Mer12012021

Last update01:18:45

Back Politica Politica e Società Politica Locale Non è un problema di cresta, ma di numeri

Non è un problema di cresta, ma di numeri

  • PDF
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

Trento, 28 marzo 2021. – di Carlo Martello

La nascita "improvvisa" del gruppo consiliare in Provincia e in Regione di Fratelli d'Italia, solo dopo qualche settimana di gestazione, quando alle elezioni provinciali del 2018, il partito della Meloni aveva raccolto il misero 1,45% dei voti, non poteva che infastidire - per usare un eufemismo - il presidente Fugatti.

Fratelli d'Italia, seppure in crescita, basti pensare ai risultati conseguiti alle amministrative di fine estate dell'anno scorso, non vale ancora in Trentino 3 seggi.
Sa benissimo il presidente Fugatti che 3 voti sono importanti per restare in sella, d'altro canto il "risentimento" leghista è palpabile non tanto verso il partito della Meloni quanto verso i consiglieri transfughi che hanno dato vita, dal nulla, al suo gruppo consiliare.

Se l'operazione Ossanna in Regione, facilmente percorribile, perché la Lega governa con la SVP anche in Provincia di Bolzano, mentre il PATT, pur essendo "parente povero" del partito di raccolta del gruppo linguistico tedesco, non sembra in Trentino particolarmente efficace all'opposizione, per la frantumazione al suo interno.

La ridotta ostilità degli autonomisti nei confronti della Lega non giustifica, comunque, l'assegnazione di un premio come la presidenza del consiglio provinciale, sia per motivi politici sia per motivi istituzionali e regolamentari.

Si può giocare la presidenza del consiglio provinciale solo con le dimissioni volontarie di Walter Kaswalder che sembrano impossibili. Di sfiducia non si può parlare, altrimenti il risentimento dell'autonomista popolare provocherebbe ulteriori mal di pancia nel centrodestra, a cominciare dalla Lega.

Il presidente Fugatti non può dimenticare la copertura politica che gli ha dato Kaswalder, in chiave elettorale, nei confronti del PATT. Sa benissimo, infine, che l'uomo di Vigolo Vattaro non potrà essere sacrificato, anche perché l'elezione del nuovo presidente del consiglio, per motivi istituzionali e regolamentari, soggiace alla "dittatura" della maggioranza strutturale.

E poi la Demagri alla presidenza del consiglio provinciale provocherebbe l'allontanamento di Dallapiccola dall'ufficio di presidenza e quindi altro malcontento, senza dimenticare che la promozione di un autonomista del PATT al vertice del consiglio provinciale sarebbe uno schiaffo a Fratelli d'Italia difficilmente sopportabile, per l'atteggiamento ingiustificatamente polemico nella forma e nella sostanza nei confronti di Claudio Cia, allora assessore regionale.

In conclusione, il presidente Fugatti dovrà essere molto accorto. Il suo primario obiettivo sarà di consolidare la situazione odierna, altrimenti è possibile che la sua maggioranza cadrà in frantumi repentinamente come un castello di carte.

Non è un problema di cresta, ma di numeri

Chi è online

 189 visitatori e 1 utente online