ex vicepresidente pieddino Olivi, il consigliere Alessia Ambrosi che abbandona la Lega per confluire in FdI, rendono ancora più fluido il clima politico.

Oltretutto, la maggioranza strutturale per l'elezione di presidente e vicepresidente del consiglio provinciale è di 24 votanti, cioè devono partecipare al voto (o presenti in aula) almeno 24 consiglieri. La maggioranza di centrodestra, non raggiungendo il quorum, deve necessariamente accordarsi con le minoranze, ma con quali? La logica porta a pensare che l'accordo dovrebbe essere raggiunto con il PD che dispone di 5 consiglieri. Sappiamo però che al suo interno ci sono varie anime. Tuttavia se il PD potrà influire sull'elezione del presidente, anche il centrodestra potrà influire sull'elezione del vicepresidente.

Se le minoranze sono divise, anche la maggioranza vive un crescente disagio in un clima di tensione. La nascita del gruppo consiliare del partito della Meloni, che alle elezioni provinciale del 2018 non aveva ottenuto alcun seggio, con la meschina percentuale dell'1,45% dei voti, ora ne ha due.

Sul piatto della bilancia: nuovi equilibri. FdI potrebbe rivendicare un ruolo e una visibilità maggiori, poiché tra i partiti di maggioranza, i "meloniani" sono gli unici fuori dalle "posizioni di potere", pur contando due consiglieri.

Dunque, muovere pedine per coprire caselle, sta diventando un gioco più difficile e più pericoloso di quello che, qualche tempo fa, si poteva pensare.

Al navigatore di piazza Dante s'impone, pertanto, la massima prudenza e il congelamento della situazione potrebbe essere la scelta più felice.

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