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Provincializzazione Agenzie Fiscali; si scardina il Fisco e non si migliora il servizio

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Trento, 31 maggio 2022. - di Claudio Cia*

Stimato Direttore, recentemente, con l'attenzione mondiale rivolta all'emergenza Covid-19 e alla crisi ucraina e con i trentini alle prese con il concerto di Vasco Rossi, la Commissione dei dodici è tornata ad occuparsi della norma di attuazione relativa alla provincializzazione delle Agenzie Fiscali.

Rispetto allo schema sottoposto all'attenzione dei Commissari negli scorsi mesi, sono cambiate alcune funzioni oggetto di delega. È dunque previsto il trasferimento alle Province autonome di Trento e Bolzano, anche in forma disgiunta, delle seguenti materie: l'organizzazione amministrativa, la gestione giuridica ed economica, la formazione e l'aggiornamento periodico del personale amministrativo (mentre quello dirigenziale resterà contrattualizzato dallo Stato), compreso quello delle Commissioni tributarie di primo e secondo grado; la messa a disposizione, la manutenzione ordinaria e straordinaria e la gestione degli immobili destinati a sedi delle strutture periferiche, la fornitura delle attrezzature, dei servizi funzionali agli immobili e degli arredi necessari al funzionamento delle strutture periferiche.

Trattasi, nella sostanza, di dodici sedi in tutto il Trentino – Alto Adige: otto in Provincia di Trento e quattro in quella di Bolzano. E cinquecento dipendenti trecento in Trentino, duecento in Alto Adige.

Il nuovo schema di norma di attuazione, probabilmente sviluppato a seguito delle audizioni dei Sindacati e dell'attuale direttore dell'Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, cambia rotta rispetto alla versione iniziale, tentando un approccio votato alla moral suasion, nell'ottica di solleticare gli appetiti dei dipendenti tramite una serie di garanzie e strizzando l'occhio anche agli utenti con promesse di attenzione alle periferie, ma fallisce nei suoi propositi se si considera che dall'eventuale provincializzazione delle Agenzie Fiscali non ci sarà alcun vantaggio concreto né per i nostri cittadini, né per gli imprenditori e sicuramente neanche per i dipendenti del comparto.

Eh sì, perché se sulla carta l'assunzione di queste competenze non dovrebbe gravare ulteriormente sulle casse delle Province (posto che gli oneri assunti dalle stesse per la gestione amministrativa delle Agenzie fiscali verrebbero scomputati dal contributo che ogni anno siamo chiamati a versare allo Stato per concorrere al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica), è altrettanto vero che la competenza legislativa nel settore del fisco rimarrà in capo allo Stato e che i dipendenti – che hanno già potuto ammirare la scarsa efficienza locale nell'ambito della gestione del settore della giustizia – sono certi che i problemi endemici (carenza di personale, difficoltà nel migliorare i servizi ai cittadini ecc.) non potranno essere risolti con uno schiocco delle dita.

È poi di tutta evidenza che, nell'ottica di provare a silenziare le voci critiche attraverso la distribuzione di benefit per poter finalmente soddisfare gli appetiti politici derivanti dall'illimitato potere garantito dalla possibilità di esercitare e condizionare l'azione di controllo e di presidio del territorio effettuato dal personale dell'Agenzia delle Entrate nei confronti di cittadini e imprenditori ritenuti scomodi, le due Province abbiano commesso alcuni errori clamorosi.

Eh sì, perché oltre a far entrare i dipendenti nel sistema di mobilità provinciale (assicurando comunque la partecipazione anche a quello statale) e a salvaguardare lo stato giuridico e il trattamento economico di cui beneficiavano prima del trasferimento delle competenze, verrà altresì garantita la continuazione della partecipazione al fondo di previdenza per il personale del Ministero delle Finanze (il quale assicura anche un'ottima scontistica in diversi ambiti), con buona pace dei fondi a partecipazione pubblica operanti in Regione, sempre alla ricerca di nuovi aderenti per garantire una maggiore solidità.

Sorge poi naturale chiedersi come potranno efficientare e migliorare i servizi dei dirigenti statali, fornendo direttive a dipendenti provinciali. Una vera e propria barzelletta, che però fa ridere solamente chi riesce a bersi la possibilità di realizzare "anche in via sperimentale, una rete territoriale di sportelli decentrati delle strutture periferiche al fine di potenziare in modo diffuso le funzioni di assistenza e informazione ai contribuenti e agli utenti". Risulta chiaro a tutti che non sia possibile, smembrare un'organizzazione di questo tipo riuscendo nel contempo a migliorare i servizi ai cittadini.

Insomma, Trento e Bolzano stanno puntando all'ennesima competenza (dopo quella relativa al Parco Nazionale dello Stelvio e quella della magistratura) che condurrà la nostra Autonomia verso un nuovo centralismo, con il baricentro che da Roma si sposta nei due capoluoghi di Provincia: Trento e Bolzano. Una domanda sorge spontanea: ma visto che lo Stato pare ansioso di trasferire competenze a parità di costi, forse non sarebbe stato meglio decentrare un'altra funzione?

*Presidente del Gruppo Consiliare Fratelli d'Italia

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