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Provincializzazione Agenzie fiscali, una pistola con il colpo in canna nelle mani del politico

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Trento, 10 gennaio 2022. – di Claudio Cia*

Nelle scorse settimane i quotidiani locali hanno dato notizia circa l'invio al Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie da parte della Provincie autonome di Trento e Bolzano di una richiesta di avvio delle procedure per il rinnovo istruttorio volto all'approvazione di norme di attuazione dello Statuto speciale recanti la delega di funzioni statali in materia di Agenzia delle entrate e di funzioni amministrative di supporto alla magistratura tributaria.

La lettura dello schema di norme di attuazione inviata a Roma potrebbe rivelarsi deludente per gli amanti del federalismo fiscale, posto che esso prevede che la competenza legislativa nel settore del fisco rimarrà in capo allo Stato, mentre potranno essere trasferite alle due Provincie autonome – anche disgiuntamente – quelle relative al personale amministrativo, alla manutenzione e amministrazione degli edifici nonché la fornitura di attrezzature e servizi funzionali agli immobili stessi.

La domanda che sorge spontaneamente in qualunque persona di buon senso è quindi la seguente: qual è il motivo che spinge ardentemente da alcuni anni a questa parte (se ne parla già a partire dall'era Dellai) le due Provincie autonome a richiedere di poter esercitare competenze amministrative in questa materia?

La ragione ufficiale, quella esplicata dal Presidente altoatesino Kompatscher, è che "una priorità della Provincia è rendere le Agenzie fiscali del territorio moderne realtà per la fornitura di servizi, dove il contribuente sia al centro". Tale affermazione stride, se si va a vedere come è stata gestita negli anni la competenza amministrativa relativa al settore della giustizia. È da evidenziare come in questo ambito nessuno dei problemi endemici sia stato risolto e come invece, proprio in relazione ai contenuti della delega, ne siano sorti di nuovi che hanno finito per aggravare le condizioni dei lavoratori ingenerando contenziosi di non poco conto, con un riflesso negativo anche nei confronti dell'utenza. Lo schema di norme di attuazione sceglie invece deliberatamente – probabilmente per soddisfare gli appetiti della Volkspartei – di saltare a piedi pari l'ambito regionale (con buona pace della valorizzazione dell'Ente Regione) dove si sono sviluppate alcune esperienze interessanti come l'Agenzia per la Giustizia che proprio qui ha creato un punto di riferimento unico per i bisogni legati al funzionamento amministrativo di questo settore (modello che sarebbe stato sicuramente utile anche nel caso dell'Agenzie fiscali).

Secondo alcune malelingue, invece, il fine ultimo relativo alla compulsiva ricerca della competenza in materia di agenzie fiscali sarebbe da ricercarsi nell'illimitato potere garantito alla politica dalla possibilità di esercitare e condizionare l'azione di controllo e di presidio del territorio effettuato dal personale dell'Agenzia delle Entrate nei confronti di cittadini e imprenditori ritenuti scomodi, consegnando nei fatti al decisore politico una pistola con il colpo in canna. Possibilità che si estenderebbe, lasciando di fatto il contribuente senza scampo, anche alle Commissioni tributarie provinciali di primo e secondo grado, rendendo nei fatti inutile aprire un contenzioso tributario per vedere tutelata la propria posizione. A questo punto, l'unica speranza sarebbe quella di affidare la propria situazione al solo personale di magistratura delle sopracitate commissioni (che rimarrebbe comunque indipendente anche in caso di provincializzazione), con l'auspicio che esso voglia effettivamente approfondire in maniera autonoma la questione, senza subire ingerenze da parte altrui.

Non è poi da sottovalutare, alla luce delle numerose partecipazioni dell'Ente pubblico provinciale all'interno di molte società, il fatto che – tristemente, e per l'ennesima volta – controllore e controllato si troverebbero a giocare dalla stessa parte del campo.
Trattasi quindi in sostanza dell'ennesima competenza che non è in grado di portare ad alcun tornaconto tangibile per i nostri cittadini, gli imprenditori trentini nonché per i lavoratori del comparto, anzi.

Vero è che – a quanto pare – l'assunzione di queste competenze non dovrebbe gravare ulteriormente sulle casse delle Province, posto che gli oneri assunti dalle stesse per la gestione amministrativa delle agenzie fiscali verrebbero scomputati dal contributo che ogni anno siamo chiamati a versare allo Stato per concorrere al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica.

Altrettanto veritiero è tuttavia che questa prospettiva non invoglia certamente al "fare meglio dello Stato, utilizzando meno risorse", con buona pace dei principi degasperiani a fondamento della nostra Autonomia.
Ritengo quindi che – a partire da una rinnovata presa di conoscenza sul tema da parte della Comunità trentina – debba partire una seria riflessione sulla provincializzazione delle agenzie fiscali e sui motivi per cui, già nel 2015, lo schema di legge delega in materia fu bocciato.

*consigliere provinciale-regionale

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